lunedì

POESIE 2 - 2019

AVVISO
"Echi Poema in Progress sospende la pubblicazione delle poesie fino a settembre.
Si invita pertanto quanti hanno contribuito fino ad oggi alla crescita del Multipoema di astenersi da ulteriori invii. Grazie a tutti .
I curatori

E lasciar perdere il sogno di diventare qualcuno,
anche perché poi, qualcuno chi?
Potremmo restare a guardare fiumi che ingrossano
e l'acqua che spazza le case,
e le lacrime che ci spazzano il volto
fino al prossimo sole, fino al prossimo fiume.
Potremmo lasciarci così
in balia del vento di Scirocco
che non ci fa arrivare al mare mai
E. A.
E come possiamo
concordare affari col futuro?
Risparmiando audaci
pagine sconosciute
storie personali
fumo avvolto
speranze racchiuse in gusci d'uovo
dove non cresce mai
il germe impaziente della vita?
St. D.
Ancora qualche luna 
colma
e poi,
ci troveremo
con la mano a ventaglio
a spargere semi
tra le sudate rughe della terra,
senza troppo pretendere,
fiduciosi 
L. A.
Ancora qualche abbaglio
<retrogusto amaro>
fatidico… “sbaglio”?
no! Solo lune a perdifiato
incipriare un cielo, pavido e innocente
ma innocenza non c’è, solo: lavoro duro
tra carte e terra, aspettando fiduciosi
altra semina… altra,
altra raccolta
M. C.
Continuerò testardo
a cercarti oltre le nubi torve
dove ancora insiste il sole.
La nebbia: un velo che ci disseta.
Ti incontrerò, Amore ti incontrerò.
Parleremo di Amore, di alberi da piantare.
Niente ci farà più paura, ci sarà tanta gente
che si fermerà a danzare con noi.
Niente potrà farci più paura
AM. B.
E il sole insiste dove esisti tu
e continuo testardo,< io >fianco/fianco a te
a rammendare il tuo cuore mendico
e solo, nella ricerca di amore impossibili
perché perfetti. Nella perfezione
provrai e troverai il tuo amore+
io <al bivio> prenderò la mia strada, certo di averti
condotto alla meta, ovvero al
viaggio infinito della vita
M. C.
Una vita di sguardi lontani, persi nel mare
dove la gente approssimando cerca la sua storia,
in un vento maestrale che riporta la voce lontana
persa nel quadro delle idee,
dai colori tenui ingarbugliati 
finiti nell'onda della conformità,
nella tenerezza di una carezza
nella follia di un volo incerto
acrobati senza filo in questo mare senza senso 
U. DN.
A volte le porte delle città
dicono di passaggi, di conflitti,
dei molti passi accompagnati
o delle dolorose solitudini;
erano un tempo
punto di contatto o di chiusura,
ora guardano indifferenti
questa affannata civiltà,
al passo e alla storia inutili
A. C.
a volte ponti e porti
assomigliano alle porte, oltrepassandole
segno di civiltà, quando civiltà c’è
sull’approdo e passaggio
<molti accompagnati>
<o dolorose solitudini> un tempo
amaro che non tornerà
e noi: cerniere o bottoni di  un cappotto
appresso sempre_ e sempre-mai lo stesso
M. C.
ora che tutto ti è stato detto
novo intatto sentier segnami, (Manzoni)
o Musa” – tu che qui già mi hai
di carta aperto giorni pieni
di ombra senza più quel nome –:
donami ora in verbo reale 
lungo la finale via albale
a beltà di cielo con voce di mare
il fulgore di salda terra d’amore
G. N.
ora che nulla mi è chiaro
tu che divelto mi hai il cuore
e chiedi tra echi <beltà di cielo
con voce di mare> io vengo a darti
amaro male. vorrei lasciarti un
dono
e te<mio messaggero> lasciarlo
al mio sposo: sparire _io inabissata
io nel nulla sparita
M. C.
Parole palline
rimbalzano oltre la rete
di vite stroncate.
Dove sentii
l'ultima volta
la loro voce stonare?
Mi ricordo ancora
quello che fummo
mai cosa siamo, né cosa saremo
St. D.
A me, sinceramente,
nessuno ha detto niente.
Sono arrivato ora.
Qui, se non ti dai da fare
e non usi un po' di fantasia,
non esci da 'sto groviglio di rovi e ortiche...
Se hai urgenza e non tieni fogli di carta,
puoi sempre usare i pampini
o le foglie del romice, qui carnose e abbondanti
G. Fr.
Ineluttabile
stilla il tempo
goccia a goccia
e scava
la pietra dei ricordi,
e l'eco ritorna
dei tuoi giusti passi
a indicarmi la via
verso il sole nascente
E. Z.
Inesplicabile il nesso
ma aggiustato qui _quanto basta
per con-dividere un lauto pranzo
alle soglie del sole nascente
quando io 
_muoio
e tu_ imperscrutabile,
ma eterno 
rinasci
M.C.
La vita, un calendario;
                       giorni neri,
                     rossi i dì di festa;
                     non c'è un principio,
                              non c'è una fine:   
                                 una giostra,
                            una roulette:
                      siamo palline
      gettate tra i numeri
F. Z.
Screziato
tempo rapido e rapace
stilla rapide voci
<goccia a goccia>
ed io raccolgo
pietre e ricordi
e un’eco che non ritorna_
segno… qualcosa non va
indica una direzione, un’andata senza ritorno
M. C.
"Siamo le api dell'invisibile", (Rilke)
le talpe del visibile, gli strumenti del risibile,
siamo appena un ponte sospeso
tra realtà e apparente futuro.
L'animo di fronte al mistero
si esalta o si perde del tutto.
Il 29 dicembre, né suicida né sifilitico,
Rainer di malattia leucemica muore
e di dolorosa febbre intestinale
A. C.
“api dell’invisibile” che rendono
visibile il mistero di un ponte
sospeso <tra realtà e apparente futuro>
ove spazio per la speranza c’è  e non c’è
né certezza per quello stato apparente
che accompagna il poeta
che <né suicida né sifilitico> muore: non ineluttabile
certezza del Male Oscuro ma semplice e amara
^suscettibilità^ della vita
M. C.
Successe
   quando
      mi accorsi
         che la notte insonne
             mi aveva abbandonato,
               ed era scesa
                  giù in cantina
                      per lasciare posto a una aurora
                         che odorava di mentuccia
F. Z.
<Successe  quando mi accorsi> che -piena notte-
ero ancora sveglio
abbandonato ^io^ dal mio destino
e al mio destino
e nessuna <aurora> nessun <odore di mentuccia>
ma un dolore acuto
compagno di viaggio
nell’inesausta notte+
io -pur sveglio- succube di eterni incubi
M. C.
Da quando è mondo
< la paura >
che tutto quanto
possa dissolversi
e disperdersi,
ha indotto
qualsiasi essere 
di Ordine e Specie
a generare nuova vita
AM. B.
Dove non so ancora,
non son certo,
ma, deve esistere,
lo sento:
esiste di certo un luogo
dove finalmente
potrà placarsi
del mio ego
il tormento
F. Z.
A granelli, a puntate, a convalli
è il film che vi narro,
in fotogrammi di nude colline
e di boschi che mandano odori
(se l'odore dei boschi non è mungitura
ma limo) o di prominenze che, nominate,
chiamano diversamente a seconda delle latitudini
e che hanno i tratti congiunti
dell'eros e dell'edo
A. C.
A spizzichi di carta, a gocce
di cielo riarso <in fotogrammi> 
è di te, mio Dio, che racconto!
non a pezzi, ma intero 
a me ritorni. 
Lesino tempo battuto male 
su una tastiera: giammai risponde 
a tema E cade# immensamente 
nell’eros e nell’Ade
M.C.
Comincia dal fondo
di quel solco tanto fondo,
dove l'acqua non scorre più come un tempo,
e sale, sale la notte 
come flusso di marea,
sale, allaga intorno:
sommerge prati, siepi, alberi e più in là le colline:
arriva al cielo dove apre un sipario
a mostrar le stelle
G. FR.
comincia e comincia e basta
perché è già dono svelare-svelarsi
antico ricordo <di quel solco
tanto fondo>. poi l’augurio:
arrivare nei differiti
 ^istante e tempo^
ché non sono lo stesso ma
doni inesausti e diversi
ove approdare <a mostrare le stelle>
M. C.
E il pianto,
che da solo
assale
sempre + ripide scale
<spesso annega> nel
cuore di te, ma poi
piano (e di nascosto)
torni inesausto, con cucito sul viso
il riso
M. C.
Dalla riva inospitale
guardiamo l'orizzonte
attendendo la nave
che comanderò per te,
fino a  incontrare l'amore
che non sarà divino,
ma terrai segreto
e andrà difeso
dal Maestrale della Vita
B. G.
La linea di confine
è un solco
dove confluiscono acque
che rifiutano la memoria
e non vogliono sentire;
un solco in cui l'eco facilmente inciampa
e si espande distorta
e si aspetta la sera dove il buio confonde
e avvalora un'alibi bugiarda
F. Z.
"La farfalla che vive un solo giorno
è già vissuta per l'eternità". (Eliot)
Pure Eliot è cascato
nel comun luogo che vede farfalle
vivere tanto poco:
la Vanessa, per esempio, vive a lungo
e ad autunno inoltrato sceglie il letargo
incollando le zampette a vecchie travi
o su cappe di camini dismessi
P. R.
e gialla fuliggine tutto sfocava
e lì tutto quanto nel frùscio inseguiva
fumigando nell’aria l’intera vita
sul campo tutta spezzata
a righi di sterpi e stelle
con vanga di falce colma
di morte giacque la notte.
E giù l’acquata si appoggiò 
calpestando tutto quanto e
G. N.
e come nacqui
tacqui
per poi disseminare
sillabe amare
e luci-nidi-passi inesausti.
spesso e adesso
fingo mute paresi del cuore
per accarezzare
silenzi che solo Tu sai dare
M. C.
Rilke, Eliot, Bukowski,
tutta gente andata, andata:
lasciamoli al loro passato,
a ciò che è stato,
guardiamo a noi 
è utile e doveroso farlo;
interroghiamoci su cosa fare sul serio,
perché, qui si tratta di agire in fretta:
la terra impreca, non può più aspettare
C. S.
Noi, parole tramandate da antiche memorie.
Pianeti bipolari, transizione di anime 
sciolte da corpi immobili, addormentati.
Esseri pendolari in continua evoluzione. 
Noi, sussurri trasportati da una eco,
dal vociare del vento, dal mutare del tempo.
Assurda resistenza?
No!, ardente è il desiderio di immortalità;
siamo Vita ora e lo saremo ancora nell'infinito cielo
G. Z. 
Tasselli d'un mosaico unico, quadro senza fine.
Persone che cambiano e si trasformano nell'oltre
perché coscienze esistite
referenti di echi del passato,
trasmettitrici di echi per il futuro.
Quegli echi noi udiamo perché i nostri corpi,
le nostre anime, sono ad essi debitrici dell'oggi.
Si vive per essi e con essi e quando si va oltre,
li lasciamo in dono per un futuro più ricco
A. P.3
Ti penserò
nel voler essere in questa luce
dove i nostri contrasti
si fondono
per ritornare 
usandoci come nudi corpi,
abiti reali cuciti su un principio,
sfaldati in un finale,
in fondo... ti penserò
U. DN.
Pupazzi,
bamboline,
burattini insomma,
tutti appesi
a sottilissimi fili;
maschere
a volte allegre,
a volte meno allegre
in cerca di un carnevale
F. Z.
"Ma questa marionetta ormai defunta
a me piaceva assai ". (Eliot)
A me qualcuno ha rubato
la bambolina più graziosa;
oppure
le ha soltanto tagliato i fili
e lei è caduta
nell'orrido
in quel di Botri
C. S.
C'è una nota nell'aria,
sembra volermi dire solo prendimi;
anche se sono triste
e guardo al cielo di tutti
alle case dei padroni, alle luci colorate;
canto solo il desiderio
di questa mente libera,
vivace, fugace come la mano
che saluta e si libera di me
U. DN.
Stringo la maniglia
titubante in un istante
che mi scioglie.
Apro ad un falco eretico
e al famigliare suo dondolio
e afferro ciò che vedo
e domino ciò che sono.
Narrante vendemmio
una pigna di mugo
Fe. S.
Annodata,
inondo e incontro il sentimento.
Seduta sul riflesso dei tuoi strati,
aspetto e sento,
mi sporgo e attendo.
Il tuo arrivare è lento;
nel bene mi trattengo,
mi dilungo,
mi distendo
V. V.
740 Le miroir,
che mostra
di me
ogni segmento,
non sa
riflettere
il brusio
monotono e continuo
che sta dentro la mia testa
C. S.
Foglie d’autunno
i miei giorni,
giardini segreti
mai esplorati
rimpiango,
lacrime di sale
nel mare di luna.
L’attesa è nel vento
dell’ultima estate
A. Fi.
Aprile arrivato da poco,
in mezzo a un campo di grano
stava un ragazzino,
tra le mani un gomitolo, 
alto nel cielo terso,
un aquilone verde e giallo.
Scornava l'aquilone puntando a destra e a manca:
voleva liberarsi, spezzare quel filo, andare via,
andare via, dove l'avesse portato il vento
F. Z.
I cerimonieri di morte, i preti,
quelli che benedicono i soldati
che vanno a morire, e i missili,
i cannoni e le bombe, 
e quelli che benedicono le bare
di chi ha ucciso prima di morire
rifiuteranno un giorno la mesta
messinscena per limitarsi a pregare
per i vivi, a invocare la vita?
A. C. 
sul fine bordo a orrido confine
c’è un grasso ventre che procede
vomitando lebbra verde e giallo
fiele che il greggiare lì nutrono:
del grande volgo caglio e volgare
che a ventrale lingua tutto beve
nel pantano del sociale inganno
e senza pieta di mano affonda
a nero fondo l’essenza umana
G. N.
Notte temeraria: cercando nell'abisso della vita
il mare in tempesta mi inghiotte.
Solitaria creatura avvilita nel cuore,
senza conforto tangibile, smarrita,
abbandonata alle lacrime, sovrana esitazione;
astuta maestra di vita, bagaglio
da ponderare a tutte le ore.
La salita è qui di fronte:
non c'è altra via d'uscita
ANONIMO
Come fungo ambulante
vago
tra sentieri anfratti
e dimore di paglia:
assorbo
ciò che più è tossico:
divento dispettoso,
irascibile,
maleducato e insolente
F. Z.
S'è fatto sentire il mio inconscio, stanotte:
ho avuto un figlio, piccolo, bello, roseo, perfetto.
L'ho messo dentro un cesto,
l'ho coperto con un misero straccetto,
l'ho portato nella stanza delle pitture;
sono tornata in cucina a chiacchierare con amiche;
nessuna empatia verso quella creatura,
poi ho capito: non era frutto del mio corpo,
era la mia arte che da un po' tratto con distacco
AM. Z.
Quando misura delle cose era il baratto
e una pecora valeva cento uova
l'equivalenza rendeva cosa a cosa.
Ora il danaro non è dove si posa,
verte su di sé come oggetto
la misura che non ha comparazioni
e chi il gioco conosce lo conduce
a spese di chi il gioco lo subisce:
e il lavoro è oramai minima cosa
A. C.
Ora esci,
allontanati
da questi muri,
esci,
respira aria nuova,
ossigena la mente,
ricordati:
ogni volta che vai
porta con te la tua ombra 
C. S.
E chi torna,
sosta un poco,
                      riparte;
e chi torna,
                 si ferma..., decide di restare:
vuole piantare alberi.
C'è chi gli alberi li taglia,
qualcuno se ne va:
non sopporta veder tagliare gli alberi
P. R. 
Nella sera
il meriggio discende
al calare del giorno
nella falce di luna
che appare
dentro l’anima
la temperie
di ieri
si spegne 
A. Fi. 
FLANEUSE (col cappello sulla "A"),
ho camminato rioni
vicoli di città,
ho disegnato strade,
portici e comignoli.
Imbalsamando tramonti,
ho allontanato nuvole
da tanti tetti,
tetti tutti da rifare... io flâneuse 
E. Z. 
Brucia la Nostra Signora,
qualche minuto,
la cosa fa il giro del globo.
Molti pregano, tanti piangono.
GAZA brucia
per le bombe israeliane...
avellico silenzio:
la cosa interessa a pochi,
qualcuno piange 
F. Z.
Nuda di carne si risveglia ancora
su ferma aria di veleni e sudore
su straniera terra che mai divora
a sole e nebbie sepolte macerie:
stanche memorie per ferme parole – 
che su derive la mano sommuove
in ora calda a mute ombre di carne
dove nuda fra le scorie si spande
la primavera con il verde sangue
G. N.
L'uomo che alza gli occhi al cielo
per un canto, per una preghiera,
ha nell'animo acceso il calmo volo
del falco che esplora dell'orizzonte
il vasto dell'umano e del divino,
il prato, il sole, il vento,
anche la preda e il suo destino,
ha sguardo di Arcangelo
e cuore felice di fanciullo
A. C.

POESIE 1 - 2014/2018

Sono specchi ed echi, sono labirinti
di parole, forme concluse ed ombre,
scritture a margine e infiniti
intrecci, di segno in segno,
attraversamenti, o di sogno in segno;
mostrano il passaggio degli sconosciuti,
i transiti delle muse, poemi provvisori,
inconclusi, unici o replicanti,
percorsi dell'acqua e del fuoco
A. C.
Sondo <specchi ed echi>, sondo labili
vuoti, silenzi informi e inconcludenti
clausure, o  generose scritture a margine
di veglie i n f i n i t e   ove mi scopro
<intreccio>  (anch’io) <<di sogno in segno>>
attraverso vie/SPERO!-ora-oro/--
- orizzontali; traghettare parole d’altri ed Alti
<poemi provvisori> e il mio viaggio  pronto:
 consumare la fretta… farmi fo-
-glio e lambire sponde di esitanti ed esili muse
M. C.
Verso il bianco crociato lungo muro
con di lato la rana che gracida e
dalla verdastra brodaglia ridesta
la nera morfea lyra di morte
cancellate per questa selva oscura
di ombre assonnate nelle mute icone
delle lapidarie scritte sbiadite
con sfatte piante davanti gemono
tortorelle e giovani gallinelle
G. N.
Eco, l'inseguitrice, anch'ella fugge:
       il suo specchio è spezzato in fondo all'ago.
       E ripete e ripete, anch'ella stringe
       l'Oggetto assente virtuale,
       anch'ella vuole posseder l'Amato.
Le Cicale fan coro al suo passaggio:
       eco non scrive, e neppur ella vive,
       pura Potenza che poi l'Atto finge,
       del tutto ignara del bene e del male
G. F.
Forse è proprio lì,
in una soglia,
poco oltre la lanterna,
il Limite,
tra povertà e ricchezza,
tra il male ed il bene,
tra l'odio e l'amore
tra il dì e la notte,
tu sacro, io profano
F. Z.
E tra te e me
lo scarto è minimo
minimo lo spazio  per un abbaglio
quando
-acrobatico salto-
io sondo il baratro
tu, l’instancabile cielo:
alto ti fa ai miei
occhi e teneramente angelo
M. C.
E chi se non Linneo nel frigido rigore di Uppsala
si adoperò ad applicare la tassonomia sistematica
affermando "Nomina si nescis, perit et cognitio rerum"
e catalogando ogni essere risalì dalla specie al genere
dal genere alla famiglia dalla famiglia all'ordine
dall'ordine alla classe dalla classe al phylum
consegnando ogni vita al suo specifico regno
eppure continua a sfuggirgli Anima
che appartiene ad occulta e remota gerarchia
L. G. 
E, no, non ancora domani forse
con l’ombra che sale sul muro
intrecci di convolvolo
o more protette da spine
ma piccole, oblique
che non fanno poi male
basta solo un po’ di attenzione
e la gonna di Jane, fiore d’ibisco
aperto
L. C.
Inventa un'Ombra.
plasmala fino a che ti assomiglia,
appendila dappertutto;
sulle pareti di casa,
sui muri delle piazze,
sui pali del telegrafo,
lungo aspri sentieri di bosco,
risparmia solo i gelidi marmi poiché là
echeggiano da sempre Ombre più serie
C. S.
Strane ombre oltre il solco
stanno allineate
sagome scomposte
sul limitare della sera
sono vigne che, Maritate,
       ora a dolci pioppi
       ora a nodosi aceri,
si avvinghiano a fusti e rami
      come morbose Amanti
F. Z.
dopo il banchettare fatto e poi qui scritto
per ostriche eretiche e sante perle da…
da infilare nelle fonde belle gerle?
sì! sono quelle che serena sirena
novella di pene in palme sue accolse
colme come in un lievitare di carni
di maddalene con labbri sempre proni
che a convivi di grembo al deserto andando 
mi han detto: “che sol per cancellare scrivi” (Dante)
G. N.
Cantano i poeti canti d'amore e morte,
esaltano gli eroi e non soffrono d'afasia,
davanti a chi li sfama abbassano la fronte
e quando non si piegano hanno ben triste sorte.
E il contadino, con il peso sulle spalle,
costruisce case di paglia ai figli e castelli
al suo padrone senza un urlo o un pianto.
Una doppia schiavitù vince le spose
e i maschi inventano duelli, innalzano pagode
A. C.
Sale dal basso il rumore delle scale:
in salita le fanno i poeti, in discesa i contadini.
I poeti alterano minuscole fenditure del cuore
amore e morte toccano anche a loro
per quanto le cantino e per quanto gli eroi
esaltino. Il contadino è ben più fortunato
perché sfamato dall’oro della sua terra
non come il poeta che canta
vive e muore nella solitudine della sudata carta
M. C.
E Chi ascolta
le parole che si allontanano,
gli agrodolci suoni
all'inane ricerca di Narciso,
folle amante dello specchio che traspare,
amore perfetto che sussiste,
ma non esiste mentre invece insiste
nell'impossibile vedere?
E Chi attende l'abbraccio mortale?
G. F. 
E fu quell'eco lesto ad imbrigliare
la voglia il foglio steso le luci
le danze  e tutto il bianco
tutto  bianco negli occhi
dei bimbi strambo il sogno
di cento anni e ancora
ancora miele Anime sul tetto
manciate d’erba verde
Shakespeare e Pirandello lì a palleggiare
A. L.
Il vascello del Ricordo è già affondato 
              e la Memoria
              vola lontana come un’eco
              nel rimbalzo del cuore
              che ripete la Storia… Ecco
              già l’Eterno Ritorno
              (ecco l’eco del giorno)
in quest’età di ricchissima penuria.
E lo Specchio non è più spezzato
G. F.
Non sono echi,
nemmeno specchi;
non sono labirinti:
sono ombre
senza un nome;
ombre
in un perpetuo
adunarsi/dissolversi,
meraviglia/paura.
E. Z.
Chi è veh che chioccia sul caro carro degli Achei?
Ecco Creso dal calcagno corto,
così si compiono le scritture.
Carpii secreti di cavalli erranti
colpii rintocchi di campane stanche,
tutto si tesse ad esse adorno,
E Chi non torna resta sul campo steso,
mentre accudite mani accolgono i lor accoliti
che dalla guerra erranti riposano come vEcCHI
A. P. 2
         Non sono arrivati i marziani.
Eppure sapevo
         che questo silenzio fatale
         mi avrebbe lasciato
         dal tiepido cielo
         un'eco, un rimbalzo del cuore in attesa.
Così sarà il nostro natale:
         dal tuo ventre schiavo
         l'eco si librerà sulle mie mani.
G. F. 
Parlo di te amica
di cui coltivo l'eco
nella dissolvenza dell'Io
sei campo arato
frumento alla falce
chicco dormiente
in terra che si apre
mnestico inciampo
pietra che riluce sul cammino
L. G.
Nel paese delle farfalle
c'è Caterina, la farfallina blu.
Vola felice nei prati in fiore,
succhia il nettare un po' qua,
un po' là, serena, dall'Alba al Tramonto,
poi, alla fine della sua primavera,
in un battito d'ali si dissolve,
lasciando in una leggiadra eco,
il ricordo della sua bellezza
AM. B.
Non credere d'essere un'illusione:
sei nato da un minuscolo connubio
di inafferrabili geni e l'elica
di molte generazioni
in poche basi ha compiuto la sintesi
di millenni e di caratteri
e nei solchi hai una sapienza innata
che spesso rimane
inascoltata
G. S.
Non ti voglio genere né specie né ordine né philum né altro
voglio solo sentirti ripetere che sei e l’altro tu
che mi ritorna indietro  libero
dalla polvere, anche se lo sei e ritornerai
nella polvere,  ma ora che vivi non importa:
la tua famiglia è sempre la stessa ed è la terra
che ti chiama al mattino fino a sera.
           Rispondi ti prego  non credere che basti
           percorrere le tue vie e dirti specie
G. S.
Eco notturna dei passi
          crepitio delle foglie secche
          nel vecchio petto dell'amato
ma il cielo è uno specchio scuro
           che riflette i pensieri di Narciso:
           baluginio di stelle, misteriosa gioia.
Raggiungerle? Un tuffo 
           del cuore verso l'alto.
           Notturno Icaro, non bruceranno le tue ali
G. F.
Brucia l'Ellade fin sotto al Partenone,
mentre Pallade Atena ha traslocato altrove;
brucia Hollywood e la California intera
e tutto sembra un set, se non c'è Nerone;
il continente australe è tutto un fuoco
e l'uomo si trastulla a spegnere quei fuochi
con qualche lancio d'acqua o schiuma
dai canadair rombanti, mentre la terra
è l'ultimo Titanic che non vede l'iceberg
A. C.
Indossiamo il mondo
abito in affitto
al Carnevale delle vanità
poi lo restituiamo
al Gran Guardarobiere
andando blanduli a bere
alla sorgente di Oblio
echi labili d'un canto
di fatua fiamma sottile
L. G.
Gira e rigira la ruota
farina di altri sacchi
coperchi che il diavolo
non sa
eppure umane cose
su pellicola impresse
da altri mondi altro andare
sul far della sera
di spalle
L. C.
Un altro solstizio trascorre
fra cose del giorno
e notturne parole
intraviste
si inarca
iridata la carpa
e ricade
poi tutto si stende
e scolora
L. C. 
      Nel caldo d'ombra
si spezza la mattina
al quasi folle lampeggiare
di lamenti franati
da un calendario zeppo
      quel che ci compete
è un ambito irrisorio
di tracce chiuse
in cromosomi labili
G. C.
Via dunque dal labirinto
              della città murata che non vive,
              della dotta città che non accoglie
              il corpo del viandante forestiero.
Via dunque nel pensiero
              delle stelle sorelle
              e della luna moglie.
              Via nell'eco dei passi di chi viene
              non d'alloro ma di canapa cinto
G. F.
Abbiamo eterni inganni sottobraccio
fondi di memorie, cartelle
di cuori;
             e anche l'amore amato,
che cerca il grido dell'ultimo
falco pescatore o
di una strologa; e che sia nuovamente
figlia della spuma del mare, demone
                        e con poche lune in tasca
M. Sc. 
GIOVE.
E' questo tra tutti
il pianeta che mi piace di più,
il posto dove mi piacerebbe abitare;
Non so, sarà forse il nome,
insomma lo immagino calmo,
un po' pacioccone...
E poi, tra le sue nove lune puoi scegliere...
Una maniera per... evadere
A. G.
E sulla pelle straniere di luce
sono false lune in falso rosa
spuntano fra fondi riflessi 
di vita lo sguardo muto
come paglia infiamma stinta
memoria nello specchio porta
d’inganni voce e di nome un peso
di anni pesanti a pelle di spalle
addossa ardenti panni
G. N. 
Oltre l'etere visioni frammentate affiorano
sulla superficie luminosa degli smartphones
e chi in consunzione d'amore
s'addentrava lungo la via sacra degli ebbri
ora è stretto nelle spire di Okeanos
rosse spire di sangue transeunte
popoli in perpetua transumanza 
che verso l'alba iniziarono lentamente
ad appassire - FADING LIKE A FLOWER-
L. G. 
-PULL DOWN THY VANITY-
acrobata monco si agita
nel circo vuoto
nessun plauso risarcirà
quel che gli manca
il fiore ignora il telos
del suo divenire
ma risplende nel campo
prima di dissolversi
L. G. 
Nel cupo azzurro invece
       - nell'oceano che immenso sovrasta
       le nostre piccole teste -
       una luce celeste:
       è il riflesso di un'onda,
       un guizzo di fiamma, una bionda
       criniera che adesso riveste
       la voce che impasta
       il tempo che corre veloce
G. F.
Sedili di pietra per nuvolosi
raggi,
accordi acquei
sui monocromi
da chiaroscuro incisi
e profili di porte
erose nei segni
di paralleli tempi
o inganni
G. B.
Sto sola sulla sabbia,
un'eco mi giunge dal mare, e allora,
non posso non pensare
il Dolore di chi non è approdato
a queste sponde.
E' bassa la marea,
deboli e lente le onde,
leggera la brezza che mi sfiora
come una umana carezza
AM. B.
Non riverbero ma chiara eco
       i due specchi, adesso,
si riflettono a tono
a cercar l'essere Infinito.
       un bianco foglio,
       di carta interposto,
                       tradisce
                       ogni speranza
                      di partire
F. Z.
Gli echi tornano mentre cresci
e non sei comunque che un fruscio
delle foglie lungo le stagioni
e non sei che un sonno
che fa nascere sogni indelebili:
lasciati andare alla voce che sale
dalle profondità dell'esistenza.
Ai sottili ritorni della Luce
che ti ha concepito dalle parole
G. S.
Ogni cosa il tempo muta in pietra,
un pesce, un albero, una candida fanciulla
che oggi ti sorride e vola via
mentre hai solo la tua ombra a compagnia,
che non diventa pietra, né nuvola,
né niente, resta lo specchio
che esiste finché esisti e così sia.
Non mutarti in pietra, vecchio, sta'
"Formica solitaria d'un formicaio distrutto"! (Pound)
A. C.
             Amo questi sassi,
forzieri della nostra storia,
capaci di ascose Metamorfosi,
incapaci di mentire.
        Amo questi sassi,
nature morte in perfetto accordo
col legno che vive.
        Amo questi sassi,
ECHI e spEcCHI di remote esistenze
F. Z.
Sento e cerco il rumore dei tuoi passi
degli ECHI precisi
e dei diacronici spEcCHI ove mollare l’armeggio
e –risucchiata dal vento- osare solo
non più remote esistenze
ma friabili assenze vestite di esistenza
quella che vedo solo io e alla quale solo io credo
sarò dunque assenza fra assenze
e, silente, non lascerò traccia di me, se non mute ombre
M. C.
e poi vengono attorno tutte antiche 
e malnutrite paiono anche 
qui bramare – questa carta e
la mia mano – e poi vanno
dell’ombra senza l’essenza
sopra e sotto al solo divano:
le falene che a sera inseguivamo 
invano – qui sono ancora quelle
che luce a Dolle mendicavano.
G. N.
Chi più dell’uomo più del dente di Caino
inferse ferita aperta e oscura macchia
di sangue innocente   alla storia bruta
rendi il lamento dell’offeso
getta un ponte di grano buono esploso nella luce
che più spalanchi mondi
minimi universi nell’ estensione del gesto
per una declinazione di naturali alchimie 
pane e rose e diluvio siamo stati
F. G.
Non fu la notte
non fu l'alba
quello strano momento del giorno
cos'era?
Crepuscolo? Aurora?
E tu dov'eri col tuo passo di danza
col sorriso di luce?
Dov'eri mio sole, mio cuore?
Eri lì big bang della mia vita
G. P. 
Ora lei incede
ombra dentro di noi
fuoco cimiteriale
o braciere utero culla?
Se lo sapessimo
avremmo la chiave
di questo universo
se sapessimo che nel buio
è la luce
A. B.
La chiave di questo universo
cerchiamo invano
nel buio e nella luce.
Non contempla le ombre  il poeta
altrimenti saprebbe essere lì,
nel chiaroscuro sfumato
seppur inattingibile, quella chiave salvifica
che è il rovescio e coevo della vita <la morte>.
Nel chiaroscuro moriremo tutti pur <nel buio la luce>
M. C.
Venne la luce
e venne alla luce 
un giorno di maggio
poetico maggio odoroso 
dove i pioppi e i salici innamorati
coprivano d'un morbido candido manto
l'erba verde intorno
venne e la chiamammo Elisa
il frutto del nostro disperato Amore
F. Z.
E venne il buio
ad assopire il <disperato Amore>
e forse quello di
un’umanità intera.
Piccole braci di un vibrare sonoro
che non è pioppo né salice
non è amore o disamore
semplicemente, crudele
lucida esistenza e cruenta imperfezione
M. C.
Torbidi ritorni sorpresi
da un'algida luce
soffi specchi distacchi
Psiche prigioniera di Hermes
nel divenire irrisolto
abdicazione del giorno
va disseccandosi il seme
nel tempo a-vvenire
incerta promessa di mietiture
L. G.
Voi, gentile Signora, ditemi, voi che 
appendete specchi dalle opache cornici di ottone,
        su lussuose pareti, come volete voi la mia Voce?
                        Lucida oppure opaca,
                         debole oppure forte,
                         vibrante o vellutata,
forse rotonda come rotondo quel gusto di Barolo?
A Carnevale, posso donarvela filante, così, da
avvolgerla addosso e portarla alle riunioni importanti
F. Z. 
La notte, in ansia di cedere il passo,
non aspetta l'arrivo del sole,
inizia a smarrirsi già prima,
si sfalda di lento torpore
e il sole che arriva da lungi
la prende d'un subito slancio
ed è luce che illumina le acque
e le terre e le genti e le bestie
in attesa di agguati
A. C.
Con pazienza i petali
uno sull'altro
costruiscono il fiore che sono
nella parte che guarda il sole
ed in mezzo,
dove gli echi battono
e le onde sonore senza scegliere
scoccano inesorabili verità,
nella mia multiforme assenza mi perdo
G. S.
Di ombre com'era verde il fiume
ieri – di aria di foglie di ninfe
un respirare intorno copriva
la memoria e le acque sfogliate
su parole fluivano lontano...
in alto quasi sera era la sera
sulla terra oggi nera di lèmuri
rumori e di superbia colma
torna la trebbia a sfregiare la sera
G. N. 
Tutto è stato dimenticato
l’argento dell’ulivo trema
davanti alle ruspe
gli asili si son fatti lupanari
i pubblici uffici covi di briganti
le case mattatoi
inaridite le sorgenti scorre sangue
a cui quelli si abbeverano
eppure noi ricordiamo
A. B.
-Who is the third who walks always beside you?-
Oltrepassa 
campi
cancelli casolari
fiamma obliqua
ti lambisce il fianco
vento crepuscolare
che stordisce
-But who is that on the other side of you?-
L. G.
Ma non il ricordo, la memoria piuttosto
di noi stessi,
del nostro assiduo combattere,
del nostro brigare nel lupanare
per ricostruire gli asili
per nuovi ospiti, per naufraghi
della vita, quali siamo - innocenti.
Eppure ci abbeveriamo
a inesauribili sorgenti
G. F.
Oggi
su questo obliquo bianco
un ondeggiare carnoso
con salace voce qui sospinge
cruento l’acquoso tempo
in buffo momento di meninge – e
con il bianconero prueggio
le sillabe di vulvo ciglio
dipinge
G. N. 
"Venne la notte e con la notte la tempesta" (Pound)
e chi decise che la tempesta aiuta
ad approfittarsene e ci lasciò la testa
e chi poté se la filò all'istante
e chi il dominio della notte non volle,
e attese l'alba, il giorno pieno, il sole,
e chi guardò il mondo dal lato della bellezza
ma non nascose dolore e desolazione,
e chi non smise di scrutare il cielo.....
A. C.
Quale Fabbro migliore del silenzio
tempestò con il maglio l'Incudine
sprigionando profetiche faville
temprando lama inossidabile
sfolgorante dominio notturno
parole taciute risorgono nel canto
ineludibile distacco
motore umbratile
scintillare perpetuo della faglia
L. G.
'Il mondo martoriato si riconobbe nuovo nella luce' (Pasolini)
per autogenerazione
per un divenire senza luogo 
se non all'interno della parola
avamposto a grida inascoltate
d'ogni resistenza. Lui scelse la pietas
la visione della speranza
la pura genuflessione
alla sacralità della luce
F. G.
Nel teatro-labirinto del corpo
s'inscenano drammi silenti
ogni strappo ed ogni groppo
s'incista nel dolore della carne
tra cadute e paralisi di riesumate emozioni
stratigrafando l'abitudine all'indulgere
anche se non ci fu indulgenza alcuna
ma spietata assenza di prodigio
che non riuscì ad impetrare guarigione
L. G.
Se ti dicessi il mio dolore
per il cervo sparito,
gli parlavo ogni giorno,
lui mi guardava
sotto la luna. L’ho cercato
nella spiaggia nera stanotte
per scoprirlo oggi
a zampe rannicchiate
sul fondo di un congelatore
A. B.
Nell'eco di cupole buie un grano miraggio
intimo spinge annullanti parole e
gesti brucianti che ombrano l’iride
dagli stanti specchi qui cadenti
(nel panico dio ascensore
fuori servizio) i sensi vagano
nell’eco del tuo primo miele
che ora è (fra le diciannove e le venti?)
acido crudele fra le bianche labbra di fiele
G. N.
Guarito dal divino disumano
l’uomo cui il tempo dà spavento,
quello stesso che ha inventato un Dio,
non guarisce dall'ego,
specchio di se stesso, eco;
immalinconito e pallido
il paranoico che intendeva
dominare il mondo
è finito in un Bang
A. C.
E' quasi una lotteria 
      questa Vita.
Ognuno stringe il proprio biglietto,
per un treno speciale a più classi.
      Se sei fortunato,
       rimani in piedi, e,
allora puoi vedere lontano
       giù dal piano, oltre il solco
      dove fa eco il confine
F. Z.
Oh Padre, quanto sangue!
           Tu che per millenni agognasti
           la Terra promessati dal dio     
           dove piantare cedri ed uliveti.
           Tu con lo sterminio nel cuore,
           fiore nel deserto
           che cercavi giorni più lieti,
           tu che volevi amore
           e trovasti la prigione dell'Io
G. F.
In tutte le estensioni dell'Io
-nomine non sum dignus-
l'uomo ascende e discende
gli stadi del suo Nulla
e se il Nulla è già qualcosa
che sacrifichi alla sua ara
in milagrosa scienza
ancora una volta si esce di scena
per onorare l'Indistinto
L. G.
Radici profonde si nutrono
di segrete inevidenze, di complici sincronie
e in scambievole afflato i due mari
s'incontrano senza mescolare le acque
in un progredire di maree che rivelano
correnti sottomarine reciproche corrispondenze
rispecchiando oscure concordie celesti
e ciò che fu cancellato venne restituito all'origine
e scaturì Logos da cui deriva Ananke
L. G.
E Narciso?
Nascosto tra le foglie
spia il proprio esile germoglio
che diverrà il fulcro della storia
l’antropocentrico vanto
del saper generare
la contesa tra i sessi
in morte d’amore diverrà
genitore di tutte le guerre
A. B.
Trascorrevano le ore svanendo
dividendo il sottile dallo spesso
elitra di buprestide carapace di testuggine
in una danse macabre
perché ogni arte è figlia di Memoria e di Oblio
e svapora nell'aria s'imprime nella pietra
traccia mnestica o divina dissolvenza
nel risalire a ritroso 
verso l'Enigma inerte e indecifrabile del Tempo
L. G.
Dopo il passaggio dell'Angelo
perdere la direzione è facile
ma, difesi da elementi ostili,
davanti a un fuoco, dentro una spelonca,
pensiamo ancora desiderabile
che il futuro avanzi
purché il passato, di sangue carico,
non porti guerra o gelo.
"Anche l'abisso scruterà dentro di te" (Nietzsche)
A. C.
Ecco mi poso sul me stesso che torna
dal viaggio d'echi e non percorro
che pochi nanometri fra la fisica
dei suoni ed  i suoni interiori
che le lunghezze hanno nei giri della mente.
Ti ascolto e rallento le mie evoluzioni 
così sarò altro e forse solo un'essenza
alla fine di tutto, un piccolo,
infinitesimo d'infinito
G. S.
La sicurezza che Mi dai è la certezza:
essere Tu l’ago della bilancia
tra una vita che amo
e una morte che mi chiama senza
ch’io la voglia
aspettare vorrei
silente e tonda il mio turno
Ma a chiamarmi è il suo ctonio della Tua Parola
E se Mi chiami io, io Ti rispondo
M. C.
Fralezza luminosa ed algida
in questo giorno di gelo
cenere di cometa
che riesuma ricordi lievi
esalando aromi sottili
vapori di Nulla
nuovamente si allontana
questo tempo ostile
che reiterandosi illude e delude
L. G.
Il tempo che logora
carlinghe alla deriva
da dietro l’occhio inganni
di questa politica zavorra
buttala a mare buttala a mare!
o lasciala cadere pezzo a pezzo
per naturale estinzione
in attesa di una fine
e senza ostentazione
F. G.
Se “pieni sono essi di morte, perché (Rilke)
son pieni di vita” che cos’è questo
vento bianco sulla lingua del mare
che nel fianco riporta memoria
uguale all’abbraccio tuo finale
sulla franta soglia delle scale?
Forse è un foglio solo scarno:
che di voce persa attorno vola
e scende a sassi senza parola
G. N. 
E l'Enigma rimbalzò la sua domanda
in colpa e pena sta il segreto del linguaggio
spogliato dalle sue cifre
inchiodato a rime storte e ostili
che aspirano a territori sempre nuovi
e combatte un'effimera battaglia
in continua deiezione d'intenti
mentre la fiamma eternamente danza
divampando in visioni che riaccendono
L. G.
La bucata realtà come un foglio
accartocciato ho ancora ritrovato
nel risveglio lì da te rigettata
sulle dissipate attese di un altro
padano mattino fra gli echi duri
da vecchio goffo e incolto ho qui spezzato
con un suono lo specchio silenzioso e
chiaro un pallore ha sbiancato nebbiosa
la bell’alba
G. N. 
Gli angeli di Bandini,
le ortiche di Ramat,
le pasque di Zanzotto,
le primizie di Luzi,
litania di Caproni,
la ragazza Carla di Pagliarani,
di Sanguineti la ballata delle donne,
Marghera di Brugnaro e Barina:
gli occhi per guardare il mondo
A. C.
E quando gli occhi più non bussano alla vita
volgili indietro
mangiati le interiora dell’anima
regala tutto ciò che porti con te
salva solo una parola
che sia “angelo” “ortica” “pasqua” “primizia”
“litania”… ma scegli bene e scegli con gli occhi del cuore
perché sarà la sola parola _ la sola a restare
tu _per s e m p r e  perso alla deriva di un deserto Nulla
M. C. 
Si sono spartiti la Notte
smembrandola in mille lacerti
ed ora perché dovremmo abdicare
a questa lieve noncuranza
per stabilire il peso e la sostanza
di ogni repentina luccicanza
costretti in abiti che più non ci appartengono
a coltivare fedi che ci hanno tradito
se Verità è animale ibrido in perpetua metamorfosi
L. G.
 noi siamo senza più lingua e pure
saliva in piena deriva mia 
disfatta Dolle D. e non per quella eterna 
dei mercati falla: questa iniziò di sguardi
da quando a sola carne ci siamo baciati
          già disïato baratto nel kavò
         di quel banco lì fatto galeotto
Ed ora il peccato mortale è smerciare
stanti parole e saliva di chi non resta.
G. N.
Muovono i banchieri a conquistare il mondo,
non usura, guadagno, non ingordigia, profitti,
anche se i fiumi strabordano e occupano le città:
nei forzieri non temono le inondazioni i lingotti;
saranno nei rifugi quando cadrà la bomba,
se sarà carestia compreranno tutto per rivendere
e ricomprare o portarselo nella tomba.
E non sarà affar loro i morti per le strade,
dai magici uffici, dagli chalet dorati
A. C.
Semplice è l’angelo o lo sguardo di Francesco
che abbracciò il mondo o un albero
con l’amore incondizionato delle madri.
Un giorno tutti gli uomini saranno poeti
(disse Montale) se pur non dovessero
scrivere un solo rigo.
Quel giorno tremerà ogni potente
balbettando nudo di fronte a se stesso:
- Che sono Io adesso? -
F. G.
Nel non sapere mai dove andare
il poeta è uguale al mare:
per amare derive attorno va
e quando parola sbatte
d’incanto torna disfatto
al senza sole profondo
del mare è pure uguale
la Poesia:
un sepolto colmo di parole
G. N.
Più di altri giorni
grida di guerra
la poesia che rimane poesia
che senso ha
di fronte alla mano assassina
alla parola tronfia di comando
al sangue che scorre a cielo aperto
sotto gli occhi di tutti
di Dio
S. B.
E, come Orfeo
esce sconfitto dall'Ade,
dove, nuovamente perde Euridice
per propria Colpa,
così, similmente sconfitta
sarà la Poesia, che,
è capace sì di dominare la Natura,
ma che Nulla potrà
            di fronte alla Morte
F. Z.
Quando la Confusione
ti viene a visitare,
                Ha sempre
qualcosa da dirti...
Osservala senza giudicare
e senza giudicarti.
Lasciala scorrere
                   via
                   come l'acqua
L. G.
Esita la parola se nascendo
nell’incerto poi resta
lontano accento tra il calore
delle mani e la voce a cantare
per chi non sa mentire
per chi le parole manipola
nell'agone di un Io
per quelli che mai verranno
“ad adorare - per primi! - Natale sulla terra!” (Rimbaud)
F. G.
           Meglio di queste fredde pietre,
un albero, le sue radici.
           Tocca le carte dove sono impresse
le fatiche dell’uomo,
indaga il bianco fra le parole,
esamina l’interpunzione,
prima ancora di perderti dentro il senso:
           è così che si è poeti, nel peso
che si dà ai vuoti, alle partenze
A. C.
Gli ego sono forti e son potenti
anche se girotondano tenendosi per mano
anche se un fuoco è pronto a fonderne il metallo
anche se fan l'amore e fanno un figlio
anche dopo la morte se vanno in paradiso
perfino nell'inferno la pena è personale per l'eterno
l'ego tiene lo spirito legato
peggio che non sia il corpo incatenato.
Quest'ego benedetto che tiranno!
A. M.
Ma un sole d'argento poi traspare
             nel pallido cielo
             fra le brume del natale.
 Salute? Non c'è male. I gatti sciamano
             verso la mangiatoia.               
 Poi dorato, per quelli che si amano,
              che conoscono la gioia.
 Comunque chiara luce
              se la cometa alla meta ci conduce
G. F.
Un altro colpo secco, un altro schizzo rosso.
Ora quell'inchiostro penetra nella sabbia.
Arriva alle mie radici, intossica anche me.
Piccole teste ricciute issate su bastoni.
Perfino il nome sacro della Madre, Isis,
hanno usurpato i feroci assassini.
Le vostre belle anime di fuoco
attraverseranno il ponte sottile come un capello
e in un battibaleno sarete in 'paradesha'
M. T.
La mia Olivetti è finita in soffitta
senza nemmeno un grazie per il servizio;
ora il computer, se vuoi, scrive al tuo posto,
e, se serve, (sic!) ti può fare un massaggio,
o dirti: "I love you", "Ti voglio bene",
e le stampanti programmate, lo sai bene,
per durare un tot, cessano all'improvviso
ma non torni alla Olivetti, che, all'opposto,
ha il vantaggio che ti dura intera una vita
A. C.
oh Padre! Piè Alato Messaggero dei tuoi dei
ricordi i verdi dolori a Lettera22
pestati nelle mille notti issate
o quando di verde alba tu vestito
i flutti lucenti a mare zappavi
e io armato scuro come Neptuno
dalle tane piovre nere ho pescato.
La preda pescata oggi è il foglio
figlio di muta carta qui distesa e...
G. N.
Mentre Dogma sbandiera intransigenze
Morte sbriga le sue incombenze
ogni durata è effimera nel ticchettio
nello sgocciolio dei transeuntes
che seguono rotte antiche
verso orizzonti ingannevoli
mentre avvoltoi li accompagnano
con sguardo rapace e preveggente
preparandosi al banchetto già in anticipo
L. G. 
100 Anomie dolorose scandiscono lo sguardo 
nella terra ctonia del downland si aprono allegati illeggibili
aporie non insegnano a sostenere la perdita inflitta
da apnoiche immersioni in deserti sottomarini
da cui si riemerge illusi e delusi 
sempre si riforma l'immaginale cancrena
che nessuna lama può estirpare
-vivremo solo se sapremo accogliere
il lamento inascoltato dei morti
L. G.
All'Alessandro della Casa Bianca
che in Progress è
di parole custode
più grande sfida
io lancio
sì 3x3 versi a prova
ma 33 parole esatte 
ad ogni gioco
siano consumate
S. B.
Tu accetti
nove versi soltanto.
A me, è difficile,
raccontarti tanto,
in nove versi soltanto.
Quante battute per ogni verso,
vediamo: sessantasei, non è male,
nella prossima strofa,
proverò ad essere meno banale
F. Z.
Yusuf Nigrìda accetta
dell'esatte 33 la sfida
colle nove di colui che morì
dicendo all'arìa 
Padre perdona loro perché
non sanno quel che fanno (Luca 23, 34)
appena risorto ne proferì
solo una 
Poesia 
G. N.
Ma i trentatré trentini
che giunsero da Trento
non erano gli stessi
che Trento incaprettò
mentre a trotto andavano
felici e maldicenti
contro le tre croci
che al Golgota donò
il dominus romano
A. C.
E' stato tutto un gioco, uno scherzo,
dove l'unico scopo era di destare il riso e
tenere così allegra la gente.
Mirando a questo e sola-mente a questo,
ho buffeggiato spesso, e
non sempre in maniera innocente.
Andavo a caccia dei doppi sensi,
degli equivoci da Stenterello.
Poeta giocoso dagli accenni fugaci
F. Z.
Dovrebbero leggerle queste poesie
dovrebbero                 dovrebbero
perché sono pagina bianca
libro aperto da scrivere
insieme                           insieme
dono & luce                libero canto
parola riconsegnata
giusta per le grandi stagioni
noi               non servi non padroni
S. B.
Io di grandezza uguale a tu
e tu piccolissimi
schiacciati da io dominanti
uno di loro scrive poesie di notte
di giorno sento l'eco della sua voce
dica 33 dica 33 dica 33
ma che razza d'uomo è
che non sa dire subito dica 99
e corre a casa a fare il poeta
S. B.
Nascono da
  un semplice
  quotidiano operare
          reciproco;
lei il Fiore
    a fornire il nettare,
io a mutarlo in miele,
    premurosa Metamorfosi
i nostri 9 versi
F. Z. e AM. B.
      Questa Cavalcata di Poemi
è un Antipodo, Palindromo
Inverso Sillabico.
      Se però, del VA neppure l'eco resta,
allora più corta 
ma Calcata rimane la cosa.
se poi, col VA, pure il TA se ne va,
allora ciò che rimane
       è solo una crescente Calca
F. Z.
Da quando il pugno alzasti
chiuso nell'aria negando
il dono perpetrando l’atto
cieco d’odio e afflizione
tradimento tradimento
gridò una voce e l’altra
in coro di quale impero
di quale sogno oscuro
questa caduta questa ferita aperta
F. G.
"I senza voce con bandiere e rombo di tamburi" (Pound)
che mantengono nel lusso i loro imperatori
sono di una disarmante ingenuità,
da sempre costruiscono castelli
e mausolei e s'immolano
sui campi di battaglia, sfruttati
e disprezzati, ma felici.
Anche le volpi si dicono felici
se hanno avvistato nuove prede
A. C.
poi onda attorno l’aedo fatto vento
che per la via canta – al tamerisco
che di chioma s’inchina sulla sponda 
per implorare perdono – perdono
per che cosa? – per l’obliato pietrisco
di stelle o per le squamose sorelle?
che a maree voce ferma spargono
del nome naufrago fra le annose onde
del foglio: che a parole lo feconda
G. N.
Quella porta che mai aprimmo
quel calice a cui mai bevemmo
quella rosa mai colta
ci indicano vie mai percorse
foriere di doni inespressi
l'arte della distanza
erma luminosa
segnacolo 
di oltremondi
L. G.
Dentro il mistero che non ci fu dato
di vivere, di riconoscere,
dentro il seme del tradimento,
dentro il sorriso degli amanti,
dentro il gesto degli assassini,
dentro il segreto della felicità,
dentro il senso del desiderio,
vicino alle ali degli angeli,
quale affannoso vuoto!
A. C.
Soffermarsi sulla necessità
deriva sotterranea conclamata 
nell'abitacolo compresso
dell'altrui spesso e nostra costrizione
dallo scavo generando tuttavia 
una trama mutevole di luce
uno scarto della parola
nell'aperto - un ritorno al luogo
dove il respiro del poeta riposa
F. G.
Cosa resterà di questo
nostro poetare insieme
                        quando
l'Angelo custode
si stancherà di suggerirci trame nuove?
Nemmeno l'eco d'un misero verbo, ma,
un ostile muro di pietre e sassi
che solo il nostro amore
saprà abbattere
F. Z.
Chi più dell’uomo più del dente di Caino
inferse ferita aperta e oscura macchia
di sangue innocente alla storia bruta
rendi il lamento dell’offeso getta
un ponte un granello buono
di pane che  più d’ogni forzatura
spalanchi infiniti mondi
nel gesto nella parola nell'aperto
fino a toccare la radice dell’anima
F. G.
In tenebroso territorio d'Ombre
sole ristagna all'Orizzonte
Oceano schiuma tra lame di basalto
riflettendo Ossidiana celeste
che Onda dei secoli travolge
Osando ancora rimembrare
plumbee Ossessioni
Ospitando 
Oscuro luminoso spazio infero
L. G.
Figure mendaci stanno
di là dai cancelli dorati.
Qui, echi di ansiosi sospiri,
oltre sbarre arrugginite,
      desideri e sogni,
      inibiti tra le mura
di un lusinghiero fondaco.
Ma, la luna, nel cielo terso,
sa innamorare ancora
AM. B.
"La vasta fuga de' greggi sbigottiti" (Leopardi)
vide Leopardi e ne fu turbato.
Ora che non più greggi, ma popoli
vanno raminghi in fuga sbigottiti
che direbbe il poeta? Avrebbe animo
a dire della sua infelicità? O le sue miti
parole, dure quanto ferro o pietra,
calerebbero sulle teste dei potenti
come già disse il grande padre Dante?
A. C.
Ascolta – sono andate tutte quante 
e da lontano stanno già cadendo
di parole e squame tante braci
a pioggia battente si sfaldano
su sabbie di sale fanno voci
di pietra veloce sbattendo
la notte di dita le tamburella
sui vuoti assordanti lasciati
dalle sirene sempre andanti
G. N.
Quando pura gratuità sgorgherà
polla d'acqua viva dal cuore
si dispiegherà grazia
per nuovi interludi
per fulgidi giochi
quando alea lieve
cancellerà ogni colpa
un nuovo eden fiorirà
deserto e senza sguardo
L. G.
Tutto nostro il cortile di casa
dove l'erica, passata da poco, vede
tersa la terra dai resti del fieno.
Due fugaci parallele cunette
di un serpeggiante tragitto arginano
il percorso di un immaginario Giro d'Italia.
Ognuno con il proprio tappo a corona,
saturo di sughero a bersagliare l' altro,
              per arrivare solo al Traguardo
F. Z.
Chi avanza verso il Nulla
abbia il buon gusto
di non farlo sapere.
Potrebbero sconvolgersi
gli insicuri, i dementi, gli incappucciati,
che guardano il mondo
da un abbaino, o i semplici,
che non sanno mentire:
non c'è telescopio che li distragga
A. C.
Di là di tale dire da capo 
a parole parlate di ugola
sono muto su orbato dirupo
dove perduta vola figura
fra i resti vani di fluiti anni
dagli infiniti ritorni a capo
l’amante di ali qui discende
su questi lemmi odierni
illusa che a vita siano eguali.
G. N.
Tramontare è un fatto incidentale
nel puro Nulla
a cui si mischia
il nostro Niente
risorsa discontinua
numero che tende all'Indefinito
per crescere infinitamente
nei diecimila esseri
che sfuggono ad ogni computo
L. G.
Dunque se il Nulla non è l'intero
           ma un quasi 'lo erode
           oscillante fragile fuscello,
           allora è bello
           vedere dell'Alba le prode
           nel Tramonto. Ed è vero
           che l'innumere Moltitudine
           nel Mondo, nel cuore e nel pensiero,
           spezzerà le catene dell'abitudine
G. F.
Noi torneremo alla terra,
residuo d'astri incombusto
destinato a volgersi in luce:
affannati a spiegare il sublime
staremo al di qua della voce,
che manca e si perde se piume
non ci sfiorano d'angeli.
Monumenti funebri e statue
di nuovo saranno combusti
A. C.
nel vuoto immenso di ogni Dio
porto di pensieri e ceri creanza
di anni vani alla tua Donna 
nera sembianza che inganna
speranze ad ogni vuota stanza
d’amore – un angelo qui muore 
di luce sulla cera combusta
che di quiete odora nuda uguale
alla pelle sua di fumo voluta.
G. N. 
Errare è mancare il bersaglio
dell'impotente Accidente
lì dove luce scema
e avanza aridità
intreccio ombroso
di Vulnus e di Peccus
sfasciume alla risacca
naufragio di Speranza
in vista di parapetti antichi
L. G.
Il pozzo dove le illusioni
scompaiono, e le visioni,
che nessuno più vi si avventura...
Torna il tempo dei colombi viaggiatori
non appena i black out inizieranno
e luce e acqua mancheranno
e nel buio della città che si specchia
gli uomini vagheranno storditi,
persa la direzione, istupiditi
A. C.
quello che ci resta dell’andare nostro e
del soleggiato vociare a confusioni
giocose: sono le carte già sgualcite 
della disciolta stagione oggi icone
di condivisioni apparse sbiadite
dall’iperico spazio del virtuale
gran sepolto di cosparse occasioni
dove senza stazioni è il chiuso viaggiare – nell’eco
di una vocale – che su questa distesa carta è il reale
G. N.
La Nature est un temple où de vivants piliers
laissent parfois sortir de confuses paroles;
l'homme y passe à travers des forêts de symboles
qui l'observent avec des regards familiars.
Comme de long échos qui de loin se confondent
dans une ténébreuse et profonde unité,
vaste comme la nuit et comme la clarté,
les pafums, les couleurs et les sons se répondent.
Il est des parfums frais comme des chairs d'enfants...
Charles Baudelaire
La Natura è un tempio dove colonne vive
lasciano talvolta uscire parole confuse;
l'uomo lo attraversa, foresta di simboli,
che l'osservano con sguardi familiari.
Come echi lontani che si confondono lungamente,
in unità profonda e tenebrosa,
vasta come la notte, chiara come la luce,
i profumi, i colori e i suoni dialogano.
Sono freschi profumi come pelle di bambini....
Traduz. di A. Cabianca
Nel lato della roccia ricorda
che sei già stato,
un inizio d'acqua
e poi nell'aria il primo volo,
dopo che entrasti dal mare alla terra,
troppo stretta per i tuoi occhi,
e da qui all'aria e poi ancora,
fino a chiamarti nessuno
perché nessuno ti trovasse
G. S.
Da quando te ne andasti, Padre
vivo in caliginosa vertigine
deprivata di pensieri parole opere
ma ricca di omissioni
mia colpa fu
devozione arrendevole
ora fermentata in disinganno
luna smorente
in malinconica metastasi
L. G. 
Sei già stato perché il tuo essere
è essere l’eco di tutte le cose
e brilli come un fuoco o ti nascondi
nelle profondità della notte
Sei già stato e sei ancora perché torni
e la tua voce parte dal respiro
che dalle cose emerge e dalle cose muore.
Sei tutto e niente e ancora tutto
nell'invisibilità del tuo ripetersi
G. S.
Ogni corpo patisce
il divenire aspettandosi
nell'attesa impaziente 
ogni momento è qui
la decisione è il taglio
del Chirurgo infedele
il sangue scorre limpido
- o stagioni o castelli
quale anima è innocente?
L. G. 
Quale Natura, che Tempio,
o teneri sguardi familiari,
se l'uomo non vede la luce
e uccide, sua moglie, sua madre,
e stupra la figlia bambina?
Notte profonda la nostra,
echi perpetui di un antico rito.
Notte perenne, non suoni e colori,
non freschi profumi di bimbi
R. P.
Una donna seduta sulla panchina
nel parco ha una pepsi nella mano
un sogno smarrito nel grembo 
che potrebbe svelare un bambino
chiedere una risposta innocente
assoluta e stretta alla prima ferita 
che preme celata nel buio spinta 
nell'abisso dietro una pupilla
a margine della luce      altrimenti luce
F. G.
Un vagito... ed ecco l'universo,
fra le braccia di una Madre.
Il palpito della vita,
che vibra fra le viscere ed il cuore.
Un tocco nel cielo,
nell'arcobaleno, e improvvisamente,
tutto l'Amore è racchiuso
nel regalo più grande,
della natura: un Figlio
AM. B.
S'è pensato stanotte,
notte di settembre inoltrato,
              questo piovere.
Continuo e delicato piovere che,
ci coglie al risveglio e rallegra.
     Ben venga la pioggia
      a rendere l'aria mite,
a bagnare campi, orti e parchi e,
terga dell'animo umano, l'eco
F. Z.
Virtualmente alla deriva
sempre siamo Soli
nel pugno nella carezza
nel corpo che ci abita
in cui più non si vive
liquidamente disciolti
eppure senza lacrime
paraninfi di sogni sdruciti
oracoli senza  verdetto
L. G. 
Ci guarda da quale altezza
il Dio della biscia primordiale
che ci condannò al dolore?
Degni di quale amore
decise la salvezza
prima che l'infernale
trappola ci ardesse nel fuoco?
Ci resta la grigliata 
del miglior cuoco
A. C.
Quando corvi su campi di grano volano 
in ogni pensiero ti nego 
e in ogni fiato ti ricreo
Dio dei cieli e dei miei inferi 
prima delle radici ti ho reciso
e sempre di sangue tributi pago
e unguenti d’amore umano riverso
su questi franti giorni nell’attesa
dell’inganno ultimo tuo amaranto
G. N.
Se Dio è geometra
il Diavolo è metafisico
procede zoppicando
in un saltellare aspro
nel crogiuolo si mischiano
veleni e farmaci
è Vento malmostoso che strappa vele
distruggendo ogni progetto
deviando ogni scopo
L. G.
Il Capocomico, che
non accetta il tempo 
che lo invecchia,
ha ceduto alla Luna.
Principe con vesti
di un celeste consumato,
sbatte le ali ancora,
tra orgoglio e finta modestia
F. Z.
A che serve tutto questo piagnisteo
siamo vulnerabili questo è vero
mai assuefatti a nostra madre impermanenza
se piove cenere sulla testa degli innocenti
ecco un mea culpa per tutte le stagioni
e abbondanza di anatemi contro l’infedele
che si nutre alla mangiatoia dei potenti
per un atto dovuto allo stesso desolato pasto
noi sudditi sempre più osceni sempre più obbedienti
F. G.
Se continuassimo a frangerci
in vertiginoso autoannientamento
potremmo tornare
alla coscienza aurorale
vita morte catapultano
nel biancore del baratro
se potessimo divorare germogli-parole
Inespresso che devasta
non dimorerebbe in noi a lungo
L. G.
c’era un gran vociare sul predicato
la notte che lo hiatus ci ha coniugato
la dextera mano a labiali attorte 
per parole da una vocale al grammo 
che in anfratto di testo stanno morte
o disfatte o fra verbi catturate: 
senza verso a possibile riscatto o
di pagato scotto – che ora mi tocca
saziare a carte perché senza bocca
G. N.
Il rumore del mattino si avvicina
ruotando sull'asfalto, bianca luce
tra le brume frammenta lo spazio.
Il sole occhieggia tra le fessure
metropolitane, trasforma le ore
in giorno. Escono le auto dai garage
i bambini corrono verso scuola.
Sul terrazzo la brezza gira
intorno alle mie spalle
L. B.
Da dietro come pugni tra le costole
arrivano i ricordi
ti giri e li affronti
a labbra tese
come non facevi da anni
trovi solo vetro
e riflessi traslucenti
ed oltre, la quotidianità 
del tuo disordinato vivere
A. I.
*Sabato santo grigio
fra i colori del Prato
fiori e piante odorose
tornando a casa
un uomo e una donna
attraversano.
Fra loro, già verde,
un arbusto di lampone
tardivo profumato
L. C.
Oggi sotto le falene stanze
ululanti come le ambulanze
sfilavano sirene cocenti
come fra baldanze la gattina 
che alzava veli nei sette venti.
Oggi sotto siamo amore
come quello del mercato
già tagliato e poi venduto 
sui banchi dei fiori ombrati in Prato
G. N.
Zampillano echi concentriche  nell'oscurità
legno rinverdisce lama guarisce
frammenti-istanti ricomposti
nel mosaico radiante
del Sole invincibile
aurea stella che danza
magnete che attrae l'anima
falena di fiamma danzante
in corrusco svanire
L. G.
Ogni tanto dai teatri di guerra
che chiamiamo pace arrivano le bare
dei soldati avvolte nelle bandiere.
Ridicolo, burlesco, perfino licenzioso
è colui che cammina in faccia al mondo
cantando le sue gioie e le sue pene,
insolente, spudorato e insieme complice
del mondo che glorifica e disprezza:
è superflua l'ode del poeta
A. C.
Eppure – perché si parla, perché si racconta
di nostri patimenti e di sperare?
Tu lotti il mondo e il mondo ti riavvolge
e come foglia che d'inverno affonda
nel fango ti riassorbe. Cosa resta
che tu puoi fare, come puoi spartire
di pani e fiori gioia e nutrimento?
Resta la cognizione del dolore
luce profusa quando il sole è spento
L. R.
quando senza gesto di alcuna mano
a faccende già di carta noi saremo 
sfaccendati – e quella fiamma che muta
danza – lungo la combusta corsia
bianca – senza screzio e né armonia:
forse allora la reale nostra forma 
che ci condanna – di ombra sarà orma.
La vita è una donna che danza” e (Valéry)
la Morte il cavaliere che la guarda
G. N.
E, non fu forse la penna
di chi "ha raccolto mutilazioni,
carcere, penurie", in un doloroso
umiliante forzato Esilio e,
ancora carcere in terra natia,
a rendere vive le insigni,
memorabili imprese del "Ingegnoso"
errante e, sempre follemente innamorato,
il cavaliere della Mancha?
C. S.
Uk, Uruk, Aleppo, Palmira:
solo nei musei rivive
la loro giovinezza millenaria;
dominatrici prima e poi rovine
giacciono in sarcofaghi di pietra
come le mummie egizie
o i condottieri che davano terrore
ad ogni passo. Ora, se resta appena
il segno d'un passaggio, è solo cenere
A. C.
Nel procedere esitanti
in dismissione di parole
stretti dal vincolo
ma senza relazione
nodo oscuro di fiamma
che lega e soggioga
affatturati dal Fato
si perdono scommesse
lanciando dadi non aboliamo il Caso
L. G.
Quasi sempre
ci guardano
pelli bionde (Vian) affascinanti
seriche le dita tra i capelli
picchiettano il cuoio 
olimpiche
e ogni nove versi
per carezzare il germoglio
scavano a fondo nella carne
A. I.
e nel silenzio più assordante la specie si trasforma in files
tra... fra... complicate... moltiplicate menti
tra... fra... contrasti... connessioni... amori... ritmi...
e... e oltre quel confine ci spingiamo...
tra sirenette a contatto... vicine all’orecchio a volte distratto
e idee evolvono altre idee... e... e ci rimettiamo in gioco
e quasi nudi di memoria navighiamo verso l’ignoto... 
poi... improvviso l’eco della razionalità...
e il pensiero si fonde. e in un battito di ciglia si diffonde 
SeR
Nel crepuscolo i poeti
alzano la loro voce, divisi
ognuno per proprio conto
ognuno per la sua strada.
Anch'io
figlio bastardo della poesia
alzo la mia
che tu solo
starai ad ascoltare
A. Ce.
nel vento cieco – che di echi alle porte 
sbatte voce senza mano – il poeta
di parole assorte t’invocava di notte e
nel poetico crivello eri il patetico
puntello. Ed ora che dal verso 
di carta – tu che mai eri sorta
senza un indugio sei arrivata: 
nel mio rifugio e sul foglio buio
sei la vita che da te nasce – oh Morte!
G. N.
Ferita infetta in Waste Land
è agonia d'eterno presente
assenza ansiosa di domanda
che possa far fluire il tempo
frammenti e rovine
infezioni croniche
epidemie endemiche
pietà è impietrita
la terra è avvelenata
L. G.
Sull'arida piana,
di campi oramai depredati,
giacciono stoppie,
si contorcono, riarse,
sotto un sole che inchioda.
In quel suolo retato
di argillose profonde crepe
è sicuro il rifugio
a nere Serpi di terra
F. Z.
Anche se nel cielo
spesso la sera al tramonto
aerei dai fianchi ciechi intrecciano scie
con l'alibi di previsioni bugiarde,
io non ti so pensare avvelenata
terra dei nostri avi, ai quali dobbiamo il respiro,
immaginarti so ogni giorno più feconda e generosa,
dove mani porgono semi
che si apriranno alla vita
F. Z.
e seccò l’ulivo solcato
   dalla voce feroce 
      e seccò il seme sprecato 
         nella falla precoce
            e seccò l’ovaia tutta casta
               sulla falce sazia 
                   e seccò e ogni cosa si essiccò
                       e il nome che resta
                           ci strazia.
 G. N.
Attraverso selvaggi boschi
all'orizzonte lo sguardo va
pietà non legge
dell'umana solitudine l'urlo
in esso sosta.
Di gemme privato
dal vento dell'indifferenza strappati
nodose braccia giacciono
ogni seme immobile sta
MG. R.
Sembrano le parole trasformare il verbo;
solo combatto contro una idolatria dei sensi;
l'aniconismo di un cieco,
improbe sconosciute immagini del silenzio,
nel capire il perché dire senza senso.
Le parole mi hanno spiegato il tempo;
striscia oscura serpe dannata dai fedeli;
nell'eternità non sarò solo,
combattendo una idolatria di sensi.
U. DN.
Scorgo appena
l'umana speranza
come un filo sottile di un futuro appeso
il ragno lo tesse
e scacciato fu
da animali dalle sembianze strane
da cuori impietriti
e burattini svestiti.
Si corre nel buio
AM. B.
Disperdersi di stazione in stazione
bestiame errante della miseria
sacrificio incompiuto dei giorni
sospeso tra chiari di bosco
attraversa radure
quel sentiero interrotto
che apre all'esperienza 
preziosità dell'incontro
inatteso che seduce
L. G.
Tal che la memoria
da un giorno all'altro
come un programma televisivo muta
e tutto dell’antico sovviene
ed è attuale
e il giorno dopo nulla rimane
tanto che non si può neanche
biasimar l’umanità che di sé
cancella ingiustizie e insulti
A. B.
Onde di ricordi
tumultuose e spumeggianti
affiorano dal remoto dell'io più profondo,
se ne vanno e poi ritornano
cadenzate dal ritmo del respiro.
Identità liquide nel
riverbero di attimi sfuggenti.
Nemmeno l'eco potrà trattenere
questo tempo fugace e le sue chimere
E. Z.
Il tuo esistere, sei tu la tua rivoluzione.
Scavalca quel muro di lacrime e rincorri adesso
tutti quei brandelli.
Uniscili con tanti fili di canapa e,
ricomponi quell'eco.
Ti ho lasciata andare via pregandoti 
di non imitarmi, ma, con la promessa che,
superato quel Bosco dai non facili sentieri,
mi avresti trovato, lì fuori, ad aspettarti
F. Z.
Già l'erba cipollina è fiorita
il tarassaco tiene in serbo
le piume per il letto della sposa
che voleranno al primo colpo di vento
già calpesto coriandoli bianchi e rosa
densa di miele l'aria
e batte il tacco sull'attenti
il tamburo del tulipano.
Chi manca alla bella fiorita?
M. M.
Bigia capretta
fra le rupi si lagna
solo un istante
            e già l'ho persa
            del suo piangere resta
            l'eco dolente
l'onda risponde
mare al cielo bisbiglia
eternamente
L. R.
Rovine a Cnosso:
in fila, interrati ancora,
sei otri di vino
                      cantano i grilli
                      profumi d’aria secca
                      irrompe il giorno
riva sassosa
tra gli ulivi appare
lontano il mare
L. C.
 Un'eco greco
      d'una  calcolata, crudele vendetta.   
Quale astuta tessitrice o abile alchimista
      seppe impregnare di così malvagia sostanza
      quelle leggiadre vesti ?
Il calore poi, di quel corpo ancora giovane,
      complice forse il riflesso dell'aureo diadema,
      portò a compimento
      l'intento diabolico
F. Z.
Pietra bianca contro cielo terso
fontana spenta
in giardino claustrale
lenti passi scandiscono
un antico desiderio
il mio dono d'amore 
è quanto non possiedo
colomba ferita in volo
su oceani in fiamme
L. G.
scaglia la pioggia un pigolare scabro
di ombre andate e fallaci di alto sole 
e di parole: – che al di là del tempo
a echi fatuo – a vera parvenza stanno 
a governare del visibile mondo tutte le cose(Platone)
sul tetto e da quel diluvio colando
fiotti guardi che via non vanno mai 
da casa o dalla caverna di carta.
Forse ché qui per terra c’è il parchè?
G. N.
Se la freccia
mancò il bersaglio
perché troppo desiderava
se il cuore tremò per l'attesa
anche la mano vacillò
distogliti dalla speranza
di raggiungere la meta
per divenire tu stesso
la Meta
L. G.
Un'oncia di vento, un grammo d'aria,
una manciata di sole, una bevuta di nuvole
ma tra due passi avanti e uno indietro
e tra un'imprecazione e una litania,
ben cadenzate al ritmo del respiro
di chi sta per morire, ma non muore,
uno stinco al forno e patatine:
questo è sufficiente per guarire,
magicamente intenti a non morire
A. C.
*Cumulonembi,
enormi matasse
bianco-avorio,
arrivano veloci dal mare:
rotolano,
si accavallano:
con ingordigia
si prendono
questo cielo turchino
F. Z.
E' nell'istante, sento,
che dai crepi del tempo
sbuca e fiorisce, e ride
a quanto ci governa: Olimpo,
ombra, destino, volere di potenza -
il Senso.
Posa sul sasso grigio una farfalla
fremente meraviglia di un momento,
batticuor d'ali - e già la porta il vento
L. R.
Un tempo non molto lontano,
    alla vista di quei Fiori di ginestra
    per te colti nell'arido 'Calvario' lucano
        ci regalasti un sorriso
  morbido e avvolgente 
  come un abbraccio.
    Nel tuo cuore l'eco di bimba
    quando, con trepida mano,
    tentavi di cogliere il Fiore del deserto
AM. B.
lungo il bordo della stanza cercando
senza più gomma di loquace lemma 
di scacciare alto murmure d’amore e 
dal fotogramma dura ombra di voce
– senza mela molle d’afrori – apparve 
Gentil Francesca fra gli afflati abbagli 
di questo già galeotto Diario 
Di-aria disse: “se catrame smetti di scrivere 
su sabbie e in aria potrai ritornare a vivere
G. N.
Veglia la Luna
lontana nel cielo
accoglie echi
portati dal vento 
abbracciati dalla fantasia 
rifiniti di poesia. 
Dondolano, si raccontano, 
si sfiorano,
si dissolvono nel cielo di stelle
AM. B.
Miriadi di spirali
cristalline
disegnano
nuvole di sorrisi
nel cielo sempre diverso
mentre volute di stelle
lasciano il posto
all'albeggiare
del giorno che verrà
E. R.
Un timido chiaro di luna
osa tra le fronde
di alberi selvaggi.
Intorno è silente il bosco.
Da un cirroso cielo,
avvolti nella magia della notte,
paiono scendere grappoli di tenerezza,
che, al ritmo di una bucolica danza,
evocano gli amorosi Ermia e Lisandro
F. Z.
Dove le spose vigne generose?
Dove gli aceri nodosi?
Dove i salici gentili e snelli
quando, certe mattine d'inverno,
tanta era e spessa la galaverna
da piegarne i rami sino a toccare l'erba?
Dove i dolci pioppi tanto amati dal picchio?
E la canapa d'acqua che, ragazzi, raccoglievamo
sin da dicembre per il falò della Befana?
G. Fr.
Di notte
la mente bolle
fra gli echi in folle 
ribatte il cielo 
sfatto di stelle 
nel fango gelo
la notte sprango 
sotto letargo
sfratto la morte.
G. N.
           Non saranno i Fiori di Bach
a guarirmi dalla solitudine
perché io voglio vivere 
la solitudine per imparare
          mi basta pensare che
qualcuno mi sta pensando
perché ho bisogno di essere pensato,
tutti abbiamo bisogno di essere pensati
poi torna l'eco della solitudine
F. Z. 
Dono doloroso del Solstizio: 
giace morto sull'asfalto 
accanto al fiume un martin pescatore
piume verde azzurro brillante
becco teso al vento
occhi chiusi
angelo di mondi sottili
precipitato
nell'inseguire il Sole
L. G.
Lo Scannafòsso, dove
in fondo, si allarga di poco,
e chiostra il podere,
dopo la pioggia battente,
raccoglie l'acque dalle cune
dei campi intorno e s'ingrossa.
Fluido irruento, torbido
che tutto riSpecchia,
ma l'Ombre non sa trattenere
F. Z.
l’ultima voce di rosa sbiadita
è già secca come questa carta
bianca di ossa nel sole pesante 
di grassa maceria e di vacue ore
la memoria su le smena parole
di questo lemure tempo
che a voragine ci aliena
l’anima?
– un avello di parole morte
G. N.
Anima bella tu brilli nel pensiero
io no e non mi sembra vero ma la parola
la mia – non veleggia per infiniti spazi
no! lei viene dal dentro dal basso
cavo della pancia da quel magma
che si fa sostanza e sgomita
la poveretta per non cadere in rovina
gridando ascolta sono tua madre
e sono la tua bambina!
F. G.
200 Sei fiume vivo nella nostra esistenza.
Sei tepore che avvolge,
nei gelidi giorni d'inverno.
Sei come un albero maestoso,
che ad ogni stagione si rinnova,
donando il profumo della vita 
e copri con le tue grandi fronde
i teneri fiori del prato.
Grazie di esserci sempre.
AM. B. e E. Z.
Fiore rosso scuro di fiamma
spicca sulla calce
si abbatte una scure
sul cuore squartato
come per remoto sparagmòs
festa di sangue
rito e mito 
nella segreta cellula diviene
ancora una volta sacrificio
L. G.
Se camminando la sera
  ti capita di incontrare un albero
  solo in mezzo ad un prato, fermati ma non spaventarti
  oltre l'albero, forse, un piccolo uccello innamorato
  volando ti fa ricordare un passato di errori
  il tuo lavorare; una vita rubata.
E tardi, tra i rami dell'ontano
  il beccaccino sfiora le foglie
  travolto dall'eco degli spari
F. Z. 
La Valle dell'Olmo è dove sono nato.
Erano tanti e fitti gli alberi, le siepi 
e le vigne che, solo l'inverno liberava 
allo sguardo la figura delle altre case intorno.
Ad aprile, ci si levava le scarpe e, nel cortile
si ascoltava coi piedi la terra per capire
se fosse stagione a camminare scalzi.
Torno spesso in quei luoghi a me cari e
ogni volta m'accoglie l'eco d'un richiamo premuroso
C. S.
Linfa ascendente al gusto di ombra verde
radici che risuonano nell'aria
rami che sollevano torba, humus e sporche pietre preziose.
Nastri di Möbius che invisibili contengono la forma
trasformano l'attimo in una pioggia di diapason dorati
in sfere e gong che ondeggiano nell'aria liquida
e nella terra fertile.
Nel tronco cavo e rugoso, all'ombra geometrica del favo
fanno l'amore le api
A. I.
Sul tavolo stanco,
          in un vaso d'argilla dai decori sbiaditi,
          una rosa scarlatta ormai vizza.
Un'eco di graffiti spuntate su fogli ingialliti
          aspettano una mano che li racconti.
Occhiali da giorni riposti
          stanchi di essere letti.
Due quadrifogli da inserire
          tra le pagine di un diario
AM. B.
Ricordo una giovane figura di donna,
        Seria e soave, dai modi calcolati ma gentili.
Quel giorno, in riva al mare 
        sembravi una Musa,
        la compagna di Eolo?
I tuoi lunghi capelli neri
        ondeggiavano al vento.
Sei ancora così, con un'aggiunta d'Argento
        e un'eco da Est che ti porta il vento
F. Z.
Gli abiti luminosi
che indossavi d'estate
erano corazze avvelenate
gli abiti chiari  
che leggera danzavi indossando
erano affatturati
ti bruciavano la carne
come Glauce ti ustionavano
la pelle che svaniva stranita stupita
L. G.
E' forse solo un'eco a brandelli
questo mio naufragare
di pensieri ribelli
ma continuo a sognare
vita e giorni più belli.
Una umanità migliore
è quello a cui aspiro:
antropologica rivoluzione
che dia senso a ogni mio respiro
E. Z.
L’ansia del futuro mi strazia.
Sembra così angusta la via.
Il Carpe diem decade.
La crudezza della realtà uccide
i sogni.
Nere parole di giornale.
Nere, come la morte.
Non mi lasciano amare
questa vita
L. Gr.
Reduci dalle amarezze
              della vita
in un angolo nascosto  
              del mondo
scopriamo un baccello che,
              come un piccolo,
prezioso forziere, conserva
              in segreto
i Semi della Poesia
AM. B.
Assassino liturgicamente seriale
reiteravi il tuo crimine
con folle devozione
con devota ossessione
nell'infierire del tempo
mi hai inferto la ferita
che io ho conservato viva
nella carne dolente
della mia deriva
L. G.
Sta lì – a tufo antico tutto franto e di lato
l’andato straniero a muto sguardo e
senza più di fianco il lieve fiatare
sta lì desolato come la casa
sulla scoscesa scogliera: ma qui – dove luce
di bastimento non passa – stanno i muti passi
sparsi sul nero fumo di questa carta spenta o
nel salso fianco del dirotto convento: dove
senza pietà di vento la eco nostra sola sta.
G. N.
Sarà la dolorosa vita dell'esule
a risvegliare le parole della poesia,
dove Dante riamò Beatrice,
e Rilke conobbe l'infedele
Lou, turbato alla follia,
o sono le peregrinazioni del cuore
per ogni più antica offesa
a impedire la resa
ad un pacificato amore?
A. C.
Ciechi impotenti aruspici
decifrano cosmologie oscure
in cui si addensano energie di tenebra
fantasmi celesti propongono
rompicapi astrali
la nemesi ineluttabile del cosmo
partorisce antiche stelle
impregnate dall'Hybris
di arconti brutalmente oziosi
L. G.
Versi per amarti più forte
     fratello mio e donarti il mio tempo.
Versi per alleviare il respiro affannoso.
Versi su quel passato, oramai passato.
Versi per ricordare il giovane emigrante
      dalla valigia di cartone.
Versi per gridare al mondo che, se si muore,
       è soltanto per poco e farti giungere
un'eco che esalta la Vita
C. S.
Angelo appeso al gancio del beccaio
piume nere insanguinate
che tua madre ti strappò
spiccano sul tavolo di marmo
testimoni della tua fragilità
ostentata con dovizia
di parole
e iniezioni ripetute
di silenzio
L. G.
Nell’aurora ricolma
sangue e parola sgorga e
dal guscio ninfale di ali
una falena si allarga ferale
in luce di echi a sciame
come di foglie un fruscio
sulla carta rimbomba
di silenzio nel vuoto 
un nero frastuono
G. N.
Nella sera piovosa
su grovigli di spine
il mio ego riposa.
Ora tutt'intorno vagheggia
un'eco senza fine.
Non pace, né speme,
né sublime ricordanza.
Uno spirito geme
nella tiepida stanza
E. Z.
Incantevole metamorfosi.
I gelidi Echi, già stesi al sole,
sono adesso fresche e generose parole.
Le inebrierò d'un silvano,
delicato profumo di Erika, e,
comporrò versi da custodire nel cuore,
dove riprenderli, ancora,
nelle chiare notti di luna,
        come ali per migrare
F. Z.
Ci sono notti
(chiamiamole così)
che arrivano di colpo,
senza neanche avere aspettato la sera :
sono le notti più buie
più fredde,
dove anche un grande fuoco
non riesce
a scaldarti l'Anima
T. P.
Qual è il peso specifico
di una lacrima?
Economia non volle imparare
la visionaria fanciulla
ma ecolalia divina
e chiamò a gran voce
l'Assente renitente
fino a dissolversi
in un esaurimento carnale
L. G.
La luce lievemente scarlatta
di questo quarto di luna, complice
il vento leggero venuto da poco,
entrando la finestra di lato,
regala ad una parete,
un gioco di ombre tremanti,
un vibrante eco di rami e di foglie
             che dura il tempo
             di pensare questi versi
C. S.
Mi sono innamorata di te,
      il tuo primo regalo,
      non sono state rose, ma
      stivali, per vincere il freddo.
Sono ancora innamorata di te e
      la tua generosità, ogni volta,
      mi scopre commossa.
Quando penso a ciò che è stato, 
avverto intorno un'eco che sa di poesia
AM. B.
Dei ritmici e pesanti colpi,
      su quel ferro rovente,
di Efeso, ora, solo l'eco rimane.
Sono recondite le pesanti spade.
       la fucina spenta,
      adesso è adorna
di candidi e
       gradevoli profumati fiori
del Citrus sinensis
C. S.
Percorrevamo in silenzio un viottolo,
       solitario, polveroso ed aspro,
       dove foglie e sterpi 
       si ammassano nei giorni di pioggia.
L' eco ci portava grida di bimbi 
       intenti a giocare, a rincorrersi scalzi
       sull'arida terra.
Tra le stoppie riarse, qua e là, fazzoletti
       di trifogli dai fiori gentili ad aspettare api
AM. B.
nell’eremo calare delle soglie
l’imago anima che ogni dì ricolma
l’opaco sguardo – sempre un gran boccale
mantiene in mano –: come di lacrime
sulle acque morte un dovunque di salme
muto sciama dall’inane pianale
colmo di orme vuote senza più porte
dove Dolle D. alma informe entra reale
musa sempre vitrea di parole vane
G. N.
E dopo l'uso si getta, e dopo il fuoco l'acqua
che inonda Praga e Dresda, sommerge terre
e fa sterili i campi; Danubio e Moldava,
come da noi l'Arno; ma il problema
è la partita della nazionale.
Non pioggia discreta, respiro dei raccolti,
ora l'uragano che scoperchia
case, è tromba d'aria che fa male
ma a rischio è la partita della nazionale
A. C.
La notte, le volte che non spaventa,
sa essere dolce e portare consiglio.
Esito un poco, sopra ad un diario smesso.
Tra le righe di un foglio con data di maggio,
c'è ancora posto per tante cose.
Al ritmo andante di un minuetto, soave,
mi accompagna un pensiero a cercar l'eco.
L'orso che mi abita ha deciso che,
il letargo può ancora aspettare
F. Z.
Fuori, una pioggia generosa,
qui dentro, una notte,
non facile al sonno.
E' tutta un'eco la stanza, 
di parole, di gesti, di sagome e colori.
Sono vivi i poeti con le loro strofe,
sono vivi e raccontano, danno speranza.
E, nell'istante in cui se lo chiedono,
danno un senso alla vita
AM. B.
in questa quasi sera di prima estate
stanno tutti ben rinchiusi: all’aperto
in casa al bar… di vita vera non-ce-n’è
(prima dov’era?)
Stanno insieme per vedere la partita.
Lontano un cane abbaia… abbaio anch’io.
(silenzio)
Spagna batte l’Italia quattro a zero – e
da giù risale l’umano ronzare.
G. N.
Tocco imperscrutabile di Vento
trasforma in linfa urlante
plurime voci volatili
tremule e disfatte
profonde e cavernose
plumbee ed argentee
ignorare ed espandersi in esilio
vibrando in consonanza
nel risuonare della Voce altrui
L. G.
Sono stato
programmato
nel piano
quinquennale
Cinquanta_Cinquantacinque
ero progetto
di ristrutturazione
nell'eco di un Tale
che mi aveva pensato
F. Z.
Un brusio di voci fioche, e,
come fronde di babilonici salici,
un muoversi lento di membra che,
portano a stento poche, misere cose.
Un peregrinare pallido,
          sotto un sole che opprime.
Inseguire un orizzonte,che,
come l'ombra s'allontana dal piede ad ogni passo.
          eco di un infelice esodo
AM. B.
Se non ho riconosciuto l'Ombra
che avanza con me
febbrilmente ansiosa
di esistere
se non l'ho vista 
né ascoltata
continuando a combattere
lo Straniero che mi abita
perdonatemi e datemi accoglienza
L. G.
Eppure ti conosco
e non ti so abitare
ombra che mi insegui
sto accovacciata sull'orlo
del tuo grembo vuoto
ma tu tenera lasciami
entrare dove balugina
in principio come un bianco cirro
lo stelo della luce
F. G.
tu che al viandante di albori stanco
con profondo chiaro ridoni incanto:
come la rosa che al mattino bianca
memoria al muto poeta colora
di bellezza accanto. Ma ora di guardo
non più vi contenta se non quando
nell’apparente comune andare
con il maestrale di chiaro muto velo
su rive e carte vi canta d’orfeo mare.
G. N.
Dimenticarsi fuori,
noi lo abbiamo fatto
tante volte,
in notti come questa.
Notte da ladri,
ad osservare il buio,
ad ascoltare il silenzio,
a rubare sogni,
da regalare ad un'eco
F. Z.
Sciorinare pietas inflazionata
sentenziosa sciropposa edulcorata
esibire oscenità iconodule
è ferale e feroce godimento
del codardo assoggettato
che liscia il pelo
all'Ego
facendo mercimonio del buon cuore
poiché di Sangue è donatore
L. G.
ovunque di grasso un largo masso
insieme a tutte le infinitezze
di quest’essere nelle pozze era
di sesso addosso: – senza sopore
di lemma mi ergeva – mai leggera. 
Ed ora a lingua coturna mi tocca
portarla – su carte d’abisso e fole
dove lo stesso afflusso che premeva
le ossa intere di memorie qui duole
G. N.
Un inusuale piccione, quello che 
ad Andersson valse un Leone tutto d'oro.
        In un mondo di statica,
         meschina quotidianità che
         ossessiona e tormenta e dove
non trova confine la solitudine,
solo lei lotta zoppa, sa dare sollievo,
lei, che per due once di spirito offerte,
cerca l'amore in un bacio preteso
F. Z.
Di sangue anche il cielo gronda
barconi di solitudini pieni
guarda,
nei cuori tumultuosi
Echi di patria lontana risuonano.
Cancellate strade da spari e fuoco
in false perle scintillanti trasformate
veli di vergini mute percorrono
all'inospitale terra i frutti donano
MG. R.
M’accompagnava il suo sorriso
sulle rive di sabbia del Tanganika;
m’innamoravo della Croce del Sud
e del suo sguardo trasognato,
incurandoci del coprifuoco
per quella guerra insensata.
“Portami con te”, m’aveva detto,
un attimo prima dello sparo
che ci divise per sempre
B. G.
Recente-mente
ad ottava vita nato,
tenera-mente
un morbido impasto,
avvolgo in un abbraccio,
evitando lieviti,
        fiducioso solo
        di una eco
              amorosa
C. S.
Nel tempo si confonde idea e azione
di quale amante fu l’angolo buio
che saluto passando con affetto
di quale manifestazione
il ricordo del tafferuglio
di quale vacanza
l’affaccio sullo Stretto
e faccio prove
di dimenticare il mio stesso nome 
A. B
Sera di un mite settembre 
dove la Vergine presto 
lascerà allo Scorpione,
una tersa parentesi di luna,
cerca il suo specchio
dove raccogliere echi,
da donare a questo
angolo di universo e
tenere viva la speranza
F. Z.
Mi guardo senza troppa convinzione
per l’abitudine a quella sempre stessa faccia
con gli occhi azzurrini sonnolenti
quel sono io che quasi non mi riconosco
ogni mattino con l’età che avanza
sono proprio io senza occhiali
con quel solito sorrisetto
accogliente sì questo è vero
ma di quale mutevole sostanza!
F. G.
fu come dentro abissi di coscienza
cadere – fuori con voci straniere 
la brigata amica pareva arcana: 
dall’erba fatta secca del nirvana – 
un respirare di sguardo accanto
di cane o forse di un amore era
memoria di carne già dispersa
senza lemma e con lingua d’immanenza
in coscienza si è tutta riversa.
G. N.
Se temo di perdere in essenza e frugando
poi sepolto vivo trovo un io poco condiviso
asfittico aulico piccolo narciso che sospetto
stia acquattato sotto strati di ciarpame
come fosse un gran mercato di puttane
di promesse beffarde tu vampiro del mio sangue
per giustizia rendimi la voce
il volto il nome e una stilla almeno
della mia flebile luce
F. G.
In amara memoria del morso
incantesimo si reitera
nella tela del tempo
nastri multicolori s'intrecciano
al ritmo di tamburi
si rinnova la prova
in dolente tessitura
drammatizza il silenzio
apatride della parola
L. G.
Venisti nel vento
in una notte senza tempo,
vivo germoglio 
di fiore, di vita,
di colore, di amore.
Profumo intenso
di eterno, di infinito e,
non mi sembra vero,
sei tu il mio pensiero
AM. B.
         Una balugina
attende guarda
contempla
tremate luci
          l'altra forte
metallo di luna
va spacca la quiete
ripiega in lustro
sospeso viaggio
B. M.
Un'umida camera,
dove un armadio stava,
con la schiena tarlata,
tra due ante sconnesse.
Sotto, raso al pavimento,
il cassettone socchiuso
mostrava quattro stracci sgualciti
che soffocavano sul nascere il desiderio
di pensarlo "Il Cassetto dei Sogni"
F. Z.
Ciò che inizia dal buio è il cammino (Luigi Nacci)
da un vuoto da un’origine
senza limite di una meta
quando mondo è quel passo
caduto ogni ingombro
la casa in un sacco poco peso
addosso di un Io e il nome
errante a piedi scalzi
fratello d’ogni migrante
F. G.
Hanno un Dio che li guida i popoli migranti,
varcano frontiere, guadano fiumi, incrociano mercanti,
ma sempre oltre vanno, oltre i confini,
oltre il tempo e il suono dei tamburelli.
Verso mari d'altri salpano le cannoniere
e terre d'altri per colpire,
per distruggere o conquistare.
Quante volte un prete benedice una guerra
e un patriarca benedice una bara?
A. C.
Per quanto tempo ancora
resteranno le voci, i colori, i profumi.
Per quanto tempo respirerò ancora
il profumo del tuo intenso amore.
Per quanto tempo saprai ancora
perdonarmi di non averti
amato abbastanza.
Per quanto tempo l'eco ancora.
Per quanto ancora resterà l'eterno
F. Z.
Continui, annunciati gelidi delitti
nella grande distesa del mare,
inesorabilmente si consumano.
     Eco di un quotidiano
     vivere incerto, che
come un brivido increspa
     il pelo dell' acqua.
Quest'acqua che a levarci il sale,
non sarebbe meno amara
AM. B.
Quando, ad ottobre inoltrato,
                    mia Madre
appendeva grappoli di Rabosa
alle travi in camera da letto,
non era per adornare una stanza
dove oramai anche l'amore non era.
Ogni graspo legato, un sospiro
e già vedeva, dei quattro figli migranti,
uno almeno tornare perché era Natale
F. Z.
ripetuta eco lontana
di palindrome
torna indietro adesso
riverberante spazio illusorio
ridondante frammento s’accavalla
mentre ascolti attento
cercando senso
senza motivo apparente
con orecchio diverso
R. M.
Quanto di Pound ci fosse in Eliot
che sminuzzò La terra desolata;
cosa c'è di Eschilo in Sofocle
e di Sofocle in Euripide
e dei tre in Aristofane gagliardo;
cosa c'è di questi nel vegliardo
che racconta talvolta, o sorride
e guarda basso, ché ha riempito la vita
di quel che non s'avvide
A. C.
Parole stanche,
leggiadre parole,
parole storpiate,
vivaci parole,
parole taglienti,
sdentate parole,
parole impigrite, 
una lettera morta.
Una eco attonita
F. Z.
Larve in tenebrosa metamorfosi
in anime dormienti s'infuturano
lungo vie tortuosamente estinte
contemplando l'oscurità
naturale delle cose
luce indeterminata dell'Essere
accoglie Oriente
mentre il buio profondo 
svanisce in osmosi aurorale
L. G.
Alti, neri, ad acqua,
specchi del silenzio
sapere della terra
santi 
navigare di ore
attimi posati
e restare non sai
nel ritmo stretto
nel vento rattrappito
B. M.
Dall'Ente al Niente
passando per la mente
ho intenzione di iniziare
a smussare parole
a piallare pensieri
ad estirpare desideri
a smantellare barriere
ad abitare parvenze di echi
inchiodati ad orizzonti ciechi
L. G.
Questo colle era del mare.
La piana, intorno, con campi
ben arati e pronti ai nuovi semi.
Scoline a separare il tuo dal mio.
Non scorgo pioppi, né salici né aceri,
ai quali, un tempo, si maritavano le viti.
E, allora, penso al passero che,
così nostrano, per sopravvivere,
si è pensato migrante
F. Z.
Fondersi in fatua ardenza
nella notte illune
tra padiglioni dimessi
abdicazioni distacchi irredimibili
cozzando in deriva continua 
contro i pilastri ossuti della rimembranza
evanescenza di confini
miasmi di foglie marcite
di stagioni deluse
L. G.
La combustione lenta,
quella dove non senti odori,
quella dove non vedi fumo,
quella dove non c'è fiamma,
la più occulta insomma,
                   che non avverti,
            perché non ustiona
            e non lascia traccia,
si fa beffe della tua eco
F. Z.
Fuori con le rade luci attorno
nel fuoco lì già spento c’era
in un vuoto d’essere la notte:
come un quieto fosso di morto –.
Ed ora in luce eterna ritorna
muta platea di lieto andato
dove nuda la mondana dea
a vitrea carne sulla scena ardeva.
Qui di carte e voce è la corifea
G. N.
Qualcuno stasera, rincasando sul tardi,
ha detto che fuori, il cortile,
è tutto un'onda di luce, dove,
unica ombra, una timida eco.
Stasera non aprirò alla luna.
Stasera non apro alla luna e resto solo,
qui, a scoprire,
al di là della pazzia,
quanto del Tasso ci fosse in Leopardi
F. Z
Il gelo in silenzio ricama,
la luna guarda, lontana.
E' freddo il cuore,
nel silenzio che brucia
     il ricordo di un'eco lontana.
Qualcuno c'è
che mi prende la mano e,
per un dolce istante,
mi seduce
AM. B. 
Anima aptera si dibatte
nell'informe promessa 
di un esito volatile
che dia l'illusione di esistere
di aprire orizzonti
di estinguere la sete
umilmente prona
al mendicare visibile
può divenire solo oltrepassando
L. G.
L' Anima, se la prenderà solo il vento
che a suo piacimento
                     strapperà e disperderà.
Non sarà l'amico più saggio
né la tua eco a dirti dove
andrà ad appenderne i brandelli.
Restiamo sospesi tutti ad un filo che,
la vita ha tessuto nei secoli e,
la risposta spesso è lì in ciò che chiedi
F. Z.
Echi violette si allargano
in volute silenti penetrando
i reami del commiato invisibile
morire è solo dissolversi
argenteo disfarsi
del filo che ci tiene
un trasmigrare varcando
ponti d'ombra
e cortesemente decrescere
L. G.
Lunghe notti ho vegliato e giorni
e tu per me mai un segno
(smarrita nell'intreccio della storia
la piuma di ligustro si librava
in un cielo a noi ancora sconosciuto).
Da quale scena, da quale rilievo
approdate a questo chiaro giorno?
E quale rondine, quale bambina
attraversarono con voi il fiume?
G. PN.
Pazienza -disse l'oracolo-
sopporta giusta distanza
dialoga con mancanza
mentre tempo insolentisce
notti e giorni
guardiano di soglie
sonnecchiante tra due mondi
che tu provochi
mettendo le dita tra porta e stipite
L. G. 
Quando diventano troppe
le notti in cui non dormi
fai fatica a sopportare,
                 a sopportarti.
Anche una luna, grande,
come quella di stasera,
                     non basta.
Non basta, e resti solo,
        a guardarti le mani
C. S.
Lasciano, alla sera, gli ultimi raggi
di un sole che, oggi malgrado, si è mostrato.
là a Ponente, fino a che l'occhio arriva.
La Vista più bella:
un cielo, a tratti cirroso, e, tra spazi e sprazzi,
è di rosa, ora chiaro, ora scuro,
ora blu notte, ora ciclamino.
A tratti distratti, armoniosi tratti,
come un sogno recente, una favola dolce
AM. B.
Raccontano le tele di paul klee
di qualche passo nell'invisibile
ma chi si perde nel labirinto
degli sguardi fissa inerme
il trascorrere delle cose:
il giardino delle rose,
il vestito dipinto,
ogni oggetto possibile 
rimasto o fissato lì
A. C.
Non è giusto
- pensavo -
e continua a non esserlo
se la visione della Giustizia
è un piacere riservato
soltanto a Dio
mi resta da godere terrestramente
lo spettacolo dell'Ingiustizia
al cinema Universo
L. G.
Siamo rimasti soli,
sotto la lanterna,
nell'umile silente vicolo.
Ci fosse stata la nebbia,
tutto allora, così diverso.
Se c'era la nebbia, certo,
come avevi ben detto,
avremmo stretto tutto,
tutto ciò che pensavamo lontano
F. Z.
Ammettiamolo, è sempre colpa della mela!
E' la mela di Eva, che ci regalò il peccato,
la mela d'oro di Afrodite, che scatenò
una guerra fra le divine, la mela di Newton,
che spiegò la gravità; Guglielmo e la mela,
prova di precisione e solidarietà,
ma le mele trentine, vuoi mettere!, canto
in gola e felicità, perfino peccato,
ma subito assolto e senza pena
A. C.
già chiara d’alvéo dormiente bella
era di pelo – poi con quella mela
fulva a querulo cuore scese sicura
lungo l’addome e colma d’afrore
a raccolta fra le gambe reclamava
le smielate ore-e-parole tutte mie 
qui natie dall’ansio dei due labbri 
nani e grandi – dove Dolle si rase il pelo –: 
poiché poesia a lingua poma assapora.
G. N.
La nebbia, stanotte, finalmente ha reso
un senso a questo novembre padano.
La luce del giorno che monta, sorprende e
incolla l'aria satura ai rami intorno e fa poi
scendere gocce ritmate sopra foglie morte.
Gocce rumorose, gravemente sorde, 
mi scoprono infreddolito, un poco assorto,
desideroso di scordare un triste passato
e, dentro, la voglia di rivivere un sogno
F. Z.
Colle incantato,
di un dolce azzurro velato,
dove sostano le favole e i sogni.
Il sole, del dì va lasciando il ricordo,
scende tra i fianchi di altre colline.
Tra i vuoti di rami e scure fronde,
furtivamente si insinua
una morbida luce, che nell'anima infonde
                          un'eco amorosa
AM. B. 
"Ognuno procedeva con gli occhi  
fissi ai piedi" e la testa in ogni dove, (Eliot)
v'erano un saltimbanco che commuove
e un mangiafuoco con i suoi balocchi,
v'era chi sa leggere la mano,
ma non la propria sorte,
v'era perfino un ciambellano,
un boia che metteva a morte
e un re pagliaccio che tutti li guardava
A. C.
Il sipario s'alza
muta è la scena
non un alito si leva
soltanto l'eco leggera
di una voce lontana s'ode
a spenti spettatori sussurra
il nome di chi crimini, misfatti
impunemente compie:
potere è il nome suo
MG. R.
Quando neri – nell’aspro inverno 
di vento maestro lontano
dall’innato andare via alto:
i quieti migranti colmano
con grazie di nugoli tersi
il riguardare di noi umani.
Senza ali e da terre galere
su onde avverse e a spini di ferro persi
stanno gli umani che mai rimiriamo
G. N.
Stamane cammineremo i sentieri
del colle "Orsara".
Sulle spalle lo zaino,
dove sta un grande pane, che
sarà diviso con tutti.
Al mio fianco Anna.
Nel mio cuore Francesca che,
ancora prima di sapersi migrante,
mi fu più madre che sorella
F. Z.
A saltare no, oggi non riesco e resto.
In silenzio lascio ogni cosa andar via.
Non rinuncio e non mi arrendo, ma lascio,
                    mollo per un poco la presa.
A saltare no, oggi non riesco.
Un volo, forse, nella pienezza del Cosmo,
compagna soltanto la mia eco,
a tentar d'incontrare chi
da molto tempo mi sta cercando
C. S.
Quel cosmo tanto d'ordine pieno
per mano l'uomo conduce,
nel pensiero risuona sinfonia di stelle
che da lontano giunge.
Riposa il cuore
fra l'eco di ciò che fu
che sarà
nella sua isola
ognuno ricondurrà
MG. R.
Santuari d'Oriente
di dura pietra
serrati come ostriche
a noi che cercavamo Inizio
voce scaturita
da latebre notturne
raccogliemmo invece echi astrali
sbiadenti sulle alture
della Città d'oro e di fango
L. G.
"Terra e mare gelati di dolore", (Bigongiari)
ma i gelati al liquore, che passione!
Manzù e i suoi cardinali,
la danza delle Oceanine,
Sassu e i suoi cavalli.
Degli umani le malefatte:
Dresda e Hiroshima, Aleppo,
Rotterdam, le città distrutte.
Morgantina non sarà che un nome?
A. C.
Ci sono bei viali a Trieste,
strade in ordine, pulite;
ma viali e strade, che,
                  purtroppo,
di rado sono piane.
Trieste, tra colline e mare,
dove le carrozzine dei bebè
dovrebbero avere freni,
con comando a distanza
F. Z.
scivolando su acque vuote di face 
dal sopore saldo di scure falde
fra le brume alcove di andate strade 
cave e senza nome – accade che voce
al viandante riporgi – fra le polle
vuote di giade e di agrori ricolme
come da questo invano nominare 
senza più rose e né mare: su carte
di parole uguali a vapore in mano
G. N.
Affinché viva sorgente 
scaturisca dai deserti
della tua perenne abdicazione
divieni rabdomante di parole
- percuoti per tre volte la roccia -
e l'inerzia della pietra
saprà superare se stessa
nel divenire
imperfettamente perfettibile
L. G.
Quanti giri di chiave
per aprire un cuore,
quando serrata è la porta dell'amore.
Scendono spesso amare lacrime.
Si riflettono nelle linee del corpo
le ingiurie del Tempo.
C'è chi in silenzio soffre e aspetta.
Quanti giri di chiave per aprire un cuore,
per imparare ad amare
AM. B.
Il tempo delle farfalle sembra un tempo felice;
meglio dire "sembra", per scaramanzia,
potrebbero volare altrove e ovunque sia
e avremo il tempo dei bruchi o delle larve
o di nessuno più e di nessuno ancora.
La scalinata lunga mille piedi non porta in cielo,
lì ci vai titubante e nudo. E hai voglia di pregare!!!
Al tempo dei casini c'era un modo più spiccio di educare;
qualcuno rimaneva diseducato a vita
A. C.
300 Un gatto bianconero
mi passeggia nel cuore tutto il giorno
querulo insoddisfatto
avido di battaglie di amori
fiero delle sue ferite
ostinato caparbio
insegue ciò che vuole.
Un gatto nerobianco
tutta la notte mi passeggia nel cuore
L. G.
In un solitario
silenzioso eremo
m'abituerò a vivere,
guardando i dì, meditando
le miserie dell'uomo.
Mi peseranno le notti insonni
più che il mangiare misero.
In esilio per scelta,
per evitare il Mondo
F. Z.
se non fossi tu – oòh mondo! di verso
tondo – ma di lungo uguale ad un rigo:
sempre al tuo brigo non gireremmo
attorno. Forse per librarci appena 
dalla guitta rima che c’incatena
sempre di schiena per derive andiamo 
a fondo – se rimando ossi di ali nostri
nel già rotondo rimenare dei passi
cali a carte menando massi reali
G. N.
Il vento che oggi mi sfiora,
arriva da un paese lontano,
lontano, oltre l'orizzonte 
di quest'acqua salata.
Dice il vento di abili mani che,
intrecciando fili d'oro e d'argento,
ornano preziose tele con ricami che
raccontano di nobili gesta, di storie,
di generosi amori, di cuori gentili
AM. B.
Come le rondini a pelo d'acqua,
a fendere distese il sole e il vento,
soltanto con la geometria del volo,
senza supermarket o superbike,
senza le Nike ai piedi
o la Ferrari a nolo,
vanno le ragazzette acqua
e sapone all'assalto della vita:
chi non s'accontenta tutto vuole
A. C.
ora che più nulla abbiamo
né di pietra e né di fiato
vita – l’essere che ci resta
è questa carta fra le dita:
è bianca e vizza come la foglia
che non sta più su quel ramo
morto per ogni gennaio 
e senza un alito di trasporto
scende sulle sere d’inchiostro
G. N. 
Stasera il "testardo" libererà il cielo.
Domani, il segno dell'aria saprà
darmi  saggi consigli.
La trave che sostiene la falce non mostra tarli.
Posso attraversare di notte senza luna 
i solchi nei campi del mio Valdolmo.
Domani cucinerò grossi pani che
porterò domenica a Monteortone.
Ho deciso di camminare ancora. Devo farlo
F. Z.
Deboli tracce d'infinito,
lucciole dolci e crudeli, 
eleviamo canti stonati,
parole che il vento disperde;
con sguardo incuriosito;
ci vegliano gli arcangeli,
e un cielo sempreverde
ci illude che, rigenerati,
costruiremo bellezza
A. C.
Nuvole rosa chiaro,
incollate ad un cielo
           grigio incerto.
Una coltre di nubi basse,
                recide le cime
del " Ricco" e del " Ventolone".
Più in basso,
dolci pendii di mandorli
                        in fiore
AM. B. e F. Z. 
Le verità della notte,
                  dissolve 
la luce dell'Alba,
dei  propositi buoni, dei pensieri,
                                   ci priva
              e svende alle ore del dì.
Il sipario che l'Aurora alza lento,
mostra le mie miserie,
una artefatta mondana realtà
F. Z.
Nuda coi ratti brulichi 
carne in fogne abuliche
sulle acide scorie svetti
fra uteri e volti giacenti
raspi ululanti rospi 
Notte – a forte vento qui sbatti
e il piatto silenzio cade
a scaglie di cocci rotti
sul mattino scende la notte
G. N.
Vere novo, gelidus canis
cum montibus umor
liquitur et Zephyro putris
se gleba resolvit,
depresso incipiat
jam tum mihi
taurus aratro ingemere
et sulco attritus
splendescere vomer
Virgilio Georgiche Libro I ver. 43-46 
Ne la nuova stagion,
quando dai monti
scorrono giù le liquefatte nevi,
e ammollita dai zefiri
si scioglie l’umida gleba,
converrà, che allora a gemer
sotto il profondo aratro
il bue cominci, e ne gli aperti solchi
lo srugginito vomero risplenda
Traduzione di Clemente Bondi
- Il genere umano non può
sopportare troppa realtà -
perciò custodiamo ostinati
il duro dono del Silenzio
che nel suo radicarsi inflessibile
tra aporie ed afasie
diviene invalicabile cancello
che non perdona
questa rêverie
L. G.
Sul quotidiano bianco piano
di marmo (dove pure le acque
oblique vanno) sempre lì stanno
messe da mani senza più carni
le anfore memorie di lieti anni:
sono come dei silenti massi
per le cavità aperte uguali
a quelle orali dei muti sepolti 
a le urne carte di pietrami e carne
G. N.
Ora che più profondo
s'è fatto il silenzio,
ti aspetterò accorta
come s'attende
               un'eco,
sotto questo cielo grigio,
dove unici, sempre,
a non morire,
restano i sogni
AM. B.
Quel cosmo, di cui spesso parlo, 
                        e che ora tu dici,
non risuona di melodiosi echi.
Odo, piuttosto attento, un vibrare
scomposto di sgangherate voci,
                         di grida contorte,
un vagare di frammentate anime
che tentano di ricomporsi, mentre
fluttuano incerte e confuse
C. S.
Liberi pensieri
la notte echeggiano
di mirabili giorni
ricordi portano.
Il gabbiano dall'ala imbalsamata
con dolorosa ferocia prova a volare;
nel passato cielo cerca
l'infantile melodia
nel tramonto ormai dissolta.
MG. R.
La mattina del giorno che nasce,
mi trova curioso e quasi impaziente
di sapere il nuovo,
di fare, di imparare
(c'è sempre ogni dì da imparare!);
quando poi, s'avvicina la sera,
quella voglia del nuovo svanisce
ed un gran desiderio mi prende:
poter dimenticare qualcosa.
F. Z.
Espandersi di cerchi sull'acqua
il nostro perpetuo vibrare
accadimenti risuonano
per anni nella carne
superficie turbata
lago che era calmo
poi, tardamente, a sera,
si esaurisce la spinta
si ricompone il silenzio
L. G.
di sogno in sogno si avvicina
al margine oltre il quale
una musa corteggia l'infinito
come fosse un dipinto di Thomas Cole
mentre noi le bestie di un'arida prateria
pascoliamo nella polvere, ovvero
nel provvisorio pulviscolo della nostra presenza
che innamorata per vie d'acqua e fuoco
proverà a trascendere
F. S.
Lanciano freccette colorate
gli illusi detentori del pensiero,
hanno un mondo di frivolezze,
un canto sguaiato, una parola esausta
e della vita l'infausta
coloritura dei vini manipolati.
Conta la famiglia nel momento del lutto,
nonostante gli attriti, attenua
il dolore di eredi inconsolati
A. C.
Se anche stamattina,
ti senti depresso
e trovi il mondo
                 troppo
insignificante e scialbo
vuol dire allora che,
anche stamattina,
sei rimasto troppo
davanti allo specchio
F. Z.
-DEADLINE-
linea grigia linea morta
il frastuono dello scorrere
mi porta lontano
dove vado non so
risvegliando echi dissepolte
scolorano presenze-assenze
occultandosi nell'immemore sonno
di un prima o un dopo sconosciuti
L. G.
Ho visto un cane col cappotto,
un mendicante infreddolito,
un gatto rovistare,
una bimba saltellare,
un passante con l'ombrello, 
un ambulante col carrello,
due gemelli in carrozzina
e, proprio oggi tre di marzo,
ho visto un matto andare scalzo
AM. B.
a cosa serve a sera cercare
il corrusco sasso ballerino
se di echi fosco è muto l’occhio
e di pece poi colmo al mattino
e nel ponente fuoco si frange a
pianto: come da sorto greve lagno
parola che mano veloce sgrana
sull’ardente stagno di carta – dove
non duole fiamma di luce mondana
G. N.
Farfalla scarlatta, che
hai scelto il fiore 
della purpurea echinacea,
di questa vita dimmi
quanto ti resta.
Meravigliosa, ti guardo e
diventa bella ogni cosa,
anche una lacrima,
si fa gemma preziosa
AM. B.
Sbiancano le luci dell' aurora,
timide ombre
inceppate tra convolvoli o rovi.
Il merlo, quello che sta
nell'ultimo rametto alto
del grande noce oltre il fico,
canta cercando d'imitare il rosignolo.
Canta fino al tramonto del sole e,
dopo ancora, per un poco
C. S.
Nel buio,
di una stanza,
la Notte,
tutto rende
straordinaria-mente
così chiaro,
così visibile
che camminare
posso ancora
F. Z.
Da oggi me ne andrò
-pellegrina sotto altri cieli-
diventando nient'altro
che polvere sulla strada
confusa ad altra polvere
imparando a conoscere 
soltanto
l'eco di un canto
gioia leggera del Cammino
L. G.
Il mucchio selvaggio,
l'orda, la stirpe, la gente,
il gregge, tutto concorre
a confondere l'uno
che se ne va disperato
in cerca di un albero
a cui appoggiarsi
o impiccarsi esausto
della sua inconsistenza
A. C.
Ogni Uomo
ha una storia;
a voler scrivere ognuno la propria,
una vita non basta.
Ogni Uomo ha una storia
da raccontare e allora
racconta 
anche tu
la tua storia
F. Z.
Divina Impersistenza 
generò distrusse
dissolvendo ridisegnando confini
il viandante segue la Via Lattea 
-rugiada astrale che irrora la terra- 
ritrovando percorsi peregrini
attraversando campi appena arati
forestiero in foreste impenetrabili
camminando -nonostante tutto-
L. G.
L' aurora 
stamattina
si è mangiata
quasi tutti
gli spigoli 
di cielo
che 
avevo diviso
con tanta cura
F. Z.
è giunta sulla quinta della sera
e luce vuole dalla cieca stanza
la prima vera falena bianca
che refola in volo le mute fole:
di voce divenuta oramai nera
pietra di memoria della sera e
in albore ombra umana che danza e
di mattina su carta bianca si sfarina
nel silenzio cantore vero dell’assenza
G. N.
Sfarina la voce
nel buio del cuore
speranza e noia
nella mente lottano.
Sola intreccio
della memoria il filo
nel ricordo mi quieto
di un amore lontano.
Riposo nel mio mondo rinchiuso
MG. R.
Questo andare,
questo passare 
questo tras-correre
questo correre
questo dire... e si dice!
ho poco tempo...
ho così tanto, poco tempo...
oh mammina, ti prego, aiutami
a ritrovare il tempo... voglio dialogare
C. S.
Mi apro al mio destino
col corpo che capisce
scandendo i passi
-celesti asperità
del procedere-
nello sgomento
dell'estensione dei campi
orbitando nell'ombra dei falsi platani
sola eppure non da sola
L. G.
Di tutti i sentieri camminati solo
o con il custode angelo mio di sempre,
non c'è sasso e non c'è arbusto
che io abbia mai dimenticato.
Cambia sempre qualcosa la pioggia
                          (ma poca cosa);
rivedo ogni mio passo, sento l'Eco
del mio respiro e l'abbaiare
lontano dei cani, sempre uguale
F. Z.
Rompe il muro sottile delle nubi
la luna all'alba e segna l'orizzonte
di un chiarore in attesa del sole.
Nelle molte assenze che si prende Dio,
in visita alle galassie o in sosta breve,
spunta il nanerottolo subentrante:
ha nomi strani, detesta gli umani,
ama le guerre ma crede fortemente;
il popolo lo adora come fosse dio
A. C.
Ecco,
nel cuore del silenzio,
un altro giorno nasce.
                     Ascolto
la voce del vento
e guardo verso il sole, 
che ora alto si leva
baciando la vita
e ogni suo respiro
AM. B.
La notte, in ansia di cedere il passo,
non aspetta l'arrivo del sole,
inizia a smarrirsi già prima,
si sfalda di lento torpore
e il sole che arriva da lungi
la prende d'un subito slancio
ed è luce che illumina le acque
e le terre e le genti e le bestie
in attesa di agguati
A. C.
Sali sul cavallino, trotta e vai, 
sulla giostra della vita trotta e vai, 
fanciullo, e non piangere 
se il malvagio dei bottoni 
ha troppa fretta di fermare il trotto. 
Ogni trastullo ha un tempo definito 
e fa mostra di piangere 
con un fiume di lacrime 
il bambino tradito
A. C.
Calcano le mie scarpe
orme di gente ormai andata
ma l'eco dei passi ancora
sento ed è sempre rigoglioso
il piccolo podere lungo il solco;
rami carichi di frutti piegano
fin quasi a baciare la terra.
I  trifogli in fiore mi fanno sognare
e mi invitano a credere
AM. B.
Cirri e cirrostrati,
cirrocumuli,
strati e altostrati,
altocumuli,
nembostrati,
cumuli e stratocumuli,
cumulonembi,
nuvole insomma,
pioverà
F. Z.
fra basilico e gerani e
con neri rondoni 
agli indiani lì giocava
il vacuo attorno
nel fondo degli occhi sale 
una nuvola corva in alto 
svola e quell’ombra si fa vana
per un istante – di quiete
la parola spiana la mente
G. N.
Ora che le acacie in piena fioritura
stordiscono d'un dolce odore
e le api impazzite di fiore
in fiore giostrano l'eterna guerra
con il calabrone noi interroghiamo
i libri sapienziali, dubitiamo
dei percorsi delle nuvole;
presi da tormento ingannevole,
amiamo con disincantato cuore
A. C.
Essere è Niente
respiro che si contrae
e si espande
in onde che si frangono
sulle rive franose d'Europa
che da Oriente
giunse ad Occidente nuda
cavalcando un bianco toro
di spuma
L. G.
Qui che reale muro non abbiamo
con occhi colmi di sole miriamo
dalle ringhiere salse del blu mare
ombre di mille naufraghi passare e
di schiena già neri ci rigiriamo:
come ai morti di nostre macerie
lontane e fra gemiti di sangue
colano le notti di chi lì langue
qui di chi smena le amene poesie
G. N.
Perché non accendi la lampada?
Il buio comincia ad invadere gli orti
- ci si ritira prima -
ora compito
è abbandonarsi
al ritmo oscuro
e discendente dei giorni
e dopo un breve saluto
accomiatarsi
L. G.
Un giorno qualunque 
qualcuno, uno qualunque,
incontrandoti per strada
potrebbe chiederti:
"Senti!... tuo padre?"
Rispondi ciò che hai nel cuore.
Se qualcuno a suo tempo,
l'avesse chiesto a me, avrei risposto:
"Mio padre? Un antifascista convinto"
C. S.
Nel giardino di casa sta seduto
il bimbo con volto speranzoso,
sogna di diventare, un giorno,
un agile fantino 
e intanto gioca,
la lingua fa schioccare e
con la manina muove sù e giù
tra le erbe il cavallino
trovato nel pacchetto del TIDE
F. Z.
"Sole caldo e morbido...",
così mi scrivevi ed io
aggiungevo tutto nel cassetto dei sogni.
Le tue generose, fresche parole,
                           mi avvolgevano
come arazzi leggeri,
come musica dolce inondavano
di tenere note
                      un vissuto di Donna
AM. B.
Baudrillard il Patafisico
afferma che se ogni
delitto è imperfetto
ogni perfezione è delittuosa
come il candore sfrontato della rosa
meglio imperfezione 
ostinata e criminosa di esistere
mora di macchia
maturata nell'Ombra
L. G.
Il custode della casa ha i denti d'oro,
ha tre fauci degli inferi il custode,
ti guarda con l'istinto di sbranarti,
poi ti lascia andare al tuo tormento.
"Nella stanza le donne vanno e vengono" (Eliot)
al punto che non conta riconoscerle,
ma i volti, quelli ti si imprimono
e si fanno evanescenti con il tempo;
anche il tuo volto sfuma tra nebbie e vento
A. C.
Il giorno che cadrò
(è successo a molti),
lasciatemi riposare nell'erba;
per adesso, ditemi
soltanto parole di Amore,
qualche verso che io possa
portarmi compagno
tra silenziosi sentieri di pietra;
mi potrà bastare
F. Z.
Perché non accendi la lampada?
Il buio comincia ad invadere gli orti
- ci si ritira prima-
ora compito
è abbandonarsi
al ritmo oscuro
e discendente dei giorni
e dopo un breve saluto
accomiatarsi
L. G.
Rimembranze,
scie che dolgono,
scomposte, fuggenti
in seno al vento,
vanno e poi tornano,
portano un'eco e restano
fissi gli occhi dietro i vetri,
all'ombra dei ricordi.
... una lacrima disseta un fiore
AM. B.
un sopito savor di pace
un viso d’ambra e fulgore 
di voce dolce non hanno parole
per chi ora rinasce e poi muore
sotto gli spini primi in fiore
una luce di memorie si scioglie
d’amore qui riporta un torpore
negli indugi di queste nude ore
dietro cancelli si chiude il cuore
G. N.
Il distacco
sempre divide
in mille pezzi il cuore;
ricucirlo si può solo 
col filo dell'Amore... e,
ha memoria il fiore che, 
ancora seme giace e 
sotto foglie dorme e tace
aspettando generosa primavera
C. S.
Mangiafuoco s'è spento,
la balena è perita di gastrite;
sembra, ma non è sicuro 
che la volpe e il gatto
abbiano sciolto
la società.
Pinocchio ha promesso 
alla Fatina
che le racconterà tante bugie
F. Z.
Sogna mio piccolo amico;
che tu sia desideroso sempre
di sentire il profumo dell'amore,
di vedere schiudersi un fiore...
Gioire di un'alba a primavera.
E quando nel vento leggero
cadranno foglie dorate,
vane non saranno state
le tue verdi stagioni
AM. B.
Riluce lo spazio infinito
ai tuoi occhi e cammini.
Un sospiro, un rimpianto
ma un sole che nasce
rapisce il tuo sguardo,
l'influsso possente dell'Astro
promette un giorno migliore
e il buio e il tuo sonno
appartengono a ieri
E. Z.
Vera eredità proviene dall'ombra
che spesso attraversammo
sferzati dalla pioggia
di colloqui silenziosi
-talismani preziosi-
se siamo noi stessi miniera
niente ci verrà mai tolto
niente abbiamo perduto
eredità è simbolo raccolto
L. G.
Oggi 
diciassette novembre,
giornata di autunno;
cadono tante foglie e
trasformano l'ancor verde prato
in un tappeto meraviglioso dove
l'ocra si mischia al bronzo dorato.
Io osservo con gioia questo piovere strano,
mentre aspetto la Sera nella valle dell'Olmo
V. F.
Da Trani (omaggio a G. N. di Trani)
venisti
col treno;
anni oramai
molto lontani;
lasciavi a oriente
un "mare" di gente;
un olivo di quasi mille anni...
lasciavi, lì a Trani
C. S.
A Trani
in treno
trovi
un trullo
con dentro un tripode
che trattiene
le ceneri
d'un trombettiere
austriaco
A. C.
Nessun treno a Trani
per il ragno che danza
nel corpo tarantolato
nessun biglietto smemorato
per altre vite
immerso nel fiume
d'un tratto ricordi
la casa il fosso la vigna
confini remoti
L. G.
Al mercato
del martedì 
a Trani, comprai 
una coppia 
di dorati fagiani;
barattai i pennuti 
con due prosciutti scaduti 
e una coppia di salami...
Chissà se saranno sani
C. S.
A Trani i treni a vapore
tratti in depositi stravecchi
tramano per tornare liberi
su tratte di binari a ferrivecchi;
cavalli selvaggi li accompagnano
pronti a trotterellare affianco
come si addice a un branco
che non lo prendi in trappola:
sei tu il troppo che scalpita
A. C.
Penna non è matita,
matita non è penna,
Garonna non è Senna;
Senna non è Garonna;
Tiziana è oramai una donna...
Una donna che fa sogni strani:
pensa sempre al mangiare,
sogna prosciutti nostrani,
sogna filetti salsicce e salami
C. S.
Il dì
il sole
abbronza;
la sera
il vino
sbronza,
la notte 
cattura echi
per colmare i sogni...
C. S.
Batti le doppie
piccolo alunno,
falle belle,
precise e belle
falle spiccare;
batti le doppie
piccolo alunno se
l'italiano vuoi
pronunciare
S. R.
Di sicuro lì
dove l’autunno straniero esule sta:
sul binario vuoto della stazione
con le primavere di sardelle e croci.
Solo una ne rimane e non è sbiadita
nel bianconero di una fotografia
che ho nel qui lontano – fra le assorte nebbie 
dove a sillabe mute affondo stagioni e
quello che in noi resta – prima di ogni morte
G. N
Non mi ha fatto mai
troppa impressione
la mela di Eva;
il serpente, piuttosto,
quello sì che mi faceva paura;
Adamo era solo un'ombra 
di secondo, forse terzo piano.
Ma era proprio un melo quell'albero?
A me, è sempre parso un fico!
F. Z.
Grida forte il numero!
Lo devono sentire anche i gabbiani.
Arriverà il soldato;
forse non sarà molto armato e
neanche tanto equipaggiato...
... ma arriverà, arriverà. 
Il soldato che hai voluto armato,
arriverà senza sigarette e cioccolato
ma solo con fazzolettini di carta a due veli
C. S.
Hai lasciato l'oro e la volta
che lapislazzuli trattiene.
Pomeriggi trapuntati di sole.
                Hai percorso le strade del mare
tra il velo che trascolora il cielo.
Sei sbarcato.
               Dalla Madre ti sei allontanato
un mondo rugoso
inquieto hai trovato.
MG. R.
Le mie scarpe
non mostrano segni di fame, eppure,
mi muovo a fatica 
come un guerriero disarcionato e deluso
cui son rimasti solo pochi miseri stracci.
                                Mi muovo a fatica
dentro a una sorta di nuvola grigia e fredda;
questo benessere intorno, bugiardo,
mi lascia attonito e mi gela...
F. Z.
Ai bei levigati tondi
lapislazzuli,
che sanno tanto
di sfruttamento,
preferisco le scaglie
di  rossa selce avvolte
in bianco calcare;
mi rendono più facile
e dolce il dormire
C. S.
Dice qualcuno fosse un forestiero
e ormai c’è chi sostiene siano alieni,
non è che cambi il senso in realtà:
c’è bisogno di ricordarsi sempre
di risantificare le foreste
e l’aria e tutti gli alberi di vita
– la terra, le acque, ogni fiore e ogni frutto,
con l’adagio dei prati in pieno inverno –
perché il vero camino sia un cammino…
U. F.
Amico, li hai mai visti piangere?
L'uccello giardiniere imita
il suono dell'antifurto,
il giaguaro imita scimmie e roditori
e trova nuove prede, gli elefanti imitano
i rumori del traffico, forse lamentano
di non saper guidare.
I richiami del cacciatore
precedono nuovi spari
A. C.
Il tempo certe volte sa aspettare:
noi, gli unici impazienti,
desideriamo la notte,
ma ci preme l'aurora,
noi, frettolosi e sciocchi.
Non potrà tuttavia cambiarci il vivere
una notte come stanotte, né
la cambierà il nuovo dì che segue:
restiamo un istante a guardare...
F. Z.
di noi distesi e poi dormienti
in ogni sera non sappiamo
che da quando siamo viventi 
per il siffatto mondo compitiamo
l’attimo ultimo di quello che sarà
di-là l’andare: e a codesto spiano
messo già in palco dal dolce caffè
per ogni amaro giorno soli o in compagnia
ci avviamo senza falce e colmi di agonia
G. N.
Il tempo insegna il Verbo deponente:
si depongono le armi le ostilità
si depone un uovo 
(magari cosmico)
e se si fruga bene 
dentro la parola
si trova anche un tramonto
fuori dal denominatore comune
fiamma verdeazzurra che lambisce la soglia
L. G.
La vita è un'arte
(un mestiere quasi dimenticato)
Carlo Magno era un cane forte
colore caffèlatte;
lo assale un crampo allo stomaco
e abbraccia un sasso...
Le cose belle vanno sentite con le mani.
Ho respirato un alito di vita
uscendo dalla porta...
L. F.
Mai l'uomo le armi vuol deporre
oltre la linea che l'infinito sogna
va l'eterna colonna di morenti,
fruga per cercare se la vita è sogno
o segno che sulla Terra resta.
Traccia d'ansia
di lager
dove una bevanda calda e fumante
un po' il dolore allevia
MG. R.
Un giorno come gli altri,
solo più acceso;
vive sfumature nell'atmosfera...
Mi sento in armonia.
Amici, parole e sorrisi!
Così puro, naturale il dialogo e,
se potessi infrangerei, sì!
Infrangerei la mia natura dicendo:
"La giacca è Dio"
A. P.2
Sali, sali sopra questa nuvola, gridasti;
sali su questa nuvola gonfia, qui a oriente.
Eravamo ai primi di  Aprile;
il cielo era colmo di nuvole tonde,
nuvole che somigliavano a orsi,
a draghi, a pecore;
Io salii sulla nuvola che più mi piaceva, ma
non era la nuvola dove tu mi stavi aspettando;
abbiamo dovuto attendere una nuova primavera
F. Z. 
Haiku – modo sublime di fare Poesia
qualcuno ci prova – poi lascia perdere.
E' proprio il non detto che dà le vertigini
          Non quel 5 7 5 – che può dire qualcosa
oppure niente – salvo la forma – la Kabala?
O chi è figlio del Sole levante – un po'
   come dire – fare poesia con le parole crociate
ma quel sentire – resta nell'aria – come
il profumo del calicanto – in pieno gennaio
P. B.
Incessante-mente plumbea l'essenza, la mia Anima
ghermita da una flebile voce
non di definibile natura, ma
ornata di insaziabile desiderio di sapienza.
Ruggisce in me il demone, io scherno dell'ignorante società.
A quali destini il mondo? Io impavido scocco la punta:
nell'atmosfera fischia, l'infinito spazio, intrepida sfida.
Zattera cara, dirigi la rotta verso un miglior mondo...
...Arrivati! Benvenuti nella terra che non c'è!
A. P.1
"E d'improvviso tutto si muta in pietra" (Rilke)
nel lento transito delle stagioni
nel logorio delle forme,
talora volte in cenere,
nel dolce transito di Venere,
nell'euforia delle visioni,
l'uomo gioca l'informe suo segreto
d'essere nato e impetra:
"ciascuno nel nome del suo Dio" (Pound)
A. C. 
lasciando un grande vuoto 
d’azzurro sconsolato
                               nell’aria 
tutta intera svuotata 
dalla bella spuma pia
                               di Dio
e da ogni vuoto guscio
                              buono
per qualsivoglia fantasia.
G. N.
Impalpabile voce del vento
sulla riva di un lago amico
mentre pensieri fluiti insieme
ovattano malumori repressi
nelle strettoie del dire d’ogni dì.
Corre il senso di tante memorie
affiorate sulla scia di barche
leggere sull’acqua che replicava
il vuoto in liquida trasparenza
E. S.
Pur oggi graffiato
dal tuo spirito narcisista,
un quieto frastuono mi assale, il cuore non cede...
Solo leggermente meno cadenzato temporaneamente batte.
Criticami, animale vivente! sottometti ragione a istinto,
Oh, io no! mai te sarò! io fuoco opto per non scottarti
perché io, virtualmente agisco firmando l' ostacolo:
                                      Imperfetto sono, ma,
mai mi abbasserò all'invidia sapendo di potere la virtù
A. P.3
Gatto, una passeggiata nel parco, avventura, azione,
tutto è possibile, ogni cosa ha un senso se lo riesci a capire;
magliette, sole, pioggia, bisogna fare del proprio meglio;
se credi in te stesso tutto è possibile.
Mano, giardino, testa, persona, tutti hanno una passione
anche se nascosta, biglietti, amici, cibo, 
disegno, alberi, altalena, foglio, acqua;
scrivere un testo a scuola per ricevere un voto...
Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti, sognare, agitarsi...
G. Bo.
Igneo ardore divenuto pietra
fossilizzato Caos remoto
di memorie elefantiache
oggi si nuota
nel rosso vittorioso
d'uno spritz al Campari
campando di profezie oscure
danzando nel buio
si viene cancellati si dimentica
L. G.
Come zingaro vaga il mio cuore.
Vago da tanto tempo senza meta;
non trovo pace...
Quello che vado cercando,
non è un prato verde
dove starmene steso a sognare;
cerco piuttosto una terra,
sia pure tenace, da dissodare,
dove piantare poi, tanti, tanti alberi
F. Z.
Nella mancanza d'amore
un giorno non lontano
annegheremo.
Un cielo fosco già ogni cosa ricopre
il prato che al sole si apre
più non vedremo.
Resta la speranza che un fiore
nel deserto del cuore
si possa ancora affacciare
MG. R.
Risorgerà forse la corolla dei girasoli
ormai la luce trafigge la coltre di nubi,
paesaggi nudi prendono vigore nuovo
nella ricorrenza di questo incontro ambito
tra l'uomo vivo e la sua intelligenza.
Festa sarà nelle vie brulicanti di sole
e città e paesi lucidati a specchio
rifletteranno tanti umori di prospettive
più belle, tradotte da fantasia in realtà
E. S.
Qui che il tutto si è fatto
pietrame: – carne aria fiamma 
e mare – la via che a noi resta
è l’attesa che sempre ci assesta
l’essere verso quell’ultima ora
che senza più lumi di spere 
carne del sé farà icona e
in ferma terra di notte dona
la grande quiete di cenere.
G. N.
Bruciavamo sul far della sera,
a volte fino a notte fonda,
ramaglie e sterpi che, 
più che fiamma viva, dessero tanto denso fumo
sì che potesse avvolgere, delle piante intorno,
le giovani gemme desiose di primavera
e  proteggerle così da inattese gelate;
ci piaceva poi, al mattino, affondare le scarpe
dentro il soffice cumulo di ancora tiepida cenere
F. Z.
La finestra è ben chiusa
che non entrino grilli, formiche
o le coccinelle, che i rumori
s'attenuino e la polvere
non s'attacchi alle vesti 
o alle cose. Abbiamo tutti
occhi per dire e mani
che non raccontano
e il pensiero che vaga nell'indistinto
A. C.
Piove finalmente:
la boscaglia nuda preme l'asfalto
si rianima lì dov'era secca, morta
non già presenza
ma sidéreo annuncio
di linfe risvegliate
a breve tradurranno
vertigine ed oscurità
in presenza tangibile
L. G. 
Anche sotto costa
andava il pescatore
guardando il fondo
transito di creature
ignare di possedere
l'elisir di vita buona
con sigla arcuata
nella trinità della cifra
omega tre appunto
E. S.
Tra impalpabili veli, gelosamente,
tiene raccolti
i suoi verdi capelli;
odora come scorza di giovane robinia;
odora di pioppo, di acero, di gelso e di vigna;
ama i salici e gli olmi.
Generosa madre,
sempre pronta a donare...
Sa che un dì i suoi verdi capelli se li prenderà il mare
F. Z.
Non colori
né fiori o farfalle
echeggia il silenzio;
ma, un sogno,
dipinto di azzurro 
volteggia nel sole 
d'aureola sfumata 
lontano, lontano
forse irraggiungibile...
AM. B.
Verrà questo tempo a dirci
l’ora di migliori parole
dentro brulichio confuso
di nuovi pensieri espressi
nella forma chiara dove
oggi il sentimento culla
il fiore tardivo di pace
e noi consumiamo l’attesa
per un evento di armonia.
E. S.
Il mondo è questo,
nulla è semplice, niente impossibile
tutto può capitare quando non lo sai,
ma quando pensi, pensi a qualcuno che ti manca.
Se si disegna o si scrive, è perché si è speciali
e le persone speciali si vedono fin dagli occhi,
dal sorriso e dalle emozioni che provano;
la vita è una ma 
le emozioni sono tante
G. Bo.
In questa vita imperfetta riportami
anche solo per un attimo purché
siamo noi a districare i veli.
Trasudando gocce di ansia mi sono alzato
per poi cadere pesante nel cammino
di quotidiana incertezza,
di scalini da salire e porte da chiudere alle spalle.
Il pianto non è una forma di resa
ma la soglia che porta il ritorno alla verità
RM. M.
Sembra tanto lontana,
quasi irraggiungibile
la stazione;
queste due valigie
pesano,
pesano tanto.
Tornerebbe
forse utile
un... mezzo toscano
F. Z.
Accettare la quotidianità
nel ripetersi dei giorni,
osservare una stella
che, a un primo sguardo,
sembra nuova, mentre,
sta lì da secoli
su nel cosmo senza fine
per farci ricordare sempre
il mistero dell'universo...
AM. B.
Squarci di luce cristallina 
riaffiorano
come
nell'intricato labirinto dei pensieri
dove
restano impigliati
echi di ricordi lontani
e ancora non mi stanco
di irradiare i miei desideri
E. Z.
Oltre il silenzio
il riposo che non conosciamo,
la pace che tormenta le giornate,
la tempesta dell’addio lassù
priva di pioggia, di nubi…
Oltre il silenzio un velo mosso
dal respiro senza scelta
e tra le fredde stelle di questa notte
il tuo dolore (per Donatella)
RM. M.
Ora che tutte stanche stanno andando
al buio quieto che non conosciamo – 
mai sapremo se lieto andare sia
su estivo relitto colando a picco o
in muta nebbia di naufrago inverno.
Non c’è mai stagione che non ci lasci
la soglia ricolma a fasci di scoria:
ma non faranno mai più affanno
se il fiato si è da lì avviato
G. N.
Ed è nel ritorno
(Nel gorgo)
Che intravedo vita
(Unde Origo)
Indifferente al mio
(Inde Salus)
Dove commistione
(Non è Morte)
E Morte non è sola
A. B.
Nacqui
da un incontro amoroso;
ora vivo
l'arduo andare della vita,
lottando lungo il cammino
che mi porterà alla dissolvenza.
Non penso a cosa di me resterà;
so che ritornerò da te
nel ripetersi della specie.
AM. B.
Ho visto Sirene
uscire dal mare
nauseate
da scorie di petrolio,
intossicate,
raggiungere la spiaggia
a fatica;
incapaci di cantare,
incapaci di in-cantare
F. Z.
Dar forma a se stessi
lavorando con incostanza tenace
tra brume purgatoriali
annunci di nuove ere
in sogno cercavo un poema
intitolato "Niebla"
mi dissero ch'era esaurito
ed uscendo
mi sorprese il sole
L. G.
Nel non sapere mai dove andare
il poeta è uguale al mare:
per amare derive attorno va
e quando parola sbatte
d’incanto torna disfatto
al senza sole profondo
del mare è pure eguale
la Poesia:
un sepolto colmo di parole
G. N.
Solcando il mare più tempestoso
riunisco gli ECHI della memoria trascendente
per ascoltare il dolce fruscio del vento tra le mie dita;
      SEGNI di frasi arrovellate attorno ai pini rupestri
            sconvolgono parole di fumo nell’aria rovente
trattenendo i venti di Eolo maestro con rigide corde.
Toc… Bam… Slushh… Caotico Insieme di versi
grande è la cascata di colori brillanti di energico vigore!
l’onda si abbatte sulla spiaggia deserta
G. Pa. 
La nebbia che oggi
qui tutto intorno avvolge,
affascina e, al tempo stesso,
genera un poca di nostalgia.
Oltre quel grigio muro,
di là di quell'umida coltre sta
il desiderio di un incontro;
le sagome che vediamo lontano,
di fatto sono qui, a un palmo di mano
F. Z.
Quiconque  passe  sur  la  berge
si l'on veut rire, c'est ici.
Mieux qu'un vin
notre joie héberge
quiconque passe sur la berge
sans payer, nous tenons auberge
pour ceux de Chine ou d'Héricy.
Quiconque passe sur la berge
si l'on veut rire, c'est ici
Stéphane  Mallarmé
Chiunque passa sulla riva
se proprio vuol ridere, stia qui.
Meglio di un vino
la nostra gioia prende
chiunque passa sulla riva,
ma non paga; il nostro albergo
è per quelli della Cina o d'Hèricy.
Chiunque passa sulla riva
se proprio vuol ridere, stia qui.
Traduzione di A. C.
Nel silenzio dei giorni e delle notti
ho cercato invano la felicità 
percorrendo vie sconosciute;
mi sono ritrovata spesso
lungo strade vuote,
in mari disseccati 
finché ho deciso
di ritornare nella mia casa
dove batte di amore il mio cuore
AM. B.
Sono stato programmato
nel piano quinquennale
cinquanta-cinquantacinque;
ero progetto di ristrutturazione
nel cervello di un tale
che mi aveva pensato...
Ricordo soltanto una stanza
piena di grigio fumo
e io mi sentivo quasi alcolizzato
C. S.
Ognuno è preso dal suo dio,
che ha l'altruismo dei miracoli
ma, cieco, sordo, muto,
lascia a terra cadaveri e miserie,
bisognoso di cure e di preghiere,
come un io che necessita di baci.
Se la parola non serve,
viene nostalgia del silenzio:
giochiamoci meglio le carte
A. C.
A scuola,
siamo stati compagni di banco;
ora ci divide un solco
di oltre mezzo secolo;
di là, sopra una sponda sicura,
tra piante colme di frutti, tu,
raccogli papaveri ai bordi del grano;
io in questa parte, ostinatamente,
continuo a piantare alberi
F. Z.
Profumo, incanto,
tra dire e fare c'è un mare,
il buio è meno luce,
la bilancia è squilibrata.
La ragione capisce uno alla volta,
il cuore intuisce in un colpo;
cercate le cose che non periscono;
le anime affamate,
l'Amore, l'unico cielo vero
GeR.
Abbiamo cominciato,
quasi per scherzo,
un piacevole giuoco,
ma rimasti
coi piedi sulla terra,
sciorinando le nostre miserie,
esaltando la natura sempre,
e l'Amore e la Vita che continua
e ci fa dono ogni dì di tante cose
AM. B. e F. Z.
Lo senti il profumo dell'aria,
il vento che ti accarezza la fronte,
e i tenui raggi del sole
che sfiorano le tue gote?
No! tu non avverti niente;
tu scorgi soltanto odiose pubblicità
di detersivi tensioattivi,
deodoranti di sintesi e bombolette,
per mici e cani, una marea di scatolette
L. F.
Parola dopo parola 
per approdare al silenzio
dono cortese
terra sconosciuta
aporia di afasia 
germina in nuove dimore
accenti e aromi
assoluti assolti disciolti
blow-booking the wind
voladores per conto di poiesis
L. G.
Viene il giorno
a portare un nuovo sole;
non più bucaneve
né viole, ma rossi papaveri
là in mezzo al grano.
Maestosi si mostrano
i platani e gli olmi;
vibrano di betulle
le argentee foglie
AM. B.
Ricordo il cortile
in via Marconi,
pezzetto di Mondo nostrano;
si giocava ai mercanti in fiera
con bastoncini,
tappi di bottiglia e fango;
si danzava all'imbrunire
con voci bambine
che intonavano... il "Bella Ciao"
G. Z.
Noi che come i morti viviamo
in un mondo di notte strano e
senza altero dubbio pensiamo
che sia quello più del dì il vero
sperando poi di ritrovarlo intero
come la mela che in eden seduce
dove l’innocente eva è la mano:
ché scende e spenge la luce letale
a viso disteso in sogno immortale
G. N.
Il sole del mattino mostra più vivo il colore dei fiori.
Mi accompagna spesso un lieve vento,
mentre a piedi nudi cammino il prato di casa;
fiori dappertutto!
Intorno ai grandi alberi di ginkgo,
stanno numerose le margheritine che,
tante volte sembrano sorridermi.
Amo questa erba, questi fiori e vorrei,
in un solo colpo poterli abbracciare tutti
V. F.
Terso è il cielo in questo caldo meriggio;
tra le piccole fessure di una persiana socchiusa
entra la luce di un sole che inchioda;
supino sul letto, osservo il soffitto;
un gioco di luci e di ombre,
in un ondeggiare continuo;
la griglia, ora si allarga, ora si fa fitta,
scompare , riappare più viva:
E' il vento che fuori muove i panni stesi al sole
F. Z.
Hai cominciato per prima;
io, sull'erba in riva il canale,
ascoltavo in silenzio mentre
seguivo scorrere lenta
l'acqua velata di giallo polline d'iris.
Era così simile la tua storia alla mia
che, alla fine,
credo di avere solo borbottato:
non si può morire a maggio...
C. S.
Stanco dei quadri o forse per stravizi e debiti.
Le sinfonie di Liszt a Beethoven hanno rubato
il suono, a Mozart il canto, a Schubert il tormento;
le sinfonie di Brahms sono in crescere e in rubare.
Non  ignora il canto primo alcun cantore.
Ma le mogli per un regno prese e poi lasciate,
o, al cambio di alleanze, a morte condannate,
di Enrico ottavo e di Ezzelino il barbaro,
avranno ancora un nome, godute o garrottate?
A. C.
nel sognare del foglio e tutte spoglie
come lame e senza olezzo di carne
danzando il ballo abietto del convoglio
Dolle Durbanš e Salomè – per nome
le passioni a file indiane han mozzato
saltando e prima dello iato strillo 
la Francesca da quel libro si scollò
leccando a lingua veloce ogni angolo
disse: “foglio a sogno devi voltare
G. N.
Noi, che in danari
possediamo poco,
che in eredità lasceremo
soltanto una casa di paglia,
noi, che ironizziamo spesso
sulle miserie della vita e guardiamo
a volte la morte come liberazione,
non abbiamo mai creduto
che bastasse scrivere per dimenticare
AM. B. e F. Z.
Come una enorme nuvola torva,
tanto lontano il mondo si dissolve 
fino a dove l'occhio si perde: 
e, in un impeto, si alzano
mani aperte al firmamento.
          Aspersa di luce e ombra
tra pilastri di avorio
splende la scura figura della Signora
che dà rifugio a tante anime in pena
C. S.
Dopo il solstizio estivo,
in recente Luna,
alle prime luci dell' Alba,
tortore e gazze,
che la notte 
non hanno dormito,
si librano in cielo 
intrecciando
riti amorosi
F. Z.
Danzano lievi pensieri
nel notturno sospiro
tra ombre e spazio qualcosa di nuovo
sembra volare.
Acque limpide tra fonti cristalline
non acque putride
non giganti abbattuti
ma profumo di gelsomino
si spande nell'aria
MG. R.
La notte, un coro di cedri
intonava al vento di mare
una romanza d'amore
e il firmamento tutto vibrava
al danzare frenetico delle stelle;
la luna prese una coltre
impregnata di note
per adagiarla sopra un'aurora
di un promesso nuovo dì di sole
AM. B. e F. Z.
Nuvole come spumiglie,
nuvole torve,
grandi o piccoline;
dense di desideri, di illusioni;
nuvole alte e nuvole basse
e, appena sotto la coltre,
ci siamo noi che spesso
alziamo lo sguardo al cielo
nella speranza che si avveri un sogno
AM. B.
Ma gli occhi! e quali occhi?
Gli occhi delle ragazzine
che cercano di amoreggiare,
dell'ape sul fiore,
del falco pecchiaiolo
in gara col vento
sulla rotta marinara delle petroliere,
del poeta, tormento
ed estasi, nel suo volo
A. C.
La notte
sempre 
appartiene 
a se stessa
e il dì
è solamente
un riflesso
che impressiona immagini
da regalare ai sogni
F. Z.
Sarà bello tornare
a ottobre inoltrato,
nella stanza di quel caffè
dove, sopra quel tavolo
abbiamo lasciato gli ECHI
e dolce sarà rivedere,
alla parete appesi,
plasmati a Cuore,
ancora quei verdi spEcCHI
AM. B. e F. Z.
Lascio un poco,
ma non mollo;
mollo un poco,
ma non mi arrendo;
rinunciare non posso,
nemmeno un poco.
Stamattina, aprendo, ho trovato
sulla soglia scarpe nuove
che invogliano a camminare ancora
C. S.
Dicevano che era candido
ma non innocente
profumava di gelsomino
di Arabia e di Spagna
lui sapeva sottrarsi
al falso gioco degli inviti
lui beveva da solo
in taverne alessandrine
vetusto ammirato maestro
L. G.
Di Holderlin la foresta
pullula di persone:
sono le madri, le generatrici,
cercano quel che resta
dei figli in guerra persi,
che la terra benevola
li accolga negli immensi
spazi e sia vendicatrice
di chi li ha tratti a morte
A. C. 
su terra d'oriente dormiente
guerriero di guerra prigioniero
quando non ero di carne ancora
libero in assenza l’essere era?
e se sussisteva: – a voce mai vera 
alcuno lo dirà –. E ora che sto qui 
visco e straniero su questa galera
di anime già morte a volte scende
un pietrisco di acque che ci desta
G. N.
Dovrebbe per tutti essere sera
quando è sera;
e ancora si ripete la storia,
e la storia è fatta da chi ogni giorno vive;
i sogni, quelli sono propri di ciascuno 
e uguali a ieri torneranno stanotte,
colorati o no, ma simili sempre se,
anche in questo dì ch'è passato
hai desiderato lo stesso di ieri
C. S.
Un pesante collo
un grande fardello tra coppa e collo;
sosto un poco, poi avanzo... barcollo...
dopo pochi passi crollo, mi rialzo, non mollo;
un po' di sgomento, indugio un attimo
rinuncio? no! no!
e, dopo un ripensamento,
mi ripeto che posso...
si è trattato solo di un... momento
F. Z.
Soffia continuo per tre giorni:
è lo Skiron, quello che noi chiamiamo Scirocco;
arriva umido, carico da Oriente;
porta l'eco di arcaiche mitiche leggende
di viaggi di Enea e di Ulisse;
lambisce deserti di sabbia e poi arriva,
con pioggie, burrasche rovinose
e sottile polvere che colora di ocra
tutto quello sopra cui si posa
AM. B. e F. Z. 
Dislivelli sono faglie fratture
Brecce e spiragli
Per eludere il controllo costante
Delle coscienze minori
Abbiamo creduto di gridare
Ma grido era solo fruscio
Balbettante zoppicante
Tentativo di respingere
Ostinati e reiterati assedi
L. G.
Il bruco del pomodoro, voracissimo,
il plasmodio, seriale assassino,
la tenia, tenace tra gli escrementi,
il pipistrello, ingordo di sangue umano,
la sanguisuga, regina dei salassi,
il cuculo, predatore di uova:
quanto vasta la genia dei parassiti
e il poeta, in antico parassita vezzeggiato
da chi lo richiedeva commensale
A. C.
Una esistenza 
di echi e di specchi;
lustri che si ripetono
a segnare ricorrenze
con argenti, ori e diamanti,
ma, spolverando lo specchio,
si scopre
che l'essenza
sta soltanto negli istanti
F. Z.
Sulla terra, comune a tutti prima, come la luce del sole
o l'aria, il contadino tracciò con cura lunghi confini.
E non si pretese solo che questa, nella sua ricchezza,
 desse messi e alimenti, ma si penetrò nelle sue viscere
a scavare i tesori che nasconde vicino alle ombre
dello Stige e che sono stimolo ai delitti.
Così fu estratto il ferro nocivo e più nocivo ancora
l'oro: e comparve la guerra, che si combatte con entrambi
e scaglia armi di schianto con mani insanguinate.
(OVIDIO- METAMORFOSI__libro primo)
Quante divinità abbiamo perduto
e i loro sacerdoti e messaggeri,
quanti templi, oracoli, misteri.
Quanto ritroveremo nei nuovi Dei,
giovani guerriglieri dell'apocalisse?
L'uomo che visse al tempo delle piramidi
venerò il coccodrillo e lo sciacallo
creò una barca che aprisse al transito,
la bilancia e la piuma a premiare il giusto
A. C.
Non erano fantasmi qualunque
quelli che hai visto nel sogno
danzare a tondo in aria sospesi.
I fantasmi non hanno il senso del sociale,
agiscono solitari coi piedi per terra,
veri professionisti, liberi.
Solamente streghe, femmine, sanno al bisogno
essere tra loro solidali e in allegria,
si muovono disegnando cerchi...
C. S.
Forse in una sera di maggio
rapito dal profumo della vigna in fiore,
forse al crepuscolo
di un giorno di ottobre
rallegrato da un magico odore di mosto
o forse in una notte d' inverno,
quando un rigido manto di neve 
fa specchio alla luna, solo,
inebriato da un bicchiere di vino
F. Z.
Mentre le incorporee dominazioni
celesti svelano il bisogno d'assoluto,
il popolo oppresso, taglieggiato,
in attesa di un messia o di un liberatore
subisce il giogo dell'usurpatore
di cose, di possedimenti, di anime.
Bastassero il prosciutto disossato
e il barolo d'annata barricato
a confondere servi e dominatori!
A. C.
Versa una lacrima
là in cucina su un freddo marmo
                               la regina
alla quale hanno strappato 
corona e manto dorato;
piange e spesso
sa far piangere
quando soprattutto
viene ferita a morte
AM. B.
Ormai quella gioventù, destinata a così breve vita,
col petto insanguinato giaceva nel tepore di madre terra:
cinque solo i superstiti e fra questi Echìone
che, ammonito da Pallade, gettò al suolo le proprie armi,
chiese e strinse un patto di pace coi fratelli.
Così lo straniero di Sidone li ebbe compagni di lavoro,
quando fondò la città designata dall'oracolo di Febo.
Tebe ormai era sorta, ormai potevi, Cadmo, sembrare felice
in quell'esilio: per suoceri avevi Marte e Venere...
OVIDIO METAMORFOSI - libro terzo
Si alzano le fiamme al cielo e il fumo
oscura il sole; ogni dittatore scarica
sul popolo che si ribella la sua ira:
quelli di oggi, gli Assad, i Pinochet,
quelli di sempre da Gengis al caporale;
la preziosa Aleppo è tutta una rovina
finché il tiranno non avrà più sudditi.
Bastasse un Salvatore ad ogni era
a indicare la via, a fermare gli infami!
A. C.
In alto e ferme le gelate stelle
qui sul mondo ricolme stalle
di afro umano inane letame –  
e noi che a fondo lì finiamo
senza più fiatare ad alcuna beltà 
forse solo per questa in mano:
carta che porta alle acque arcane
e sul crinale dell’ultimo andare
ci monda a fondo l’anima carnale
G. N.
Centenari
           giganti gelsi
         baciati
     da un morbido sole
                di un dì tiepido
          d'autunno,
in grande silenzio stanno
                nell'attesa
                     di un'aurora nuova
F. Z.
Tu nel sogno
agile abbracciavi 
cremose nuvole barocche
avvolta in veli 
di grigio perlato;
cadeva una mela
dalle tue mani
nell'acqua ferma movendo
cErCHI come ECHI
E. Z.
Sopravanza imago parola
cieca catechesi di cenere
per eventi incostanti
lacrime ostruite s'affollano
in sale d'aspetto
non si parte
e non si ritorna ma si resta
tra bagagli
di ritentate esperienze
L. G.
Delirante e cieco si aggira
l'uomo dentro la giara
dell'infelicità. Lo assalgono
gli ori, i diamanti
nelle visioni notturne,
di giorno lo pressano
i debiti, gli oneri, i cespiti
che subito tornano debiti
e l'insensatezza del canto
A. C.
E sento Sisifo (eco lontana)
quel “delirante e cieco si aggira
l’uomo dentro la giara
dell’infelicità”
ma sopra “debiti” ed “oneri”
credimi! oh amico mio! Un Dio, o quel
che di lui rimane,
fosse anche solo un a-
-lito di vento, ma, credimi! Lo salverà
M. C.
Abito in un casolare antico con tanti animali,
alcuni grandi altri piccoletti e tutti tanto belli;
adesso provo a elencarteli... Oh dunque:
ci sono cinque cani e sei gattine,
tre oche e dodici galline,
due cavalli e di mucche una decina,
di capre ce ne sono tredici.
Vivo ai margini di un bosco di castagni,
in montagna, vicino a una sorgente
P. R.
Soltanto ieri stavi
nel tuo deserto letto di dune colmo;
di buonora, stamattina,
alzata senza veli;
sulle ali di uno Scirocco
hai attraversato il mare 
e sei qui,
a colorare di ocra
i balconi della mia dimora
C. S.
Sono tanto tanto vasto,
mi chiamano mare;
là in fondo in fondo
sono l'unico
che riesce a toccare il cielo.
Nei porti, la sera,
i pescatori mi raccontano...
...qualcuno mi ama,
qualcuno non mi ama
AM. B. e F. Z.
"Conduci-mi all'altra sponda..."
Lo ammetto, ne ho fatto quasi una mania;
l'erba dell'altra sponda è verde quanto questa erba, 
ma, il desiderio è tanto... (sento il mio cuore affranto).
Succede ogni volta che arrivo su questo tratto del fiume 
dove le rive sono gemelle;
quì, dove l'acqua a volte impetuosa mi invita,
e resto a lungo seduta sull'erba
desiderosa sempre dell'altra sponda...
EE. C.
Una speranza
recondita
irrompe 
nei cieli quieti
di questo autunno
come foglie di ginko
di un giallo vivace
che squarciano il grigio
e riscaldano il cuore
E. Z.
Citrinitas è essenza 
di verde sfumato
da progressive consunzioni
promesse e premesse
producono finali ingannevoli
erosioni prodotte
da ruota di mulino
che sfarina giorni e notti
in polvere numinosa
L. G.
A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa
e attraversare la strada, per diventare come matte,
e tutto era così bello, specialmente di notte, che tornando
stanche morte speravamo ancora che qualcosa
succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa
nascesse un bambino, o magari venisse giorno
all'improvviso e tutta la gente uscisse in strada 
e si potesse continuare a camminare camminare
fino ai prati e fin dietro le colline...
Cesare Pavese
Primo sogno: sto nel cortile di casa dove un grande 
chiaro di luna sa farti trovare anche un ago per terra;
a nord oltre la strada, sopra il campo di maggese,
una grossa nuvola scura si cambia veloce in angelo nero;
un attimo, il tempo di prendere paura, si dissolve nell'aria.
Secondo sogno: sto nel cortile di casa, una notte senza luna; 
in alto, nel firmamento, dalla vasta macchia della via lattea,
muovono nove stelle, scendono, mi avvolgono a spirale 
e poi tornano in cielo e io mi sento liberata, libera e felice
T. P.
Oltre la radura, conducimi
fino a dove cominciano gli alberi,
dove, comincia selvaggio e aspro,
quel sentiero che ci piaceva tanto;
là, in cima al crinale potremo scegliere,
tornare alle nostre dimore,
alla vita di sempre
o seguire l'astro a ponente
fino al "Campo Del Vasaio".
EE. C.
... La foglia arrossiva,
era troppo rigida, troppo ferma...
Si lasciò sedurre dall'autunno
e volò libera.
Il vento la baciò
con passione,
sarebbe morta
ma di una felicità
mai vissuta
Gl. C.
Con voci non più fresche
in ogni dì colmano la via
fra gli ossi le muffe s’affollano
dalla fiacca stagione disfatte
affannate come le viandanti
sotto gli inutili passi stanno
le foglie già cadute morte
in questa fossa dei leoni
senza più ombre di nomi.
G. N.
Era un sogno
verde come erba a primavera,
sopra i prati,
primule
rosa e bianche come alba
che nasce dal mare...
Tra creste di spuma,
quel sogno se ne andò
lasciando ECHI a nuove stagioni
AM. B.
Qui, dove tutto è diventato
monotono, monocolturale e triste,
dove, soltanto le zolle arate da poco
hanno il senso del nuovo,
del fresco che si rinnova;
qui si aspetta con gioia la sera
e la notte non fa paura
e si può camminare soli, avvolti soltanto
da un magico velo intriso di giovani stelle
V. F.
L'orso affamato,
oppure soltanto goloso,
non ha mai tanta fretta;
attende il salmone sul bordo del rio,
sa che di lì passerà;
nessuna tensione, nessun affanno,
nessun agguato;
tutto avviene alla luce del dì;
è così che l'orso caccia le sue prede
I. E.
... Eccoti dunque il mio sogno:
Organizzavo una sfilata di moda:
le modelle, tutte donne
a cui un male incurabile
aveva sottratto la femminilità;
un modo per ritrovare alcune amiche
che hanno lottato con me,
altre ci guardavano dalle nuvole
imbrigliate fra le chiome degli alberi
S. P.
E tra tundre e faune
abiterai gli anfratti col
tuo passato fatto di eternati istanti
e al tuo letargo in lista
d'attesa
accascio vicino la mia valigia da viaggio,
per un'altra partenza
ma sempre per un Altrove fatto di attese
e tanti (tanti!) istanti
M. C.
Al vento s'abbandonano
Fiduciose e lievi.
Dovunque si fan trasportare.
Fin lì dove l'eco giunge.
Non temono
Lo sciacquio del mare
Di notte
non delle orme
su esse scolpite
MG. R.
Feconde attese
di sospirati momenti
nell'eternità di un giorno;
ed ecco giunta la notte
ad acquietare
il tumulto dei pensieri
e mi reca pace
soltanto lei con i suoi silenzi
e il buio tempestato di stelle
E. Z.
Passeggiare con la nonna,
non mi fa scoprire certo angoli nuovi;
i tragitti sono brevi;
non si parla tanto e si cade lì,
ogni volta sulla stessa strada,
a calcare le solite orme, ma,
lo stare assieme mi consola 
ed è bello uscire di mattina
specie se c'è il sole
A. F.
Bontà nasconde cattiveria e cattiveria bontà;
è tutto un mascheramento provvisorio;
mi nutre tante volte il dolce miele del tuo viso
e mi scioglie quel groviglio che ho qui in gola;
c'è poi il miele del tuo viso amaro, quello per cui soffro,
quello che comunque mi seduce;
in questo angolo di mondo
mascherato, provvisorio...
ma così magicamente colorato
F. Z.
Mi mostrarono un quadro astruso;
dovevo dire quello che lì, in quel dipinto io vedevo;
cominciai con 2 tori, 2 pesci, una farfalla, un indiano...
poi smisi più per nausea che per noia...
Quello che avevo descritto era tutto vero, 
ma a loro non bastava, non avevo visto i colori!
Capii in fretta che pur essendo io che bevevo
erano gli altri a ubriacarsi; io avevo visto giusto,
i colori mascheravano la vera essenza delle cose
L. A.
Perduta ogni dolcezza in te di vita,
il sogno esalti; ignota riva incontro
ti venga avanti giorno
a cui tranquille acque muovono appena
folte d'angeli di verdi alberi in cerchio.
Infinito ti sia; che superi ogni ora
nel tempo che parve eterna,
riso di giovinezza, dolore, dove occulto
cercasti il nascere del giorno e della notte
Salvatore Quasimodo
Non sarà stato il barbuto Eco
a indurmi in altra via;
in un valigione blù
oramai da tempo ho posto
il violoncello;
le sue corde non tasteggio più;
mi ha rapita la filosofia
e del compagno di tanti giorni lieti,
rimane solo l'eco
A. F.
Ho lasciato i muri di casa,
                troppo forte il richiamo,
ho seguito la mia ombra ascoltando solo il cuore;
tra le distese del Valdolmo, dove l'erba
           a tratti è ancora a ricordare il selvaggio;
là, dove libertà e solitudine si con-fondono,
                         ho camminato sino al crepuscolo.
Sulla strada di asfalto, al ritorno, i fanali di un'auto nera
a ricordarmi che oramai era sera
F. Z.
Prestami
per un giorno
i tuoi sogni,
se non mi piacciono
il dì
li impregnerò di luce,
la notte
li avvolgerò in un arazzo
diamantato di giovani stelle
G. Z.
Un nome lo doveva pure avere ma,
per tutti lui era "el péssàro";
non era un pescatore,
comprava pesce di mare per rivenderlo.
Era magro, sempre abbronzato in viso,
serio ma d'animo buono e generoso;
viveva solo da molti anni, ogni tanto invitava a cena
qualche vicino di casa coi figli...
ripeteva spesso: chi pianta datteri non mangia datteri
L. A.
Disperata-mente
cercasi
anime di ogni età
disponibili a raccontare
i propri sogni, le proprie emozioni:
tenteremo assieme,
di volgerli in versi,
custodire la speranza
e impedire agli ECHI di morire
C. S.
Parlano i vecchi mobili dentro le stanze
                                    di case vissute;
si impregnano dell'umidità
                      e del silenzio della notte;
la grande sveglia
           scandisce grevi e sonori tic-tac;
qualcuno dorme e forse sogna;
qualcuno vorrebbe dormire e rimane
                    in attesa di un'alba nuova
EE. C.
Là nel fondale
di scorie già pieno
non riluce l'astro,
non v'è arcobaleno;
sulla riva tra i sassi,
un riflesso arcano
di un domani incerto
sotto le ali
di un angelo ferito
AM. B.
sempre a lucore nero colmo
muto ritorna antico stormo
di corvo – qui che di quieto sta
su rame di ore tutte conserte – 
lo scuro giorno: così memorie
che sono rose da mano divelte
da versare sulle ceste di scorie
dove di vita senza più veste 
è viva e ci danza l’ombra vana
G. N.
Non sarà il gelo di queste lunghe notti
a inibirmi la fiamma della passione
e farmi scordare i colori e la luce dell'estate;
accoccolata dentro una morbida tiepida veste
porto la voglia di una gioia nuova
e assaporo l'attesa in ogni istante;
ogni attimo è importante;
e, quando del riscatto sarà giunta l'ora,
io vorrò vivere e amare ancora
E. Z.
Danza mio pensiero,
come se il mondo
più non volessi sapere
lasciando 'l core da sì tempo
di mèta ispirato.
E' un piccolo nido, caloroso,
un tanto atteso futuro;
tormentato da lei rimarrai ad ascoltare
l'idea di amare più della tua stessa vita
A. P.2
Ho inciampato
in un cuore nero,
volevo tanto farlo bianco;
chiamai una candida colomba,
chiamai una grande luna d'argento;
chiesi alle chiare acque del ruscello;
nessuno si sentiva
no, nessuno,
tanto abile
C. S. 
Il tempo, questo trascorrere
che non concede tempo;
galantuomo;
mai lineare.
E' un vortice
che tutto assorbe
e tutto poi rigetta;
inesorabile lenta
centrifuga
L. A.
E, se l'ambasciatore
non intende
dover portare pena
né rischiare la galera,
vada sin da adesso
a rinnovare i ferri;
c'è tanto da sistemare...
c'è tanto da zappare.
La terra paziente aspetta
EE. C.
A Rimini,
"Ospedale degli Infermi",
in reparto
ortopedia
stavano
dodici
angeli
con le ali
ferite
Pa. B.
... Come le volte
che qualcuno
si pone
d'impegno
e ti vuole raccontare
il film che ha visto
tre sere prima,
e tu, la notte,
non avevi dormito...
F. Z.
500 Memorie che stanno
sotto un manto leggero
di polvere e fumi di incensi;
ora dolce risveglio...
Un richiamo di storia,
su note di voce,
un sospeso silenzio
e l'apparire
di una luce
AM. B.
La vegetazione dell'anno vecchio è stata potata, 
accatastata per i falò di rigenerazione: 
la cenere sarà mescolata ai semi 
per avere un raccolto migliore,
ma prima, il fantoccio della Befana 
in cima alla pira dovrà bruciare. 
Il rito del fuoco arde per benedire il futuro di Madre Natura 
ma le fiabe sono fumo che ignora i confini 
e storie simili sono comuni a più popoli.
S. P.
Ho mangiato il miglior fango;
ho corso i migliori miei chilometri;
ho pianto le più sentite lacrime.
Su quel campo,
io e voi, siamo diventati uomini:
"Placcato più volte,
cadrò ancora,
con il culo a terra
ma saprò come rialzarmi"
L. F.
Si potrebbe 
trattare
di un sogno,
e, in questo,
troverebbe ragione
l'essere
un dio
ogni singola cosa,
ogni creatura.
F. Z.
Era bella la festa nei campi e l'azzurra visione dei monti;
era placida e calma la valle, 
rosso il sole nel vasto orizzonte;
mi sedetti sull'umile terra frastornato da un canto lontano:
mi pareva romanza d'amore, 
mi sembrava una lode al Signore;
io scansavo i più tristi pensieri 
e cercavo di unirmi a quel coro
e alla vita che mi sorrideva...
Gi. C.
Il nuovo anno scorre rapido
come la vecchia pellicola
di un film muto
si susseguono immagini
enigmatiche e sfuocate
fissate in gesti incongrui
ombre ritornano ad illudere
questo teatro effimero
privo di parola
L. G.
Oggi stanno con un anno in più
quei morti giorni che ci hanno
senza più nomi sfogliato.
È duro scrivere l’anima
sui calendari strappati?
Così intima parlava
la parola scesa nera
in quell’attimo primo 
di questa nuova scena
G. N.
Grandioso e nobile modo di vivere:
meravigliosi spettacoli fatti di cose minute,
non già di rugiada,
ma di un pertinace operare,
è frutto il sacro miele.
Il vento è l'ostacolo più grande
e sono femmine regine e non re
a portare ogni primavera i nuovi soldati
a cercare l'albero sicuro cui affidare il favo
F. Z.
E' uscita dal bozzolo stamattina,
si è svegliata
tenera farfallina;
Ora vola ed è impaziente;
Deve fare tutto velocemente;
Tanto, troppo in fretta il tempo passa,
bacia il fiore e poi lo lascia,
meraviglia la natura in festa,
ma è una visione dolce che non resta
AM. B.
Il punto, questa cosa infinitamente piccola,
è un luogo,
una situazione,
un limite,
una ragione,
un inizio, 
una decisione,
un distacco,
una opinione
C. S.
Cadono dal cielo
e coprono
di sudiciume
e di rozzezza
la dignità umana.
Maledire chi?
Siamo noi
gli unici maledetti;
siamo belve
L. F.
Oggi ho visto
uno scoiattolo che saltava
da un albero all'altro;
io, ho provato
a imitarlo,
ma sono caduto
al terzo salto,
e mi sono sbucciato un ginocchio.
Voialtri cercate di non imitarmi
P. R.
... Gli innamorati fanno uno strano abuso di complimenti.
Non ne conosco uno che non adori un angelo
di cui quelli del Paradiso credo siano poco gelosi.
Quel nome sublime dolce va dato 
solo ai bei cuori completamente puri vergini e perfetti.
Guardate come ha l'ala sporca di fango
il vostro angelo che vi siede sorridente in grembo!
Da ragazzo ho avuto la mia ingenua follia,
una ragazza, bella o brutta, la chiamavo angelo mio
(Charles Baudelaire)
Pur nel giorno più oscuro
lascia lungo il filo
fai volare alto l'aquilone
quel nero stormo
che le nuvole solca
raggiungerai.
Guarda il dolore
non fuggire
cavalcherai l'arcobaleno
MG. R. 
Era bello la sera
arrivare dal lavoro stanchi,
le membra qualche volta ferite;
nelle case c'era più gioia,
e non perché si era giovani;
il mondo intorno
muoveva
in maniera diversa;
ci si divertiva con poco
L. A.
Siamo tasselli
di un mosaico unico,
di un quadro senza fine;
quando ci troviamo 
a mancare,
c'è il vuoto
che niente può colmare;
non siamo pedine,
siamo coscienze portatrici di Echi
F. Z.
Seduti 
al bordo 
del sagrato
della chiesa,
aspettavamo 
che uscissero gli sposi;
ci fremeva 
il cuore,
volevamo vedere volare
in aria i confetti
B. C.
Siamo qui
tutti di passaggio,
ognuno con sogni diversi,
ognuno con i propri desideri;
siamo qui, in questa strada 
di sassi, di foglie e di argilla
che ci infanga le scarpe,
impazienti di uscire e poi,
ancora questa odiosa fila
F. Z.
Ti ho amato, supportato,
sopportato, incoraggiato, aiutato e consolato;
per te ci sono sempre stata:
ti ho consigliato
ma tu non mi hai ascoltata.
Ora mi sento stanca e amareggiata,
mi sento poco considerata,
poco amata, poco incoraggiata;
solo un obbligo, non più desiderio
C. T.
Il fascino di un airone
che quasi a rallentatore
esce dal fosso e vola tanto basso
da distinguere chiaro
un mantello di grigio velluto
intriso di mistero;
sulla strada del ritorno
sorridiamo a un incontro
che ci dà gioia di vivere
C. S.
Lasciava tra i colli
il debole sole della sera;
la nebbia veloce montava
dall'erba fradicia;
noi, senza mutare il passo
abbiamo accorciato il ritorno
attraversando la vigna,
l'ultima qua nel Valdolmo rimasta
chissà per quanto ancora...!
AM. B.
"Opera naturale è che l'uom favelli" (Dante)
sublime impresa è che l'uom ragioni.
Passano gli anni e schiavi di passioni
si va come talvolta le formiche al grano
o si sta come in letargico sonno di calabroni.
Poi, se d'improvviso cessa la passione,
resta il rimpianto, la disillusione,
si fa straniero chi prima adoravi,
e vuoto il pieno senza più domani
A. C.
Erano i tempi quelli
dove il cielo era cobalto
il sole nella nebbia
i suoi strali
lanciava.
Catene trascinava
la dolce vecchia
dei bimbi i sogni
indovinava
MG. R.
È di amato tempo il vero dono
che d’orfeo la notte ridona
a chi fra le mani più non ha 
il salso remo dell’andare
al fragoroso giorno di sole –:
ma di andato cos’è la paruta
d’essenza luminosa e qui scura?
Forse un velo di vita caduta
in noi inani senza più domani
G. N.
Portano fortuna, dicono, le coccinelle,
colori lucenti, corazze fragili, ali leggere,
e chi attraverso il volo legge il futuro
sa che amano la luce vespertina i pipistrelli;
ma il futuro viene da sé e la fortuna oscura
i pipistrelli e le coccinelle ignora.
"O Mercurio, dio dei ladri" anche a te
piace la notte che nel suo buio
cose, forme, persone inghiotte
A. C.
Ventinove gennaio duemiladiciotto...
È così tanta l'uggiosità dell'aria stamattina
che sà bagnare più di una pioggia;
Dall'erba e da queste foglie morte e fradice,
si alza un odore antico;
Questa nebbia così densa dà un senso
a questo inverno in questa piatta Padana pianura
ed è inane volere cambiare il tempo, le cose, le stagioni:
Primavera arriva quando è primavera
F. Z.
Arriva presto la sera
e dopo una notte insonne
ecco un'alba di luce tenue
che si appresta a divenire giorno.
Felice il divenire
della bambina assorta
nei giochi prediletti:
un giorno potrà ricordare
il pane e l'amore ricevuti in dono
E. Z.
C'è stato un tempo
che non bastava il sole
a rallegrarci l'anima;
pareva la fitta nebbia
non potesse più dissolversi;
le foglie che vedevamo lì per terra,
che dicevamo morte,
stavano lì cadute sole, solo per riparar dal gelo
promesse giovani... nuova vita
AM. B.
Cammino fianchi di verdi colline
movendo lenti passi 
con il naso puntato verso il cielo 
pettinato dai rami 
che possono sciogliere
i nodi della vita 
offrendoci respiri
e inane non sarà stato
il tempo in cui sono rimasta ad ascoltarti
S. P.
Occhi che tante volte vogliono piangere,
che a volte ridono,
brillano come di-amanti,
grandi, in cerca di tutto.
Occhi che indovinano tutto,
che perdonano e si perdonano
e a volte si perdono;
occhi sempre in viaggio...
Con grandi borse...
EE. C.
Irma, vicina ai settanta,
dimora in un attico di via Rimembranza;
la vedo spesso lungo via Maggiore,
sola, le borse della spesa pesanti,
gonfie come quelle dei suoi occhi,
occhi che cercano la strada;
cammina lenta, si vede che soffre...
ogni volta che la incontro
vorrei darle la gioia che non ha...
F. Z.
Specchi simili a echi,
echi simili a specchi.
Ma le marmitte non sono secchi,
e i secchi non sono marmitte;
i carretti non sono slitte,
le slitte non sono carretti;
le terrazze non sono tetti,
i tetti non sono terrazze;
possano un dì essere madri tutte le ragazze...
AM. B.
Esistono luoghi
da cui si levano i segnali di fumo
di focolari spenti: echi del passato,
nuvole di respiro condensate 
nel cielo che ha accolto le anime degli avi...
percorrere antichi sentieri
è prestare
con i propri passi
un battito cardiaco ai luoghi
S. P.
Questo mondo
è un grande specchio,
e l'universo lo è ancora di più...
Ognuno di noi vede nell'altro se stesso;
Ognuno vede se stesso
in tutto ciò che sta intorno,
la natura tutta, 
le cose fatte;
le tante cose che devono ancora essere fatte
F. Z.
Ti ricorderò 
ti ricorderò sempre così
stagione d'estate
torso nudo 
sopra tetti di vecchie case 
dove nessuno osava mettere piede;
avanzavi con gli anni 
ma in bocca ti restava un sorriso giovane.
Volevi sempre bere caffé
P. B.
Comprendere. Accogliere.
Assorbire la valenza oscura
di un occulto fermento
promessa di ciò che si apre
- respirarne la luce - 
Gelo ci sedusse
per così lungo tempo
ora viene  tepore
con un nuovo sgomento
L. G.
L'avessi avuto
un padre
dal quale guardarmi
le volte che rincasavo tardi
spesso precedevo di poco l'aurora.
Forse adesso,
non starei qui
a bestemmiare,
a bestemmiarmi addosso...
C. S.
Boom
Esplosione sorda
Suono che vibra!
Incisione su un disco,
Circonferenza di albero:
Vita che traccia,
Rumori che tremano
Sotto i piedi dei bambini
che si tappano le orecchie
S. P.
A quel punto
si aprì un rettilineo
che invitava a correre,
seguiva una curva secca,
l'auto usciva di lato...
Boom!
Cinquemila cavalli
sfumarono in aria
senza un nitrito
C. S.
Uscire, lasciare senza abbandonare,
staccarsi per un po' da queste pareti.
Lasciare questi angoli ai loro ragnetti,
così ghiotti di farfalline di tarlo.
Uscire fuori sa sempre di nuovo;
osservare le stesse cose di ieri
con gli occhi di adesso; incontrare
le persone di ieri ma parlare loro adesso;
ieri, quello lì era un altro; io, ieri ero un altro
N. F.
Mi assomigli
       Se
           A trenta
                    Passi
 Saprai
        Riconoscere
                L'odore
                        Di una giovane
                                Acacia ferita
RI. M.
è qui passato un refolo di ore e
di foglie morte al vano passare
la luce di assorte soglie
con lo sguardo dell’andare o
con ferma parola di stare
in spenta forra ad aspettare
di andato marzo primavera:
con quello che resta di voce muta
poesiola – per un dì che s’invola
G. N.
… E ri-mango, appollaiato sullo iato
entro: specchio
liberazione  dallo stato
contrito. Scempio silente: un corpo alato
-ri-mato, rit-ma-to
non conosciuto seppur
eco della stagione-specchio:
immagine di sé non dà,
ma silenzio
M. C.
Mi abbracci e poi mi lasci;
ti odio e ti amo,
ma tu non hai cuore, ascolti solo il vento
che, prima i cavalli dal bianco crine aduna
e poi disperde sbattendo tra i massi.
Mare! io non posso amarti!
hai adunato ieri i miei sette figli più grandi;
gli hai prima illusi e poi traditi, e ora, me li rendi
dentro a legni impregnati di lacrime
F. Z.
Era sempre
presagio
d'imminente pioggia
quando
le rondini ad ali spiegate
altissime su nel cielo
muovevano roteando lente
appena sotto
gonfie nuvole scure
AL. B.
Sarà un dì
con tanto sole,
un involarsi lento
                 delle ore,
compagno un dolce tiepido vento,
attraverso 
questo mare di fiori ed erba
fino alle colline e più in là
a scoprire cosa il fato ci serba
AM. B.
Ho visto
arcaiche
rocce 
lacrimare:
giovane sorgente;
ho visto
lacrimare
giovani vigne:
era primavera
P. S.
Dentro 
    quelle sporte
           che 
               a tratti 
                   quasi rasano l'asfalto
                      stanno anni
                          più pesanti
                              del riso,
                    più pesanti del sale.
F. Z.
La giovane
acacia
vanitosa
stanotte
ha infilzato
cristalli
di neve:
una collana
che durerà un giorno
RI. M.
Buonanotte,
Gera
buonanotte,
amore mio.
Stasera continua a nevicare...
eri così contenta quando vedevi i primi fiocchi di neve
anche se da noi è qualcosa di eccezionale,
mi chiamavi per farmi vedere... mi manchi...
mio cuore...
G. E.
di quello che sempre ci aspetta
non ci rendiamo conto mai
quando nel viavai di noi fermi
sul monte di ablativi stava il cielo
ed il vento all’aria disse: “perdona
loro, perché non sanno quel che fanno(Luca 23,34)
con le pie parole e senza vera carne 
un vacuo di primavera crudo porta
un sorgivo eco d’amore sulla carta
G. N.
Nel troppo sole del dì
sta ogni pianta
muta a contemplare
la propria ombra.
Bisogna aspettare la notte;
soltanto la notte regala agli alberi il verbo:
è tutto un'eco di parole...
e ogni albero, la notte,
nasconde un nome...
F. Z.
Da quanto tempo ignori
lo sfrigolio delle foglie e i colori?
Come ricordi gli odori
del fieno in fermentazione,
del grano, quando sui solai
attende al rito dell'essiccazione?
Hai dimenticato il costo delle decime
quando il prete rubava l'altrui fatica
e il contadino bestemmiava a raffica?
A. C.
Nessuno più è tanto pazzo
da attingere acqua 
a quel vecchio pozzo.
Il ragno,
che ha capito,
lì dentro ha teso l'inganno
confidando
in curiosi
vagheggini insetti
Gi. F.
Spesso si ha pretesa d'esser giudici
(e ci si dimentica di ciò che si ha combinato).
Lo stesso Giove
voleva farsi censore 
degli dei dell'Olimpo,
ma Atena, la figlia,
pronta, gli suggerisce calma
e gli rammenta ch'era lui
il primo immorale seduttore
C. S.
Ogni dì passa amore
davanti alla mia porta;
un tempo bussava,
ora non osa più;
mi guarda,
accenna a un saluto che non trova risposta:
resto da sola col mio orgoglio,
orgoglio che soffoca la ragione
e la voce del cuore più non sento
T. P.
La purpurea Echinacea cespitosa
esplode nella ceppaia
numerosa;
il Crocus sicuro esce con vigore:
ha le spalle ben protette 
dalla Consolida Maggiore;
eccezionale, la Malva osa;
del delicato Nardo,
il bulbo ancor riposa
AM. B.
Di vaga insensatezza
vestiamo antichi pensieri 
viluppi di percorsi spezzati,
ora alfabeti misterici irrompono
mandandoci in frantumi
polverizzando certezze;
solo restando forestieri nel vuoto
possiamo daccapo imparare
il respiro albescente di epoche nuove
L. G.
Come possiamo noi
scambiarci in pace
auguri pasquali
quando,
in tante parti
del mondo,
aerei seminano
bombe
che portano il nostro nome? (Pasqua 2018)
F. Z.
Alba
di un giorno di aprile:
fili d'erba 
indossano perle di rugiada;
erba di antichi odori intrisa;
odore di terra,
odore che si fonde e si confonde
con ciò che ogni anno da sempre
primavera rinnova
AM. B.
Questo bianco foglio e questa penna
ora qui tra le mie mani 
certo mi invitano a scrivere qualcosa;
Mi sento come sopra un palcoscenico
di un teatro dove sta seduto un solo spettatore:
Se è venuto, è forse perché mi conosceva...
e dunque, qualunque cosa io andrò a fare o a dire,
lui, quell'unico spettatore,
si sentirà  obbligato ad applaudire
C. P.
Su secolari
rossi mattoni
della volta
di un ponte,
crespata dal vento
l'acqua 
riflette
frammenti 
di sole
Gi. P.
Dolce, delicato sorriso;
volto sereno,
labbra rosa tenue,
piccole, magre;
una bocca timorosa di chiedere;
sorriso sottile, un po' ironico,
cela molta compassione
(non si capisce se per gli altri o per se stessa).
Sorriso rimasto troppe volte in attesa di un'Eco
F. Z.
Varca la sera ogni cava spera
nel buio un brulicare di stelle
da lontano uno sparuto faro
si spegne uguale all’umano muto
che nell’oscuro sonno steso dorme:
su nude terre di afre ombre colme 
dove la pioggia affiora antiche orme
lungo l’andata via che torna – e
lenta ci porta a completa agonia
G. N.
Unomaggioduemiladiciotto:
stamattina di buonora ho camminato
terre nella Valle dell'Olmo :
oltre la "Paltana Fossa",
poche viti e per lo più "zitelle";
di qua sul bordo d'un campo di maggese
un grande pioppo, resiste ancora...
Resiste e insiste solo perché segna un confine:
è un quadro che ferisce il cuore e conduce ad agonia
C. S.
Buonanotte...
Gera
buonanotte... vita...
Tardi...
Di quante cose ci si
accorge tardi...
Non un po' fuori orario,
né leggermente dopo...
Proprio... tardi!!
G. E. 
Quando pure l'ombra
ch'era raggomitolata sotto i tuoi piedi
comincerà a stendersi,
scivolando lenta verso oriente,
sarà giunto il tempo
in cui non potrai più illudere
né illuderti
e, nel crepuscolo della sera,
in tormentosa incertezza, ti dissolverai
F. Z.
La mutabilità,
stati dell'anima;
Psicologico tessuto
che non concede ricamo,
che sta
dietro a sguardi silenziosi,
ondivago muto,
io, mossa sol dal sogno d'approdare
in verde amena riva
T. P.
Ondivago,
un dì
un po' incerto
e vago.
Vagar mi trovo
sol spinto
da dolce vento;
vago, mosso sol dal sogno
d'approdare in verde amena sponda
A. P.2
Maledettissime sirene
che per tanti anni
avete aperto
e chiuso cancelli;
sirene
maledette
che ci incollavate
per otto ore
a telai senza anima
AM. B.
Rinascerai,
più bello ancora,
nell'innocenza che ti ha visto preda;
e sarai forte,nella vita vera,
che gli dei questa volta ti han negato.
Fratello caro,
amato e insieme odiato,
grande nel male come nell'amore,
ci hai insegnato il dolore
E. D.
È successo che t'amo,
come la foglia, in autunno,
ama la terra che la raccoglie e,
in primavera, il vento che la culla.
È successo che t'amo
come il caldo,
nel freddo dell'inverno,
e l'acqua nell'arsura dell'estate.
E' successo così. Naturalmente
P. M.
Unirò
un amo argentato
a una lenza di luce;
voglio catturare
il sorriso,
quell'unico sorriso
che sta 
in fondo al tuo burrascoso
mare nero
AM. B.
La realtà della realtà
è in realtà frutto di pura
Immaginazione.
Custodisce segreti
e specchi per tradirsi:
un tuffo nel proprio stare
subito diviene amore tradito
dall’obliquità
di un eternato andare
M. C.
Abbandonò il sole
il padre suo
quel raggio;
indugiò sul far della sera
nell'umido solco
dove stava un bambino infreddolito;
la notte intera sotto rugiada
pari a celeste manna 
restò fino all'Aurora
F. Z.
Anima.
Leggera veste
azzurra
di virtù cinta;
un canto armonioso
spazia fra nubi,
soave sfiora il cuore.
Luce di rugiada
lieve si dissolve
AM. B.
Ad ammirevoli ammiccanti ami
si resta appesi
trafitti da dolore improvviso
impropria amara arte
amare amore
intermittenza intervallo indeciso
tetra palude vessata da scirocco
in cui si dibattono argentei pesci
presto senza vita
L. G.
Sopita
e sospirata, sapendo sparire
dietro l’angolatura magra e
magre: fenditure
un mare di te
oceano
e rivolo_ a riva_
ove trascorrere inusitati
e fantasmatici viaggi
M. C.
al vento di camere vane
oscilliamo carte stanche 
e logore parole umane 
fra morgane e sirene
un faro muto si acceca
e continuo remando
su questo bianco pantano 
verso l’adunco viaggio 
dove ogni ormeggio è vano
G. N.
Al fragore di pagine abitate
(poesie raminghe)
oscilla anche la carta bianca, ma non per questo
stanca. Al tuo “faro muto” guardo
dalla mia finestra alta
e con te remo
“su questo bianco pantano” verso quel viaggio
per te “adunco” per me salvifico  e
-ormeggio alla mano- per nulla –credimi!- per nulla vano!
M. C.
Trascinami su quella via
dove gli amori si baciano,
dove le poche luci
sembrano un sipario
che divide il teatro
dei sensi già provati,
inutilmente perdonati,
mentre passano piccole le ore
sopra i nostri sentimenti
U. DN.
Fendere
o fondere il cuore
col fascino di un sorriso;
uno sguardo
magari non proprio attento,
c'è, ci sono,
ci siamo...
Tutti coperti
dallo stesso cielo
AM. B.
E’ buio di caverna
che speravo
avresti illuminato.
Nero di sangue fermo
come quello di un corpo calpestato.
Che difficile dire che ti amo
quando il tuo stile è l’indifferenza.
Che fastidio fingere interesse
quando è, tra tante, un’esperienza
E. D.
D’ora in poi
saranno solo occhi sgranati per
un brivido di
freddo nella quasi arrivata
estate
ed io volteggio amaramente nel giogo-gioco:
arrivare a riva_ dove i piedi toccano
e affondare al contempo nel
cuore del p r o f o n d i s s i m o  mare
M. C.
Siamo tutti un poco più innocenti
guardando il mondo con un cannocchiale
che fa vedere solo quel che vuole
e quel che non vuole oscura.
Ma se Venere sorge dalle onde ancora
nessuno la può oscurare
e se un vecchio ricompare
sostenuto da Enea si sa che è Anchise:
il figlio in fuga e il vecchio genitore
A. C.
In un tenebroso
p r o f o n d i s s i m o
mare,
ho atteso 
che il silenzio
si facesse più forte
per poter affogare
il mio
urlo
C. S.
Te ne andasti,
labbra color di fragola,
veste dipinta di fiori,
gli stessi
che ancora
profumano le rive
del ruscello di Talloir,
eppure, non conoscevi
le vie del vento 
AM. B.
Lapis-lazzulo, col quale gio-
-co: fare poesia
e più scrivo, più eco silente (un viaggio)
stringe a sé l’anima
la pelle,
la poesia sazia l’ego (pane
e bugie)
per un Altrove
_non conosce misure_
M. C.
Altrove che non conosce misure
è vuoto talmente generoso
da traboccare 
permanendo nelle forme
che continuiamo ad indossare
secondo giuste misure,
ma c'è una giusta misura
per misurare il vuoto
di ogni altrove?
L. G.
Dall'avello in un bel lampo ascende
la poeta mano che in aria erra
per vedersi ala vera di uccello e
in volo gonfia lumera di gioia.
Poi per la foia afferra la vita e
su ferma terra torna poesia:
di orme e fiato ferale ferita
per la mano che con voce manca 
la pietra reale le ha qui scagliato
G. N.
Dall'avello
freddo e muto
nessun lampo ascende;
erra nell'aria
la mano del poeta
a tentar di catturare un misero moscone...
Bramosa, frenetica eccitazione
per terra si ferma e si dissolve
colpita  da sinistra voce
F. Z.
Quando non ci saranno
statue né templi né altari
e l'uomo non avrà
echi o specchi
o teche per la sua memoria
si tornerà al tempo
del machete o della scimitarra
della sabbia e dell'asino
dei graffiti o dei riti cannibalici
A. C.
TORRENTI di luce, CASCATE di luce, LENZE,
SEGMENTI luminosi
_______Tutto vero! Amici Poeti,
Ma ditemi, Amici Poeti,
vi siete mai domandati seriamente
cosa fa questo sole?
Un sole che arriviamo persino ad adorare,
lui, l'unico sole di questa parte di universo
che da mattina a sera ci spezza le ossa nei campi
T. P.
Appenderò le scarpe ancora prima
ch'abbiano a mostrare segni di fame.
Scalza continuerò sulla strada 
che insegue il sole,
cercandoTI...
non tra avelli gelidi, ma
lungo sentieri
dove ancora crescono fiori
che sanno di Amore antico 
AM. B.
600 Concertano i merli
aurora di velluto rosa;
le siepi e gli alberi intorno
incredibilmente fermi come su tela,
eppure così straordinariamente veri, vivi.
Da est, un quarto di luna calante, colore del fuoco,
sale lenta, elenca con minuzia le foglie del fico.
Ora i merli cedono a tortore e cornacchie,
l'aria umida porta rumori di traffico lontano...
F. Z.
Scusate Amici artisti scultori...
Io ammiro le vostre opere e mi piace farci qualche commento
se non vi dis-piace...
vedo molto di frequente che dalle vostre scalpellate
emergono figure molto belle di santi, sante,
crocifissi e madonne incoronate...
Levatemi una curiosità, vi viene più facile riprodurre
una madonna addolorata o un santo nell'atto di benedire
che non un grezzo muratore nell'atto di edificare un muro?
P. S.
I ballerini sognano Nureyev,
il suo talento, non la sua sventura;
sognano Mercury, Mychol Jackson,
Lady Gaga, Elvis Presley,
ma li sognano immortali. 
Dura la vita delle star, più dura
la vita dei carbonai del Sulcis
o dei pastori dell'Iglesientes
presti a difendere le greggi con la lupara
A. C.
Senza colore sembrano i fiori
più non sfrecciano i merli
nell'aria rapida volano le schegge.
Son frammenti di ognuno,
davanti ai rami rossi del sole
passan veloci.
Vite stroncate da imposti affanni
alla pietosa terra
respiro tolgono
MG. R.
Dolce anche il morso
di una velenosa serpe, quando,
la velenosa serpe ha il tuo nome Amore;
una carezza, la puntura d'una vespa,
quando l' insetto ostile
ha il tuo nome Amore;
Dolce sarà pure il suono
delle campane a lutto,
se con l'eco mi giungerà il tuo nome Amore 
C. S.
In fondo al piano,
in chiare quiete acque amene,
ninfee sorridenti stanno;
qua, in non meno ameno posto,
scorre un torrente_(allegro viaggio);
batte l'acqua sui sassi che fanno capolino,
rimbalza e schizza...
Sembrano diamanti
le tante gocce dal sole trafitte 
AM. B.
Tendimi la mano.
In queste giornate di ghiaccio
il mio cuore ha paura.
Piccole gocce di cristallo
illuminano senza calore
gli specchi della mia disperazione.
Tendimi la mano.
Ho paura che il ghiaccio
mi raggiunga il cuore
E. D.
è tutto affranto dal continuo andare
un occhio di cuore che muto muore
sul confine andante di muri in carne
sanguinanti: – come a solitudine
l’ombra tormento dell’orbo viandante
sperduto al mondo da mete divine
che mai a vera mano sono raggiunte
per il tempo che tracimando spande
future pietre all’andante presente
G. N.
Lasciamole andare, 
lasciamole annegare
nel più profondo dei mari;
teniamoci le cose belle:
c'è tanta gente che ha bisogno di amore,
gente alla quale basta "una parola"
T. P.
Orsi, draghi, nani, pagliacci e asinelli,
nuvole... Vestiti a brandelli;
siamo nuvole, spumiglie barocche,
anime vaganti senz'anima,
senza un vero cuore;
solo il vento, unico padrone, il vento:
lui muove ogni cosa: è il mangiafuoco celeste;
nuvole dispettose.
Nuvole, lampo/tuono e giù pioggia a catinelle...
E. G.
Ventuno luglio duemiladiciotto,
a ponente
sopra gli euganei colli
un cielo stupendo:
cumuli
sopravvissuti alla bufera
tagliati
da nastri di luce
ed è quasi sera...  
AM. B.
Onde di ricordi,
arrivano senza bussare,
toccano,
poi se ne tornano;
marea di ricordi,
il flusso li porta alla gola,
il riflusso li lascia/rilascia, concede respiro;
un fiume di ricordi... "pardon!"
è un torrente che travolge e conduce
F. Z.
la casa d'inverno non era riscaldata non era necessario
per un pomeriggio solo corollario
si sostava a ripetere a memoria canzoni
e rime nelle stanze
di due case vicine separate da un confine di siepi e di pioppi
ora descritte in un film in pellicola di gelatina
le imperfezioni trasferite in ombra di luce
immagine prima
superotto di brina
L. M.
Treno con vagoni
arrugginiti,
corre su lucide rotaie.
Chi conduce,
non sa
tutto quello che sta dentro a quel treno,
chi guida
ha solo fretta
di arrivare a destinazione
E. G.
Costrette
tra 
pareti 
strette,
riusciamo a dare
a ogni spigolo, 
a ogni angolo,
uno spazio 
che non ha fine...
A. P.3
Equilibrio,
compensazione,
costanza della ragione,
          armonia di colori,
     maturità .
Cerca le cose che resistono al tempo:
tienile ben strette...
Ama l'Amore.
Ama senza chiedere
EE. C. 
Il senso della vita... nel consenso dell'Amore...
Questione primordiale...
Eterno disaccordo... o eterna armonia
del cosmo dentro di noi...
Amore... Odio... Tolleranza... Agonia...
E le lacrime scendono quando le storie finiscono...
Sapeva di un certo non so che...
Di dolcezza e tenerezza, di passione e di bellezza,
poi, di un'assurda amarezza...
G. Z.
Resto a guardarti
con gli occhi di un vecchio,
col cuore di un bambino.
Ti guardo/osservo Amore
confuso,
ora mesto,
ora funesto:
Amore da amare,
Amore, quello a cui dirò anche domani 
F. Z.
Il tempo corre senza fermarsi mai,
io non mi vedo, ma mi sento.
Percepisco il peso degli anni 
attraverso gli acciacchi 
nuovi di ogni mattina.
Beata gioventù...
è la frase più indovinata
che oggi vivo in un'altra dimensione
che si chiama RICORDI
GC. F.
"Tutto il mondo è come il cimitero del tempo" (G. Scabia)
dove non sono le ossa, che si consumano lente,
dopo le interiora, le carni, la pelle,
ma lo scontro con il divino, ineluttabile,
a segnare il destino degli incompiuti
e più il cimitero delle cose o il torrente
dove buttiamo tutto quel che scorre
mentre volteggia su noi la danza delle ore,
gallinelle impazzite in cerca d'una cova
A. C.
Non c'è cimitero
per il tempo,
il tempo non muore
dal momento che non è mai nato;
il tempo è soltanto arrivato, in silenzio,
ci ha sorpresi:
s'è fatte sue
le stagioni
e ha proseguito...
F. Z. 
Un giorno di festa, la sagra paesana, 
in mezzo a un campo liberato dal frumento...
Giostrina Rotonda con cigni e cavallini;
Bancarelle colme di dolciumi di tutti i colori;
Qualcuno vendeva giocattoli;
Un genitore comprò per il suo piccolo
un palloncino gonfiato all'elio:
il bimbo (piccolo, magro) prese il filo tra le mani e 
cominciò a sollevarsi in aria sparendo tra i rami di betulle... 
T. P. 
Manca l'eco della tua voce, il tuo sorriso;
era da un po' che non passavo di là,
come a volere esorcizzare
la tua assenza/partenza,
perché entrare e non trovarti,
era la prova che te ne eri andata davvero;
e i ricordi come macigni,
come pugni sullo stomaco...
e provo a trascinarmi altrove
G. Z.
quello che era grande fervore oggi è
l’ansimare a derive nel fetore
fatto attorno da scorie di memorie
che il sole ricuoce – per ogni dove
stanno dei miraggi morte parole
di respiri al vento che non li smuove
come dei gabbiani il fermo volare:
su afone frontiere a infinito mare
vanno voci per l’immane domani
G. N.
blu costante residui organici
di vetro e carbone
al pianoforte un ragazzo compone
nel ristorante a un'unica sala discutevano
nell'eco narciso ero e leandro
sovrapponendo le voci
le vicende le vivande si intrecciavano
honey moon mon calembour
nella stanza spaziosa spinosa di sposa di danza di rosa
L. M.
Si aprono porte nell'universo;
emergono memorie, precisi segni;
dietro il sipario gli attori aspettano:
qui leggere volano farfalle;
una brezza lieve crespa il lago,
dove scivolano armoniosi cigni;
risuona l'eco di passi
lungo sentieri familiari,
ed è un vibrare dolce di foglie al vento 
AM. B. 
Uno schiocco,
ecco, il ghiacciaio si spezza;
una eco gelida
percorre la valle intera;
l'enorme lastra scivola
trascinando ogni cosa;
l'aquila, che dall'alto tutto ha visto,
fende l'aria con un grido...
poi si affretta a tornare al nido dal suo piccolo
F. Z. 
E rimango
attonito
               quando non ci sei;
resto
a guardare questo cielo così terso,
questi alberi piantati con tanto amore
                                       tuo, nostro,
queste erbe e fiori che ondeggiano al vento,
ascolto questo silenzio che a tratti sembra spezzarmi 
F. Z. 
Forse una impressione, rapida inconsueta
la sensualità fugace
di ricordi inabissati, mentre guardi
negli occhi gli anni che passano.
Un giorno più di ieri ascolti
i tuoi rumori come piccoli passi;
nel silenzio di queste notti
troppo fredde per la solitudine
d'un amore incompreso 
U. DN.
Balconi tirati su,
finestre che chiudono quel che chiudono;
forse arriva la pioggia:
settembre, le sette di sera ed è quasi buio;
un colpo di vento spalanca una finestra:
dondola il lume appeso alla trave di colmo:
in un gioco di ombre,
le cose sopra il tavolo cambiano di posto,
le sedie attorno al tavolo paiono danzare
C. S.
Firmamento tanto vasto e vero
che agli animi sensibili suggerisci il verso,
dove ogni cosa pur piccola ha un preciso senso;
celeste volta, dove girano e paiono liberi i pianeti;
cielo a volte traboccante di stelle;
cielo, cavalcato da nuvole d'ogni Natura/sorta,
dove ogni eco non fu mai lettera morta;
dipinto il mattino da aurore rosa/verdi.
Maturi tramonti accompagnano la sera...
AM. B. e F. Z.
Danza è equilibrio
in movimento 
è inaugurare i luoghi
così Giasone vara la nave
scivolando lontano
dai campi arati
dalla noia del ripetuto
dal raggio di sole che muta
col tempo sul muro
L. G.
Cercherò
per altre vie
non chi mi tende la mano per pietà,
ma, piuttosto,
un gigante buono
che mi alza sulle sue spalle,
e che con un solo passo 
mi porta all'altra sponda:
la riva "gauche" del torrente della vita
E. G.
Tante lune sono scorse
dalla mia Rive Gauche
dove m'inebriava
il profumo dei lillà.
Ora i grandi tigli guardo
battuti dal vento
mi chiedo quanto ancora
al peso della vita
reggeranno
MG. R.
Notte burrascosa:
forte vento
aggroviglia fuscelli e rami,
notte rumorosa;
è un rumore che non dispiace
e resti ad ascoltare:
curioso desiderio.
In un diario, bianchi fogli
attendono
AM. B. e F. Z.
che l’errare sia veloce
nervoso il duro cadùceo
a disfare orme nere al vento 
di ogni andato destino
nel silenzio d’aurora
la parola di carta vola
sul mare del mattino
uguale a vela gonfia 
qui perduri di prora
G. N.
Non per destino. A volte è colpa dell'acqua,
quella che manca alle popolazioni,
altre volte è colpa del fuoco,
che muove le macchine fumanti,
un tempo, solo perché brillava,
e dava luce, era colpa dell'oro,
ora è colpa di scandio, olmio, samario,
ittrio, europio, gadolinio, cerio,
e sono nuove guerre, per terbio e itterbio
A. C.
Non è colpa dell'acqua,
non è colpa del fuoco;
la colpa non è stata dell'oro giallo
e nemmeno adesso dell'oro nero...
la colpa è dell'orso bianco
che non ha avuto artigli abbastanza forti;
la colpa è mia, piccolo uomo pezzente
che ho smarrito coscienza/ragione
nel seguire un falso progresso...
C. S.
La vita
ci riserva tante cose;
quelle tristi
Muove il vento
dell'ulivo le fronde
proprio qui di fronte:
dai vetri entrano nervose ombre
e una fitta pioggia di luce;
sottilissimi fili
muovono come in un telaio,
ricamano...
preludio di settembre...
F. Z. 
Una eco domandava a uno specchio
se fosse stato
quell'aggiunta di lettera iniziale,
oppure quel cambio più in là
di una vocale...
sufficiente
a cambiare
l'ispirazione
in disperazione
A. G.
Troppe volte
mi sono
immaginato foglio
nella speranza
che qualcuno
si fosse degnato
di dirmi...
...di tutto: scarabocchiarmi,
anche spiegazzarmi, anche strapparmi
C. S.
Vuoi colorare una strofa?
Parla di un tramonto,
per esempio, d'uno di quei tramonti
di fine agosto, quando il sole
cala tra il Ricco e il Ventolone.
Vuoi profumare dei versi?
Dì della vigna,
quando a maggio è in fiore 
e la avverti lontano molti passi
P. R.
Ti vengo a trovare... Ti voglio abbracciare...
Voglio trovarti serena,
perché hai scontato la pena.
L'autunno Ti porti fortuna
con l' ardua sua premura.
Ti aspetto ai confini del mondo,
così faremo un bel girotondo.
Danzando e intanto ridendo
di sorrisi sui nostri bei visi...
G. Z.
Un pomeriggio
di un ottobre inoltrato,
una donna di mezza età,
calze di seta nere,
paltò di classe,
seguita dal suo fido bastardino,
camminava il viale d' un parco
dove stavano grossi alberi...
Due anime tempestate di luce 
S. C. 
SabatoVentiOttobreDuemiladiciotto,
un dì colmo di sole:
semiaperta, 
l'anta d'una finestra specchia/contorna
un angolo di cielo
azzurrissimo e limpido,
la chioma del giuggiolo,
fronde d'ulivo
nel brolo di là dal cortile
T. P.
Crepuscolo d'ottobre
maledettamente
bello,
duri il tempo d'una sigaretta sfumata;
conservi sempre un sapore antico:
odor di legna dai camini, odor di mosto,
odore dalle case di polenta abbrustolita,
un po' bruciacchiata sui cerchi della stufa,
odore della casa dove sei nato
C. S.
Ho passato un'ora ai semafori,
un'altra in una infelicissima coda
un'ora all'ufficio postale,
un'ora ascoltando un dj,
due ore tra siti e messaggi,
un'ora a leggere email,
due ore tra conti e scartoffie,
due ore tra serial tv
e nemmeno un minuto per ricordarmi chi sono
A. C.
Quale Gioia effimera o immortale,
porta con sé quello che vogliasi chiamare Amore... 
Nostalgia di un grembo materno...
Rimbalzo dell'anima a ritrovare l'ennesima sicurezza primordiale.
Esodo il nostro in terra straniera
nell'ardua speranza di condividere il ristoro.
Oasi perenne il Mondo di fardelli tristi e solitari
di Anime dette Gemelle... nate per ripudiarsi dopo...
dicono... l'essersi voracemente amate
G. Z.
Il faro
si accende si spegne
nel suo linguaggio di luce
non sa chi è
ma conduce in porto
chi annaspa
per aver osato il Mare
per aver osato la Madre
per aver
L. G.
Il faro costantemente acceso,
dritto, sulla cresta dell'onda,
chiaramente si fa ben notare
con le sue brillanti trasmissioni in piena luce.
Una fiamma arde attorno a un'anima di ghiaccio:
Per questo forse non sempre conduce in porto
chi ha voluto sfidare il mare
chi ha voluto sfidare
chi ha voluto
F. Z.
Hai serrato ben bene
la porta d'ingresso,
con catenacci
più grevi del legno;
ti sei barricata
nella tua dimora,
ma, i veri ladri, gli unici
che continuano a rubare al tuo cuore,
te li sei chiusi in casa
F. Z.
quel che permane e senza carne scende
su carte per derive aspra saliva
nera parola lo scrive da sola – e
a voi il nome che sul velo segna è
voce – come quella in sogno di casa
che arsa da eretico amore qui giace 
e di umano tempo andato non tace.
Uguale è questa primavera: eco di rose
in carne tracima fiamma di voce reale
G. N.
Siamo quaggiù per il calcolo del possibile;
la torre pendente è nel novero dei possibili.
I Papi, talvolta posseduti da sacro amore,
vecchi per forza, scelti per non durare:
è la gerarchia che si eterna con rancore.
L'animale sociale riconosce chi lo doma,
lo riempie di lodi, si lascia governare.
Ma l'oro o il marmo le turbe non sfama
basta forse, o appena, alla tirannide
A. C.
Giunto da notte insonne,
mi accoglie una alba chiara
tra le sue mani... sorpreso,
e, pure l'inconscio
che quasi mai dimentica,
a un tratto smarrisce,
per un istante Mi-Si tradisce,
perde il conto, qualcosa (inconsciamente) gli sfugge,
mentre tenta di cucire gli anni
F. Z.
Se trovassi le parole
sulla strada, lungo un viale,
dove seduto
sento passare il tempo
quasi liquido,
senza poter colmare...
Se trovassi le parole
sulla strada,
oramai mi lascerei andare 
U. DN.
I papi,
quasi sempre 
son presi da morboso amore sacro;
Scelti in età matura,
ma non per questo durano poco...
Durano veramente poco i papi ingenui
quelli a cui s'accendono gli occhi se pensano alla madonna,
i papi di animo buono insomma!